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Impianti dopo l’approvazione del Prie, la Consulta boccia la Puglia


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Impianti eolici (altometauro.it)

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Roma – ILLEGITTIMITA’ costituzionale dell’art. 3, comma 16, della legge della Regione Puglia 31 dicembre 2007, n. 40 (Disposizioni per la formazione del bilancio previsione 2008 e bilancio pluriennale 2008-2010 della Regione Puglia), nella parte in cui richiama gli artt. 10 e 14, commi 2 e 7, del regolamento 4 ottobre 2006, n. 16. (Regolamento per la realizzazione di impianti eolici nella Regione Puglia); l’illegittimità costituzionale dell’art. 3, comma 16, della legge regionale n. 40 del 2007, nella parte in cui richiama le restanti disposizioni del regolamento n. 16 del 2006. Dunque, in base a quanto stabilito dalla Consulta (dopo la recente bocciatura delle nuove assunzioni della sanità pugliese – La Consulta boccia le nuove assunzioni della sanità pugliese) le Regioni “non possono indicare i luoghi” nel territorio dove “non è possibile costruire gli impianti eolici”, dato che “il loro corretto inserimento” (vale a dire installazione) deve seguire le disposizioni dettate dalle linee guida nazionali. Dunque del Governo. La bocciatura della Consulta di una serie di norme della Regione Puglia nasce in seguito a quanto stabilito – in parte – dalla legge n.40 del 31 dicembre 2007 (art.3 comma 16) che “subordinava l’installazione di nuovi impianti all’approvazione da parte dei comuni di un Piano di realizzazione degli impianti eolici (Prie)”. A fare ricorso alla Consulta era stato il Tar della Puglia, nell’ambito di una controversia tra la società Farpower Srl e la Regione Puglia che aveva negato l’autorizzazione alla realizzazione di un parco eolico.

FOCUS, LA SENTENZA N.344/2010 DELLA CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 344/2010

IL FATTO – Il TAR della Puglia, con ordinanza del 9 settembre 2009, aveva sollevato, in riferimento all’art. 117, secondo comma, lettera s), e terzo comma della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell’art 3, comma 16, della legge della Regione Puglia 31 dicembre 2007, n. 40, nella parte in cui prevede che «la realizzazione dei parchi eolici è disciplinata dalle direttive di cui al Reg. 4 ottobre 2006, n. 16 (Regolamento per la realizzazione di impianti eolici nella Regione Puglia)», impugnando altresì, per effetto del richiamo operato dalla norma censurata, gli artt. da 4 a 8 e gli artt. 10, 13 e 14 del regolamento regionale n. 16 del 2006. Il giudizio principale ha avuto ad oggetto la richiesta di annullamento della determinazione della Regione Puglia – Ufficio Programmazione VIA e Politiche Energetiche n. 342 del 4 giugno 2008 – che, nel richiamare gli artt. 10 e 14, commi 2 e 7, del regolamento n. 16 del 2006, aveva negato l’autorizzazione richiesta dalla ricorrente, Farpower S.r.l., per la realizzazione di un parco eolico. L’atto impugnato era motivato sul presupposto che parte delle opere oggetto di valutazione erano in contrasto con i divieti di cui agli artt. 10 e 14, comma 2, e che, comunque, il rilascio del provvedimento richiesto era subordinato al rispetto del parametro di controllo previsto dall’art. 14, comma 7.
Secondo il Tar Il rimettente ”dopo aver rilevato che la materia oggetto del giudizio a quo trova la sua disciplina nel decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387 (Attuazione della direttiva 2001/77/CE relativa alla promozione dell’energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell’elettricità)”, il regolamento n. 16 del 2006, oggetto del rinvio recettizio operato dall’art. 3 impugnato, era “in contrasto con gli indicati parametri costituzionali”. In particolare, le disposizioni impugnate violerebbero sia la competenza esclusiva dello Stato in materia di tutela della salute sia quelle concorrenti relative alla produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia e al governo del territorio. Il legislatore regionale avrebbe, infatti, reso obbligatorio uno strumento di pianificazione – i Piani regolatori per l’installazione di impianti eolici (PRIE) – sconosciuto alla legge statale e provveduto ad indicare i criteri in base ai quali si individuano le aree non idonee alla installazione dei suddetti impianti senza il preventivo necessario coinvolgimento dello Stato.

