Politica

“Siamo il popolo che ha ritrovato la passione”. Tatarella presenta Fli


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Fabrizio Tatarella (image:anpuglia.it)

Foggia – SEI mesi. Tanti ne sono trascorsi dalla Direzione nazionale del 22 aprile che sancì di come Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi fossero, chiaramente, due mondi a parte. Due capi, due posizioni. In mezzo, fra loro, un muro dalle pareti lisce, liscissime. Di qui, con il premier, lo sciame dei soliti noti, intervenuti a sostenere non una linea, ma un credo; di lì, con il Presidente della Camera, i “pochi ma buoni”, i coraggiosi ed imprudenti, gli arditi. All’inizio non erano che undici. Quanto i titolari di una squadra di calcio.
Mezzo calendario dopo, sono molti, ma molti di più. La corrente interna è diventata grande, ha camminato, rafforzando le gambe ed imparando la strada. Ne è nato Futuro e Libertà, la cosiddetta “formazione di Fini”. Chissà perché, anche adesso che il destino è segnato, nessuno si permette a conferirle la dignità di partito. E sì che, a differenza del Pdl, lo è sul serio.
Gianfranco non scherza. E non scherzano i suoi colonnelli. Il dito puntato contro Berlusconi non fu che il principio. Lì a Roma il pensiero si fece verbo, il verbo si fece carne, la carne si fece partito. Il modo migliore per differenziarsi: rinascere dalle ceneri. Ogni connubio politico è stato la Fenice di un altro antecedente. La Democrazia Cristiana del Partito Popolare, Alleanza Nazionale del Movimento Sociale, Democratici di Sinistra e Rifondazione Comunista del Partito Comunista, Forza Italia, del marcio di ognuno di questi.
Così il PdL che non trova la quadra e che si apre allo sfascio, perde la parte più marcatamente inserita nella disciplina di partito. Quella che non sbaglia le firme. Lo ha detto anche Ernesto Galli della Loggia, sul Corsera di una decina di giorni fa: “Il Pdl, di plastica o no, comunque non è un vero partito. Nel caso migliore una corte di ciechi e muti scelti inappellabilmente dal capo; nel caso peggiore una corte d’intrattenitori, nani, affaristi, ballerine, di addetti alle più varie intendenze”. Fli, al contrario, può diventarlo.

LA CAPITANATA – Prendiamo la Capitanata, ad esempio. E prendiamo il suo esponente di punta, Fabrizio Tatarella. Trentatré anni ed una lunga militanza politica già incamerata. Ovvero, le condizioni capaci di assicurare, nel contempo, la garanzia di solidità e la certezza del futuro. Futuro e Libertà riparte da dove si è interrotta An: costruendo sulle certezze. La visita di Fini a Foggia e la Direzione provinciale sono la prima pietra miliare di un cammino che nasce per essere lungo. Tutti contenti e tutti entusiasti, i finiani. Che, mentre incassano i sì di amministratori e dirigenti pidiellini, ed attendono gli incerti, badano bene, promessa di Tatarella a Stato Quotidiano “a partire dal basso”. Per contrappasso: evitare i cantieri lunghi – la fase di transizione del Pdl ha tutta l’aria di essere ancora in corso – e le tentazioni elitarie. La fotografia, d’altronde, è impietosa per il partito di Berlusconi. Che, seppure faccia leva su preferenze talora oceaniche, è assuefatto a poche personalità, autentiche casseforti elettorali. Manca l’organigramma definitivo, confuso in beghe di potere locali; manca l’indirizzo, sperso in una fumosa cortina, mancano le tessere e l’attività di circolo. Manca, soprattutto, un progetto. Il coordinatore provinciale, Gabriele Mazzone, ha fatto il suo. Ha 83 anni, mezzo secolo esatto più di Tatarella ed è in balia dei potentati interni. Non parla mai e, quando parla, sciorina un politichese d’antan. Al contrario, Tatarella racconta e si emoziona finanche per “la ritrovata passione politica”, parla di voler fondare Fli sui giovani e sulla gente.

FOGGIA, PALAZZO DOGANA – A Foggia, lo stallo sta innervosendo molti militanti. E non solo. L’avvocato cerignolano coordinatore di Fli conferma che “molti consiglieri comunali e provinciali sono perplessi nei confronti del Pdl, ma timorosi a venire con noi”. Ed “attendono l’occasione, il momento buono”. Qualcuno, però, ha giocato d’anticipo. Come Emilio Gaeta, consigliere a Palazzo Dogana. Proprio nella sede di Antonio Pepe e Leo Di Gioia. Rispettivamente, capitano e capitano in seconda del barcone fallato dell’Amministrazione di centrodestra. Proprio loro, che Tatarella bolla come “i più finiani di tutti” da sempre, hanno scelto l’attendismo. Poltrona sicura e, per ora, va bene così. Restano, ovviamente, i dubbi strategici, oltre a quelli valoriali. Perché Pepe, onorevole vicinissimo da sempre a Gianfranco, adesso non dà segni di vita? Il pericolo della crisi amministrativa è dietro l’angolo, certo. Ma la fase è delicata e tanto vale rimettere tutto in discussione. “Per ora – assicura cauto Tatarella – mi sento di escludere stravolgimenti a Palazzo Dogana”.

