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DUALISMO Il Papa si scusa sui seminaristi gay: “Non volevo offendere”

Nonostante il tentativo di correre ai ripari, resta il durissimo attacco del Papa contro l'ingresso di omosessuali nei seminari

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
28 Maggio 2024
Cronaca // Primo piano //

ANSA. Il Papa ha chiesto scusa per l’epiteto scioccante riferito ai seminaristi gay, trapelato a distanza di una settimana dall’incontro a porte chiuse con i vescovi italiani. La notizia, ieri, ha rapidamente fatto il giro del mondo.

Nonostante il tentativo di correre ai ripari, resta il durissimo attacco del Papa contro l’ingresso di omosessuali nei seminari. Durante l’incontro avrebbe detto che “c’è troppa frociaggine”, scatenando polemiche che non accennano a placarsi.

Il direttore della sala stampa vaticana, Matteo Bruni, ha dichiarato nel primo pomeriggio di oggi: “Papa Francesco è al corrente degli articoli usciti di recente circa una conversazione, a porte chiuse, con i vescovi della CEI. Come ha affermato in più occasioni, ‘Nella Chiesa c’è spazio per tutti, per tutti! Nessuno è inutile, nessuno è superfluo, c’è spazio per tutti. Così come siamo, tutti’. Il Papa non ha mai inteso offendere o esprimersi in termini omofobi, e rivolge le sue scuse a coloro che si sono sentiti offesi per l’uso di un termine, riferito da altri”, rispondendo così alle numerose domande dei giornalisti di tutto il mondo.

La dichiarazione, ormai inevitabile, lascia aperto un dubbio: il “termine” in questione non sarebbe stato pronunciato dal Papa, bensì riferito da altri. Tuttavia, questo cozza con le testimonianze anonime di più di un vescovo presente, secondo cui la “frociaggine” sarebbe stata effettivamente menzionata il 20 maggio nell’Aula del Sinodo. Un altro dubbio è che papa Bergoglio, la cui lingua madre non è l’italiano, non fosse consapevole della volgarità e dell’offensività del termine. Ma chi conosce il Papa sa bene che, quando vuole essere tagliente e tranchant, non si fa problemi nell’usare termini coloriti ed efficaci, talvolta anche inventandoli. Come quando a Scampia disse che la corruzione “spuzza”, o quando parla della “peste” del clericalismo, o della “lebbra” della pedofilia e della corruzione nella Chiesa.

Non va dimenticato il “chiacchiericcio”, definito dal Papa “peste”, “malattia infettiva”, “peggio del Covid”, e perfino “atto terroristico”. È chiaro che quando il Papa vuole parlare severamente, lo fa. E in questo caso, sentendosi forse protetto dall’incontro a porte chiuse, avrebbe parlato anche di “checche”. Con queste parole inequivocabili, il Papa voleva opporsi a nuove regole che permettano l’ammissione di gay nei seminari, purché accettino il celibato: una condizione che per Francesco non è sufficiente, per il rischio di una doppia vita dannosa per la comunità e per l’individuo. Serve quindi una selezione più stringente e una formazione attenta a questi aspetti.

Intanto, torna d’attualità il documento di un gruppo di lavoro sinodale formato da circa 50 sacerdoti con orientamento omosessuale, intitolato “Con tutto il cuore”, inviato alla CEI e alla Segreteria del Sinodo durante la preparazione dell’assemblea sulla sinodalità, la cui seconda sessione avrà luogo il prossimo ottobre. “Crediamo che una visione più limpida sull’orientamento sessuale, scientificamente fondata e spiritualmente in ascolto delle chiamate di Dio, possa portare maggiore serenità alla Chiesa. Essa permetterebbe a tutti i suoi presbiteri e religiosi di stare a testa alta e di essere più pacificati e riconciliati, sinceri, perché meno gravati da pregiudizi e più liberi”, scrivono i promotori. “Sarebbe un dono per tutti, omosessuali ed eterosessuali presenti nei presbiteri e nelle comunità religiose; sarebbero eliminate le falsità nei rapporti coi confratelli; crescerebbe per tutti la capacità di ascolto e la sensibilità”. Secondo i partecipanti, “un documento ufficiale sul tema, frutto di un serio lavoro sinodale come questo, potrebbe essere di grande aiuto”. ANSA.

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