A tal proposito, il Tar ha osservato come gli artt. 4, 5 e 6 del regolamento n. 16 del 2006 disciplinano il contenuto e le modalità di approvazione dei PRIE di cui “i Comuni si devono dotare al fine di individuare le aree in cui non è consentito localizzare gli aerogeneratori, indicando l’art 6, comma 3, a prescindere dall’adozione dei suddetti Piani e in attesa delle linee guida statali di cui al comma 10 dell’art. 12 del d.lgs. n. 387 del 2003, specifiche zone ritenute non idonee alla installazione di impianti eolici”. I successivi artt. 8 e 10 prevedono, poi, che la valutazione di impatto ambientale relativa agli indicati impianti deve avvenire mediante “uno studio comparato delle diverse proposte progettuali concorrenti in uno stesso ambito pianificatorio (ossia in uno stesso PRIE)”, da tenersi a scadenze prefissate in sede regionale, e ciò al fine di individuare gli elementi di eventuale incongruità o di sovrapposizione tra le diverse installazioni e, quindi, di razionalizzare le relative proposte. In particolare, l’art. 10 detta i criteri ai quali deve attenersi la documentazione che il proponente deve presentare al fine di consentire la valutazione sopra indicata, tra i quali rilevano le prescrizioni a salvaguardia dell’effetto visivo e paesaggistico (lett. b), della flora e della fauna (lett. c), dell’inquinamento acustico (lett. d), della sicurezza (lett. g), della viabilità (lett. h), delle linee elettriche (lett. i), delle pertinenze (lett. j).

Il TAR della Puglia osserva, ancora, che, con l’art. 13, il legislatore regionale ha introdotto un indice massimo di affollamento, denominato «parametro di controllo» (P), limitativo del numero di aerogeneratori autorizzabili in determinate aree territoriali e frutto del rapporto tra la somma delle lunghezze dei diametri di tutti gli aerogeneratori (installati e autorizzati in un Comune) ed il lato del quadrato di area uguale alla superficie comunale. Infine, il remittente rileva che l’art. 14 del regolamento n. 16 del 2006 detta disposizioni transitorie particolarmente restrittive applicabili, con effetto di salvaguardia, nelle more dell’approvazione dei PRIE e per un tempo massimo di centottanta giorni, decorsi i quali «si potranno realizzare impianti eolici solo se le Amministrazioni comunali saranno dotate dei suddetti PRIE». In particolare, i commi 2 e 3 dell’art. 14 indicano un insieme di aree non idonee all’installazione di impianti eolici e i criteri in base ai quali è possibile individuare quelle in cui è invece possibile localizzare tali strutture, stabilendo il successivo comma 7 che nell’indicato periodo transitorio il parametro di controllo comunale (P) di cui all’art. 13 è ridotto al valore di 0,25.

