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OUT PARK Quando il futuro diventa una scelta di civiltà. A Campobasso il dialogo che restituisce dignità alle coscienze

A volte i luoghi sembrano attendere da sempre una determinata parola. L'Out Park di Campobasso è uno di questi

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
27 Luglio 2026
Attualità // Regione-Territorio //

A volte i luoghi sembrano attendere da sempre una determinata parola. L’Out Park di Campobasso è uno di questi. Non solo uno spazio, ma una geografia dell’inclusione, dove la cooperazione si respira prima ancora di essere raccontata. È qui che la Fondazione Terriaca, insieme alla Cooperativa Sociale Sirio di Confcooperative Molise, ha scelto di affrontare un tema che riguarda tutti: come costruire insieme un futuro migliore

Una scelta che va oltre l’organizzazione di un convegno.

Perché parlare oggi di futuro, inevitabilmente sposta l’attenzione sul consumo. Consumo significa interrogarsi sul modello di società che stiamo costruendo, sul valore che attribuiamo alle persone, al lavoro, all’ambiente, alle relazioni economiche. Significa, in definitiva, chiedersi quale futuro vogliamo consegnare alle nuove generazioni.

L’ampia partecipazione di cittadini ha restituito immediatamente il senso di un bisogno collettivo: comprendere, confrontarsi, trovare strumenti per orientarsi in un mercato sempre più aggressivo, spesso capace di trasformare il consumatore in bersaglio anziché in protagonista.

Con misura, competenza e sensibilità, la giornalista del Sole 24 Ore Silvia Marzialetti ha accompagnato il confronto, costruendo una tavola rotonda che ha saputo unire linguaggi diversi senza perdere profondità. Accanto a lei i rappresentanti di ADOC, Adiconsum, Legambiente, Confcooperative Molise e Slow Food Basso Molise APS hanno offerto punti di vista complementari, componendo il mosaico di una questione complessa che intreccia economia, ambiente, diritti e cultura.

Nei saluti istituzionali, la sindaca di Campobasso, Maria Luisa Forte, ha richiamato la responsabilità delle istituzioni nel costruire percorsi condivisi su una materia ormai improcrastinabile.

Il presidente della Fondazione Terriaca, Giovanni Francesco Visco, ha invece lanciato un auspicio che suona come un impegno: trasformare questo confronto in un appuntamento stabile, capace di alimentare una nuova educazione alla cittadinanza economica.

Ad aprire i lavori è stato Attilio Buccino, in rappresentanza della Cooperativa Sirio, ricordando quanto sia stato già realizzato e quanto ancora resti da costruire affinché il consumo responsabile diventi patrimonio diffuso e non pratica riservata a pochi.

Ma il momento che ha dato un respiro diverso all’intera giornata è arrivato con la relazione introduttiva di Riccardo Terriaca, presidente di Confcooperative Molise e della cooperativa apistica Miele in Cooperativa.

Il suo non è stato un semplice intervento. È stato un esercizio di interpretazione della realtà.

Terriaca ha scelto di raccontare la cooperazione non attraverso numeri o slogan, ma affidandosi alla più perfetta organizzazione sociale che la natura abbia mai creato: l’alveare.

Nell’universo delle api, ha ricordato, nessun individuo è inutile. Anche l’ape apparentemente meno rilevante compie un’azione indispensabile all’equilibrio dell’intera colonia. Nessuna vive per sé stessa; tutte lavorano affinché la comunità possa prosperare.

In questa immagine si è condensata una riflessione di straordinaria attualità.

La cooperazione non è soltanto una forma d’impresa. È un modo di interpretare la società. È il rifiuto dell’individualismo come misura di ogni cosa. È la consapevolezza che il bene comune nasce dalla somma di responsabilità individuali, anche quelle più piccole, apparentemente invisibili.

Terriaca ha così trasformato una metafora naturale in una lezione civile, mostrando come perfino il gesto quotidiano di acquistare un prodotto possa diventare un atto politico nel senso più alto del termine: scegliere quale economia sostenere, quale lavoro valorizzare, quale territorio difendere.

