TARANTO – L’area a caldo dello stabilimento ex Ilva di Taranto dovrà essere sospesa entro 90 giorni se non saranno eliminate le criticità ambientali evidenziate dai giudici. Lo ha stabilito la Corte d’Appello di Milano, che ha accolto il reclamo presentato da un gruppo di genitori tarantini contro Ilva in amministrazione straordinaria e Acciaierie d’Italia, imponendo interventi su amianto e polveri sottili ritenuti indispensabili per la tutela della salute pubblica.
Secondo l’ordinanza, la produzione potrà riprendere soltanto dopo la completa rimozione dell’amianto ancora presente negli impianti e l’adozione di misure in grado di riportare le emissioni di polveri sottili entro livelli di sicurezza, con riferimento allo scenario produttivo autorizzato di sei milioni di tonnellate annue.
La Corte ha ritenuto fondate le contestazioni dei ricorrenti, secondo cui i rischi sanitari derivanti dall’attività dello stabilimento devono essere ricondotti «entro limiti di sicura accettabilità». I giudici hanno invece respinto la parte del ricorso relativa alle emissioni di gas a effetto serra, concentrando la decisione sulle problematiche legate ad amianto e particolato, considerate entrambe determinanti.
Nel provvedimento si evidenzia che gli impianti sono rimasti sostanzialmente immutati da decenni e che il loro progressivo deterioramento contribuisce al permanere del rischio ambientale e sanitario. Sul fronte dell’amianto, i giudici richiamano anche la presenza di un’incidenza di mesotelioma superiore alla media nell’area di Taranto e Statte, mentre la società aveva sostenuto che la rimozione completa sarebbe possibile soltanto al termine della vita tecnica degli impianti.
Per quanto riguarda le polveri sottili, la Corte osserva che il continuo superamento dei limiti emissivi conferma l’insostenibilità dell’attuale ciclo produttivo, sottolineando inoltre come i programmi di decarbonizzazione non siano attualmente vincolanti rispetto alla prosecuzione delle attività.
La decisione dispone quindi la sospensione dell’attività dell’area a caldo qualora le prescrizioni non vengano rispettate entro il termine fissato.
Intanto il Governo valuta un intervento normativo. Nel Consiglio dei ministri convocato per oggi pomeriggio è infatti inserito all’ordine del giorno un provvedimento urgente dedicato all’ex Ilva. Tra le ipotesi al vaglio vi sarebbe un decreto-legge finalizzato a disciplinare gli effetti dell’ordinanza della Corte d’Appello e la continuità produttiva dello stabilimento. Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno.



