Quasi 74 milioni di euro per le aree interne pugliesi. Di questi, circa 29 milioni sono destinati ai Monti Dauni, il territorio che riceverà la quota più consistente delle risorse ripartite dalla Regione Puglia. La Giunta regionale, con la deliberazione n. 790 del 16 giugno 2026, ha approvato le linee di indirizzo del programma rivolto alle cinque aree interne pugliesi – Monti Dauni, Gargano, Alta Murgia, Sud Salento e Alto Salento – nell’ambito della programmazione PR FESR-FSE+ 2021-2027. Il provvedimento definisce il riparto delle risorse, ma non coincide ancora con il finanziamento di un elenco definitivo di opere.
È una distinzione sostanziale. Le somme assegnate rappresentano infatti il punto di partenza di un percorso che dovrà tradursi in strategie territoriali, progettazione e successiva realizzazione degli interventi. Per le quattro aree già coinvolte nella precedente programmazione – Monti Dauni, Gargano, Alta Murgia e Sud Salento – sarà necessario aggiornare le strategie esistenti; per l’Alto Salento, individuato nel ciclo 2021-2027, occorrerà invece definirne una ex novo. La vera sfida, dunque, non è soltanto spendere le risorse disponibili, ma trasformarle in interventi capaci di incidere concretamente sulla qualità della vita dei cittadini.
Perché queste zone si chiamano “aree interne”?
Le aree interne non sono semplicemente territori montani o caratterizzati da piccoli comuni. La Strategia nazionale le individua sulla base della distanza dai principali servizi essenziali. La classificazione considera infatti l’accessibilità a tre funzioni fondamentali: istruzione, sanità e mobilità. Un comune viene definito “interno” quando raggiungere una scuola secondaria, un ospedale con Dipartimento di emergenza e accettazione di primo livello o una stazione ferroviaria richiede tempi significativamente superiori rispetto ai poli di riferimento.
La distanza geografica diventa così una misura dell’accesso ai diritti di cittadinanza. Non cambia il diritto alla salute o all’istruzione; cambiano, però, le condizioni necessarie per esercitarlo. Raggiungere un presidio sanitario, frequentare una scuola superiore o usufruire di un collegamento ferroviario può richiedere tempi molto diversi rispetto a quelli necessari a chi vive in un centro urbano. È proprio per ridurre questi divari che nasce la Strategia nazionale per le aree interne, confermata anche nella programmazione 2021-2027. L’obiettivo è migliorare i servizi essenziali e creare nuove opportunità di sviluppo economico nei territori più esposti al rischio di marginalizzazione.
La gestione delle risorse
Nel dibattito pubblico gli stanziamenti economici vengono spesso presentati come il principale indicatore del successo di una politica pubblica. In realtà, rappresentano soltanto una delle condizioni necessarie. La delibera regionale non stabilisce ancora quali opere saranno realizzate né quali interventi verranno finanziati in ciascun comune. Questa fase arriverà successivamente, attraverso la definizione delle strategie territoriali e la selezione dei progetti. È un passaggio decisivo, perché sposta l’attenzione dalla quantità delle risorse alla loro capacità di produrre risultati concreti. Per i Monti Dauni, destinatari di quasi 29 milioni di euro, il vero banco di prova non sarà quindi l’entità dello stanziamento, ma la qualità della programmazione che seguirà. La Strategia nazionale interviene lungo due direttrici complementari.
La prima riguarda il rafforzamento dei servizi essenziali – sanità, scuola e mobilità – per garantire condizioni di cittadinanza più omogenee tra aree urbane e territori interni. La seconda punta invece allo sviluppo locale, sostenendo progetti capaci di valorizzare le risorse economiche, sociali e ambientali dei territori. Le due dimensioni sono strettamente collegate. Servizi più efficienti possono rendere un territorio più attrattivo; allo stesso tempo, maggiori opportunità economiche possono contribuire a contrastare lo spopolamento e a rafforzare la tenuta delle comunità locali.
Lo spopolamento e la capacità amministrativa
Le aree interne italiane ospitano circa un quarto della popolazione nazionale e sono accomunate da criticità che vanno oltre la semplice distanza geografica. In molti casi il progressivo calo demografico, l’invecchiamento della popolazione e la riduzione dei servizi finiscono per alimentarsi reciprocamente: meno abitanti possono significare meno servizi; meno servizi possono spingere altri cittadini a lasciare il territorio. È questo il circolo vizioso che la Strategia nazionale intende interrompere.
Per riuscirci, però, non bastano le risorse economiche. La stessa programmazione attribuisce un ruolo centrale alla capacità amministrativa degli enti locali, chiamati a costruire strategie condivise, progettare gli interventi e gestirne l’attuazione. Per realtà composte da piccoli comuni, come quelle dei Monti Dauni, si tratta probabilmente della sfida più complessa. La disponibilità di finanziamenti può infatti rivelarsi insufficiente se non accompagnata da strutture amministrative in grado di trasformare gli indirizzi strategici in progetti concreti e cantierabili.
Come si misureranno i risultati?
Il successo del nuovo programma non potrà essere valutato esclusivamente in base alle somme impegnate o ai cantieri avviati. La Strategia nazionale prevede infatti un sistema di indicatori destinato a monitorare l’evoluzione delle aree progetto, prendendo in considerazione aspetti demografici, economici, sociali e, soprattutto, la qualità dei servizi essenziali. In prospettiva, la domanda non sarà soltanto quante risorse saranno state spese, ma se gli investimenti avranno realmente migliorato la vita delle comunità coinvolte.
Sarà possibile raggiungere più facilmente un ospedale? Gli studenti avranno collegamenti migliori con le scuole? Le opportunità economiche saranno aumentate? I giovani avranno maggiori motivi per restare o tornare? Sono interrogativi ai quali nessuna delibera può rispondere nell’immediato. Per questo motivo la fase che si apre oggi assume un’importanza decisiva: gli stanziamenti dovranno trasformarsi in progetti, i progetti in interventi e gli interventi in risultati verificabili nel tempo.
Il banco di prova dei Monti Dauni
Con quasi 29 milioni di euro assegnati, i Monti Dauni rappresentano il principale banco di prova della nuova programmazione regionale per le aree interne. L’entità delle risorse testimonia l’attenzione riservata a un territorio che da anni affronta questioni legate all’accessibilità dei servizi, alla fragilità demografica e alla necessità di rafforzare le opportunità di sviluppo. Ma il valore di questo investimento non potrà essere misurato soltanto dalla cifra stanziata.
La vera sfida inizierà quando le strategie territoriali si tradurranno in scelte concrete e quando sarà possibile verificarne gli effetti sulla vita quotidiana delle persone. Perché una politica pubblica non produce risultati nel momento in cui vengono assegnate le risorse, ma quando quelle risorse riescono a ridurre le distanze – fisiche, sociali ed economiche – che separano i cittadini dai servizi essenziali. È questo, più dei numeri riportati in una delibera, il criterio con cui si misurerà l’efficacia della nuova programmazione per le aree interne.