Da qui anche il riferimento all’Out Park, definito non soltanto una sede ideale, ma la dimostrazione concreta di ciò che la cooperazione è capace di produrre quando diventa pratica quotidiana: inclusione, relazioni, integrazione, dignità, crescita condivisa.

«Non esiste luogo migliore per parlare di consumo consapevole e dei percorsi già intrapresi e ancora da costruire

Parole semplici, ma dense di significato.

La tavola rotonda ha quindi affrontato senza retorica le grandi contraddizioni del nostro tempo. È emersa con chiarezza la distanza tra una produzione sempre più orientata alle logiche del profitto e la necessità di ricostruire un rapporto autentico tra chi produce e chi acquista. Sono state denunciate pratiche commerciali ingannevoli, modelli di distribuzione che impoveriscono il commercio di prossimità e comportamenti di consumo incapaci di cogliere il costo ambientale e sociale nascosto dietro un prezzo apparentemente conveniente.

Non accuse generiche, ma l’invito a recuperare una responsabilità condivisa.

Perché il consumatore non è soltanto l’ultimo anello della filiera. È il primo decisore del mercato. Ogni acquisto è un voto silenzioso che premia un modello economico piuttosto che un altro.

L’intenso dialogo con il pubblico ha confermato la maturità del dibattito. Le domande hanno trasformato la platea in parte attiva dell’incontro, dimostrando che la partecipazione nasce quando le persone si sentono coinvolte e non semplicemente informate.

Momento emozionante e qualitativamente il più apprezzabile, la nomina degli Messaggeri della Sostenibilità che ha trovato, non a caso, la sua collocazione più autentica nell’ambito dell’evento “Insieme, Costruiamo il Nostro Futuro”.

Un appuntamento, come narrato, che ha saputo coniugare riflessione, confronto e condivisione sui grandi temi della sostenibilità ambientale, sociale ed economica, coinvolgendo istituzioni, associazioni, imprese e cittadini in un dialogo costruttivo orientato al bene comune.

Non è stata una scelta casuale, ma il naturale compimento di un percorso che ha visto nella sede dell’evento un simbolo concreto di inclusione, innovazione sociale e valorizzazione del territorio. In questo contesto, il conferimento del titolo di Messaggero della Sostenibilità ha assunto un significato ancora più profondo: riconoscere donne e uomini che, attraverso il proprio impegno quotidiano, contribuiscono a diffondere una cultura della responsabilità, della tutela dell’ambiente e della crescita sostenibile, diventando punti di riferimento per le comunità e interpreti di un futuro da costruire insieme.

La degustazione finale di prodotti a chilometro zero ha rappresentato la naturale conclusione del percorso: non un momento conviviale qualsiasi, ma la dimostrazione concreta che un’altra economia esiste già, fatta di filiere corte, relazioni dirette, rispetto della terra e valorizzazione delle comunità locali.

Poi è arrivata la musica.

Le sonorità di Lino Rufo, Stefano Saletti ed Ezio Lambiase hanno attraversato la sera intrecciando blues e world music in un concerto di rara intensità. Come spesso accade nelle esperienze più autentiche, le note hanno continuato il dialogo iniziato con le parole, ricordando che la cultura è un organismo unico: educa, emoziona, unisce.

Alla fine non resta soltanto il ricordo di un convegno riuscito.

Resta soprattutto un’idea. Che la sostenibilità non sia una moda. Che la cooperazione non sia un’eccezione. Che il consumo consapevole non rappresenti una rinuncia, ma un esercizio quotidiano di libertà.

E resta, soprattutto, quella metafora dell’alveare consegnata da Riccardo Terriaca come una delle immagini più potenti dell’intera giornata. Le api non conoscono protagonismi, non cercano applausi, non competono per il primato individuale. Costruiscono insieme. Custodiscono insieme. Sopravvivono insieme.

Forse è proprio questa la lezione più urgente del nostro tempo: comprendere che il futuro non sarà opera di pochi straordinari protagonisti, ma di milioni di gesti ordinari compiuti con responsabilità.

Esattamente come fanno le api.

Ed è lì, nella forza silenziosa della cooperazione, che il consumo smette di essere un semplice atto economico e diventa, finalmente, una scelta di civiltà.

A cura di Maurizio Varriano

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