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Nazione e patria: Parole di “Destra” di cui avere paura?

AUTORE:
Paolo Cascavilla
PUBBLICATO IL:
27 Ottobre 2022
Cultura // Manfredonia //

Manfredonia (Fg), 27 ottobre 2022 – Il governo, la politica estera devono essere incentrate, per la Destra, “sulla difesa dell’interesse nazionale e della Patria”. Cosa avrebbero detto gli antifascisti, i giovani morti nella Resistenza? E a ritroso i patrioti del Risorgimento?

 

Forse nulla. Nazione viene da “natus” (nascita, stirpe, tribù…), ma a Roma le parole importanti, con valenza politica e giuridica, sono populus e civitas. Nella Costituzione la parola regina è “Repubblica“, poi seguono ben calibrate le altre. Citate sono “Nazione” (art. 67) e “Patria” (52, 59). Queste ultime, gonfie della retorica fascista, sono trascurate nel dopoguerra e fatte proprie dalla destra missina, come il tricolore e altri simboli.

Ritratto Primo Levi (image da Angelosiciliano.it)
Ritratto Primo Levi (image da Angelosiciliano.it)

Al dopoguerra seguì il miracolo economico, lo sconvolgimento dell’Italia, nuovi stili di vita, distacco dalle tradizioni, cambiamenti profondi e diseguali. “Se cessiamo di essere una nazione”, un libro uscito nei primi anni ’90; si parlava allora di federalismo. Le cose parvero cambiare con Ciampi all’inizio del 2000 e con l’anniversario dei 150 anni. Si recuperarono temi e simboli di identità nazionale. Ma solo in superficie. Intellettuali, docenti… guardavano con sospetto tutto ciò che sapeva di identità nazionale. Si temeva fosse l’anticamera del nazionalismo. “Nazione” era poco usata, non così l’aggettivo “nazionale” e il verbo “nazionalizzare”. Intanto con la globalizzazione si affacciava un orientamento che intendeva la cittadinanza oltre lo stato nazionale, riferita a una comunità democratica più vasta, una “cosmopoli” portatrice ed esportatrice di “diritti universali”. Vi è oggi un ripensamento: si scopre che i diritti, il welfare, la protezione sociale sono nazionali, regionali, locali… Questo avvertono le persone comuni. Le élite possono farne a meno, si possono far curare fuori, acquistano casa a Parigi o Berlino… Un sentimento di protezione ravvicinata era già della Lega. E’ questa l’idea di nazione di Giorgia Meloni? Un senso di fratellanza presente nel nome “Fratelli d’Italia”?

 

Le parole si usurano, scompaiono, riaffiorano. Nazione la troviamo nel 300, poi si perde. Ritorna a fine Settecento. Uno storico dell’epoca (Benincasa, 1798) inseriva nazione tra i vocaboli arrivati in Italia, “di una nuova significazione o d’una antica, ma cambiata e travisata”. “Dire nazionalità significa dire individualità storica”. Con il Romanticismo, scrive Federico Chabod, si afferma il principio di nazione, del particolare contro tendenze generalizzatrici e universalizzanti (La rivoluzione francese esportata). E non è forse un po’ quello che sta accadendo oggi nell’epoca della globalizzazione?

 

L’idea della nazione romantica, del Risorgimento, di Mazzini ha un valore democratico fondato su tradizione, lingua, valori civici comuni, con cittadini che ne fanno parte per libera scelta. Richiede un “plebiscito quotidiano“. C’è un’altra nazione fondata su etnia, distinzioni razziali, superiorità… Nazione aperta, accogliente (Mazzini fondò la “giovane Italia” e la “giovane Europa”) o quella dei blocchi navali contro i barconi carichi di disperati?

 

E patria? Nel Settecento la congiunzione di nazione e patria provocò una reazione esplosiva. Patria è un sostantivo femminile, prima c’è l’aggettivo patrio (patrii lidi). La troviamo in Machiavelli, diventa pregnante nell’Ottocento e si colora di lontananza, nostalgia. Propria degli esuli. “Il sacrificio della patria nostra è consumato” (Foscolo e intende Venezia). “Patria sì bella e perduta” (Nabucco) Per Lucia Mondella si identificava visibilmente con “le cime ineguali” dei suoi monti sorgenti dalle acque del lago di Como. Per gli emigranti luogo natio, dove si spera di tornare. Patria non è solo territorio, ma è un popolo al quale ciascuno sente di appartenere per nascita, lingua, cultura. Manzoni, in Marzo 1821, dice che l’Italia è “una d’arme, di lingua, d’altare/ di memorie, di sangue, di cor”.

Fonte: primolevibanner

Non è solo territorio. Per Primo Levi la patria è un luogo dove si può vivere bene, lavorare, fare figli, è anche coscienza civica… ma manca qualcosa per riconoscervi una casa, un focolare… ed è la memoria invisibile e vivente, cementata dalle vite, le fatiche, il sangue di generazioni… Il sostantivo che piace alla Destra è quello della triade “Dio patria famiglia”? O rinvia a una democrazia conflittuale, pluralista, antiautoritaria? Guerra, globalizzazione. e pandemia pongono ora nuovi problemi, spingeranno a ridefinire nuovi confini territoriali e concettuali. E si prospetta per la scuola (e non solo) un lavoro affascinante di riscoperta e di ricerca!

 

 

A cura di Paolo Cascavilla

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