Ci sono immagini che dovrebbero mettere a tacere qualsiasi retorica sull’essere umano come “animale superiore”. Centinaia di persone evacuate via mare. Famiglie costrette a lasciare le proprie case. Anziani trasferiti in fretta dalle Rsa. Una pineta che aveva impiegato vent’anni a rinascere dopo il disastro del 2007 divorata in poche ore. E qualcuno ha ancora il coraggio di offendersi quando si dice che l’uomo, troppo spesso, è il peggiore predatore del pianeta.
No, non è “misantropia”. È osservazione.
Ogni estate assistiamo allo stesso copione. Cambiano i luoghi, restano identiche le cicatrici. Il fuoco corre, il vento lo alimenta, vigili del fuoco, protezione civile e guardia costiera rischiano la vita per limitare i danni, mentre migliaia di ettari diventano cenere. E quasi sempre, dietro quelle fiamme, non c’è un fulmine. C’è una mano. C’è l’incuria, la negligenza, il dolo, la stupidità o l’interesse criminale.
Eppure c’è sempre qualcuno che invita a “non generalizzare”, a ricordare che “l’uomo è anche capace di grandi cose”.
Certo che lo è. Lo dimostrano proprio quei soccorritori che combattono il fuoco, i volontari che accolgono gli sfollati, i pescatori e gli equipaggi che mettono in salvo i turisti. Ma il punto è un altro: il problema non è che l’essere umano sia incapace di bontà. Il problema è che è l’unica specie capace di distruggere deliberatamente il proprio habitat e poi organizzare convegni sulla sostenibilità davanti alle sue ceneri.
Il Gargano e il resto della bella Italia, non bruciano perché esiste il sole di luglio. Bruciano perché qualcuno accende un fiammifero, abbandona un mozzicone, trasforma il territorio in uno strumento di profitto o semplicemente se ne infischia delle conseguenze. E quando qualcuno minimizza tutto questo, difendendo a oltranza l’idea romantica dell’uomo come culmine dell’evoluzione, finisce per assolvere la nostra responsabilità collettiva.
L’intelligenza non si misura con la capacità di costruire grattacieli o intelligenze artificiali.
Si misura con la capacità di preservare ciò che ci permette di vivere. Se continuiamo a incendiare foreste, devastare ecosistemi e consumare il futuro per un vantaggio immediato, allora la nostra superiorità resta soltanto una presunzione.
Le fiamme sul Gargano e nel vicino Molise, non stanno soltanto bruciando alberi.
Stanno bruciando l’ennesima illusione che basti definirci “esseri evoluti” per esserlo davvero. L’evoluzione senza coscienza è soltanto tecnologia nelle mani di un primate che non ha ancora imparato il valore della propria casa.




CI VUOLE LEGGE RIGIDA
IN TUTTO …………………….