Così riportato il testo delle norme impugnate, il TAR remittente ritiene – come scrive la Consulta – che esse, nella parte in cui determinano le zone non idonee alla installazione di impianti eolici e i relativi criteri di individuazione, violerebbero l’art. 117, secondo comma, lettera s), Cost. Sul punto verrebbe in rilievo l’art. 12, comma 10, del d.lgs. n. 387 del 2003, il quale, espressione della competenza esclusiva dello Stato in materia di tutela dell’ambiente, riserva alla Conferenza unificata il compito di adottare le linee guida volte ad assicurare un corretto inserimento degli impianti eolici nel paesaggio e, quindi, di indicare i siti adatti alla loro costruzione. Inoltre le disposizioni oggetto di censura avrebbe contrastato per il Tar “anche con il principio fondamentale relativo alle materie «trasporto e distribuzione nazionale di energia» e «governo del territorio» fissato dall’art. 12, commi 3 e 4, del d.lgs. n. 387 del 2003”. Per il Tar “l’art. 12, commi 3 e 4, del d.lgs. n. 387 del 2003, nel disciplinare il procedimento di autorizzazione alla costruzione di impianti di energia alimentati da fonti rinnovabili, non contempla simili poteri, né consente di aggravare il procedimento di autorizzazione, ovvero di limitare la possibilità di costruire nuovi aerogeneratori mediante la formazione di piani regolatori settoriali o l’applicazione di indici massimi di densità”. Il legislatore nazionale con l’art. 12 avrebbe infatti “perseguire la finalità di semplificazione; finalità, con la quale le norme regionali si pongono in contrasto, non prevedendo esse neanche un termine entro il quale devono essere approvati i PRIE, risultando così eluso anche il termine di centottanta giorni previsto dall’art. 12 per la conclusione del procedimento autorizzatorio”. Con riferimento alla rilevanza della questione sollevata, il Tar ha osservato che il provvedimento oggetto del giudizio principale di fatto impediva “ per effetto del suo richiamo al regolamento n. 16 del 2006, il rilascio dell’autorizzazione unica richiesta dalla ricorrente”, vale a dire la Farpower S.r.l., per la quale “per effetto delle disposizioni contenute nel regolamento impugnato, la Regione Puglia ha introdotto una disciplina che limita l’installazione di impianti eolici in contrasto con quanto disposto dal legislatore statale il quale ha, al contrario, dettato una normativa volta all’incremento della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili”.
(…)
La difesa regionale ha ritenuto “infondate le censure proposte dal TAR remittente nei confronti delle norme regolamentari richiamate dall’art. 3, comma 16, della legge regionale n. 40 del 2007, in quanto esse non hanno la finalità di limitare l’installazione degli impianti eolici, ma di porre, nei sensi sopra esposti, una disciplina efficace solo fino alla emanazione delle linee guida statali ex art. 12, comma 10 del decreto legislativo n. 387 del 2003 e, dunque, stante il loro carattere di cedevolezza, esse non sarebbero idonee a ledere sfere di competenza legislativa dello Stato”. “Con riferimento alla presunta violazione dell’art. 117, terzo comma, Cost. la Regione Puglia, dopo aver osservato che le norme regionali non impongono un blocco sine die alla realizzazione degli impianti eolici in assenza dei PRIE, rileva che sebbene tali strumenti di pianificazione non siano contemplati dall’art. 12 del d.lgs. n. 387 del 2003, quest’ultimo, comunque, non preclude ai Comuni la possibilità di individuare le aree in cui è possibile installare i suddetti impianti”. In particolare la Regione Puglia ha evidenziato che il 18 settembre 2010 è stato pubblicato il decreto del Ministro dello sviluppo economico con il quale sono state dettate, in attuazione dell’art. 12, comma 10, del d.lgs. n. 387 del 2003, le linee guida per l’autorizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili. La difesa regionale afferma che, nel rispetto di quanto previsto dall’indicato decreto, la Regione ha posto in essere la necessaria attività al fine di adeguare la propria normativa alle suindicate linee guida.

Secondo la Consulta “il riferimento alle disposizioni sopra indicate è giustificato dal fatto che la fattispecie oggetto del giudizio principale è regolata, ratione temporis, dalla disciplina transitoria di cui all’art. 14, comma 1, valida per i progetti eolici presentati prima dell’approvazione dei Piani regolatori per l’installazione di impianti eolici (PRIE) previsti dal cennato regolamento e, comunque, fino al termine massimo di centottanta giorni dalla data di entrata in vigore dello stesso. Tra tali progetti rientra quello in esame, in quanto presentato il 28 novembre 2006, a circa un mese di distanza dalla entrata in vigore del regolamento, avvenuta il 21 ottobre 2006”. “Su tali evenienze si fonda l’eccezione di inammissibilità formulata dalla Regione Puglia, in relazione alla rilevanza nel giudizio a quo dei soli artt. 10 e 14 del regolamento: essa però risulta superata dalla circostanza che tali disposizioni operano numerosi richiami alle altre norme contenute nel regolamento, nonché dal fatto che l’art. 14 si pone in rapporto di strumentalità con queste ultime: in effetti detto articolo si limita ad introdurre una disciplina transitoria che, in attesa dell’entrata in vigore di quella prevista dai precedenti articoli, ne richiama espressamente i contenuti al fine di assicurarne gli obiettivi”. “n particolare, l’art. 14, dopo aver stabilito al comma 1 i limiti di efficacia della disciplina transitoria, al successivo comma 2 indica le aree che devono considerarsi non idonee all’installazione di impianti eolici, riproducendo in modo quasi identico le indicazioni contenute ai medesimi fini nell’art. 6, comma 3 (…)