LE MIGRAZIONI – Appunto, per ora. Il motivo è presto detto. C’è l’urgenza di puntellare lo scacchiere militante. Contare circoli ed iscritti, misurarsi con le prime prove interne, testare il grado di fedeltà e inzuppare il frollino Fli nel futuro. Le sedi si stanno spargendo a vista d’occhio. Foggia ne ha addirittura quattro. Due Cerignola e San Severo. Uniformemente, Gargano, Tavoliere e Monti Dauni, sono investiti dall’onda finiana. “Che è onda entusiastica”, certifica Tatarella. Che aggiunge: “Oggi abbiamo aperto le sedi di Lesina e Poggio Imperiale. Tolti Chieuti, Anzano, le Tremiti e quale piccolissimo comune, abbiamo circoli ovunque”. Con il grande apporto di Generazione Giovani.

Ma per chi tituba, c’è chi si espone. Futuro e Libertà ha spostato dalla sua il primo sindaco, Rino Lamarucciola, sindaco di Pietramontecorvino, molti consiglieri, ed il Presidente del Consiglio Comunale di Orta Nova, Valentino D’Angelo. Ha incassato i sì di Umberto Candela e Roberto Iuliani, ex dirigenti pidiellini, e si appresta “a scuotere dalle fondamenta il sistema di potere interno al Popolo delle Libertà”. L’obiettivo è di creare il ponte giusto per favorire l’esodo di massa. Egira, quella dal partito di Mazzone, di cui Tatarella si dice “certo”: “Sono allo sbando, il berlusconismo è al capolinea”. Eppure, le migrazioni stanno avvenendo anche dal fronte centrista e dal Pd. Militanti delusi, per la maggior parte, ma non solo.

LE POSTAZIONI E LE STIME – Ci sono. E sono nei grandi centri. Foggia e Cerignola, innanzitutto. Il capoluogo, notoriamente finiano; la città divittoriana, centro d’irradiazione dei Tatarella verso il basso Tavoliere soprattutto. Ma anche San Severo e Lucera. È qui, che potrebbe consumarsi la vera sorpresa e la differenziazione. Nel centro federiciano, la politica è in crisi, centrodestra e centrosinistra sono entrambe allo sbando. Pasquale Dotoli, sindaco PdL, vincitore l’anno scorso a seguito di un vero e proprio plebiscito, è alle prese con difficoltà gestionali sempre maggiori. La maggioranza si frantuma ed il Pd, al contrario, latita silente. In questo contesto, i finiani puntano a fare il colpo grosso, sbancare il tavolo ed immagazzinare una buona fetta di consensi.
Consensi che vengono stimati dallo stesso Tatarella nell’ordine delle due cifre. E con Stato ragiona: “Consideriamo che An – parte da lontano – poteva contare a livello regionale su un buon 12%, che saliva al 15 in Capitanata”. considerando l’imbarazzo e le problematiche iniziali “siamo nell’ordine del 13%”. Avesse ragione lui, sarebbe una rivoluzione.

“Siamo il popolo che ha ritrovato la passione”. Tatarella presenta Fli ultima modifica: 2010-10-27T19:37:55+00:00 da Redazione



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Commenti


  • Barbareschi (Fli): Berlusconi? mi fa tenerezza

    Il deputato finiano a ‘Un Giorno da Pecora’: forse Premier affaticato dall’età

    “Non ho rabbia nei confronti di Berlusconi, mi fa quasi tenerezza, perchè capisco che è un uomo da un anno e mezzo in mano a persone che lo prendono in giro: prima sono stati Gasparri e La Russa, ora la Santanché”. Lo ha affermato oggi il finiano Luca Barbareschi ai microfoni della trasmissione di Radio2 ‘Un Giorno da Pecora’, condotta da Giorgio Lauro e Claudio Sabelli Fioretti. Riferendosi all’influenza dei tre ‘consiglieri’ del premier, Barbareschi ha spiegato di conoscere Berlusconi “da prima di tutti loro”, e di non poter credere che certe scelte siano state fatte da “una persona della sua intelligenza e della sua forza”. Oltre ad essere mal consigliato, però, il finiano non esclude la possibilità che il Presidente del Consiglio sia “affaticato da tutte le cose che ha da fare e forse anche dall’età”. Quindi il berlusconismo è arrivato alla fine e si andrà a votare in primavera? “L’avventura politica dal punto di vista berlusconiano è finita, perchè tutte le promesse fatte sono fallite”, tuttavia alle elezioni anticipate Barbareschi preferirebbe “finire la legistlatura, obbligando Berlusconi a trattare con noi su tanti temi come quello della giustizia”. Insomma, chiedono i conduttori, “ve lo state rosolando” per bene? “E’ il giochino del fil di ferro..ci vuole tempo, un altro anno e mezzo, forse due”.


    “Un giorno da pecora” di Claudio Sabelli Fioretti e Giorgio Lauro


  • brevetti antonio

    carissumo tatarella io sono di anzano di puglia e vorrei aprire un circolo FLI anche perchè tempo fà siamo stati il primo paese con amministrazione MSI spero che mi rispondi èmi fai sapere come fare

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