BRINDISI – Sono 145 le persone raggiunte dall’avviso di conclusione delle indagini nell’ambito di una vasta inchiesta della Procura di Brindisi su un presunto sistema di frodi ai danni di istituti di credito e legato all’ottenimento di finanziamenti garantiti da risorse pubbliche.
L’indagine, coordinata dal pubblico ministero Francesco Carluccio e condotta dalla Guardia di Finanza, riguarda fatti che sarebbero stati commessi tra il 2019 e il 2023. Nel provvedimento vengono contestati, a vario titolo, i reati di associazione per delinquere, truffa, riciclaggio, indebita percezione di erogazioni pubbliche e malversazione di fondi pubblici, per un totale di 252 capi d’imputazione.
Secondo l’ipotesi accusatoria, il presunto meccanismo avrebbe consentito di ottenere finanziamenti bancari, anche dell’importo di circa 30 mila euro per singola pratica, attraverso documentazione ritenuta non veritiera. Una volta erogate, le somme sarebbero state redistribuite tra i componenti del presunto sodalizio mediante bonifici o prelievi di contante e utilizzate per finalità diverse rispetto a quelle dichiarate nelle richieste di finanziamento.
Tra gli indagati figurano Nicola Didonna, attuale capogruppo di Futuro Nazionale nel Consiglio comunale di Brindisi, e il figlio Michele Didonna. Al primo vengono contestati, a vario titolo, i reati di truffa, malversazione e indebita percezione di erogazioni pubbliche.
Per gli inquirenti, Michele Didonna avrebbe invece svolto un ruolo centrale all’interno del presunto sistema, individuando direttamente o tramite collaboratori gli imprenditori ai quali intestare le richieste di finanziamento. Secondo la Procura, le pratiche sarebbero state presentate anche in assenza dei necessari requisiti di affidabilità creditizia, attraverso dati economici, reddituali o relativi ai fatturati ritenuti falsi o alterati. Michele Didonna ha inoltre ricoperto l’incarico di assessore comunale tra il 2016 e il 2017.
L’inchiesta coinvolge anche numerosi professionisti operanti nelle province di Brindisi e Lecce, tra cui commercialisti, oltre a una dipendente della Banca Popolare Pugliese.
L’avviso di conclusione delle indagini rappresenta una fase del procedimento penale e consente agli indagati di presentare memorie difensive o chiedere di essere interrogati prima che la Procura assuma eventuali ulteriori determinazioni. Tutte le persone coinvolte sono da considerarsi presunte innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna. Lo riporta l’Ansa.