La Corte di Cassazione infatti aveva dichiarato “l’illegittimità costituzionale di norme regionali analoghe a quelle oggetto di scrutinio, in quanto l’indicazione da parte delle Regioni dei luoghi ove non è possibile costruire i suddetti impianti può avvenire solo a seguito della approvazione delle linee guida nazionali per il corretto inserimento degli impianti eolici nel paesaggio da parte della Conferenza unificata ex art. 12, comma 10, del decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387 (Attuazione della direttiva 2001/77/CE relativa alla promozione dell’energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell’elettricità), dovendosi qualificare l’indicata norma quale espressione della competenza esclusiva dello Stato in materia ambientale (sentenza n. 119 del 2010)”. La Corte aveva in particolare, affermato che la predisposizione delle indicate linee guida è finalizzata a garantire un’adeguata tutela paesaggistica, di talché non è consentito alle Regioni «proprio in considerazione del preminente interesse di tutela ambientale perseguito dalla disposizione statale, di provvedere autonomamente alla individuazione di criteri per il corretto inserimento nel paesaggio degli impianti alimentati da fonti di energia alternativa» (sentenza n. 16 del 2009). L’impossibilità da parte delle Regioni di adottare una propria disciplina in ordine ai siti non idonei alla installazione degli impianti eolici prima dell’approvazione delle indicate linee guida nazionali rende, poi, irrilevante l’adozione – secondo la Consulta – di queste ultime avvenuta con il D.M. 10 settembre 2010 (Linee guida per l’autorizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili), nelle more del presente giudizio di costituzionalità. Le impugnate norme regionali, poi, nella parte in cui prevedono limiti, condizioni e adempimenti al cui rispetto è subordinato il rilascio dell’autorizzazione all’installazione di un impianto eolico, contrastano con l’art. 117, terzo comma, Cost., e, in particolare, con i principi fondamentali fissati dal legislatore statale in materia di produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia.


LE REAZIONI
– L’assessore Nicastro dichiara di “non essere particolarmente preoccupato dalla citata sentenza che ricalca, tra l’altro, orientamenti consolidati della recente giurisprudenza costituzionale sulla adozione di regolamenti, da parte delle Regioni, per il corretto inserimento territoriale e ambientale degli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, in assenza delle linee guida nazionali previste dalla legge e solo recentemente approvate dal Governo nazionale”. “Infatti – spiega Nicastro – il regolamento impugnato e dichiarato incostituzionale ha introdotto, nel 2006, criteri di valutazione di compatibilità ambientale che hanno consentito, sostanzialmente, di selezionare, tra le numerosissime proposte progettuali pervenute, quelle che maggiormente garantivano la tutela e salvaguardia di beni ambientali e paesaggistici”. “Peraltro – conclude l’assessore – si deve sottolineare come, nei fatti, il regolamento 16/2006 risulta ad oggi superato dalla recente regolamentazione introdotta dalle linee guida nazionali che offrono alle Regioni la possibilità di individuare aree non idonee per la realizzazione di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili. In tal senso la Regione Puglia ha da tempo avviato la definizione del proprio documento tecnico per l’individuazione delle aree non idonee relativamente al quale sono state già avviate le consultazione con il partenariato economico e sociale e che sarà approvato nella seduta di Giunta regionale di martedì prossimo o quanto prima”.

Regolamento eolico bocciato: il presidente Introna – Sulla bocciatura da parte della Corte Costituzionale del Regolamento regionale sui vincoli alla localizzazione di impianti, il presidente del Consiglio regionale Onofrio Introna, anche in qualità di assessore all’ambiente nella passata legislatura, ha rilasciato la seguente dichiarazione. “Il regolamento 16 ha sin qui garantito la tutela del territorio e del paesaggio, pur sapendo che si trattava di una sorta di forzatura nei confronti del governo nazionale, che dal 2003 si era impegnato ad approvare linee guida arrivate solo a settembre 2010. In questo arco temporale di vacanza legislativa nazionale, il Regolamento 16 ha fatto da argine al tentativo di invadere la nostra regione col proliferare ingovernato di impianti eolici. – ha detto Introna – Ora per la Puglia non cambia niente, anche perché mi risulta che linee guida regionali sono già pronte, saranno recepite dalla Giunta fin dalla prossima settimana e sono già state portate all’attenzione del partenariato istituzionale economico e sociale. Il Consiglio regionale, le commissioni, faranno la loro parte per consentire un percorso sollecito al provvedimento”.


Redazione Stato

Impianti dopo l’approvazione del Prie, la Consulta boccia la Puglia ultima modifica: 2010-11-27T01:47:44+00:00 da Redazione



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