Una banda organizzata, specializzata negli assalti agli sportelli bancomat mediante l’utilizzo della cosiddetta “marmotta”, è stata smantellata al termine di una complessa attività investigativa coordinata dalla magistratura di Teramo e condotta dai Carabinieri della Compagnia di Alba Adriatica. Cinque le persone finite al centro dell’ordinanza applicativa di misura cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Teramo nell’ambito di un’inchiesta che ricostruisce tentativi di furto aggravato ai danni di istituti bancari e uffici postali tra Abruzzo e Marche.
Secondo quanto emerge dagli atti giudiziari, il gruppo avrebbe operato con modalità altamente organizzate e con una precisa ripartizione dei ruoli durante le incursioni notturne ai danni degli ATM. Gli indagati, alcuni originari del Foggiano e residenti tra Cerignola e altre località della provincia, avrebbero utilizzato veicoli rubati, telefoni dedicati e sistemi di copertura per agire rapidamente e tentare di impossessarsi del denaro contenuto negli sportelli automatici.
Tra i destinatari del provvedimento figurano Vincenzo Lavella, Giovanni Pio Russi, Francesco Caggiano Scelsi, Giuseppe Dimodugno, Mirko Salvagno e Mattia Savio Pezzolla. Gli investigatori contestano, a vario titolo, reati aggravati legati ai tentativi di assalto mediante materiale esplodente, con l’aggravante della recidiva per alcuni degli indagati.
L’indagine nasce da una lunga attività di monitoraggio sviluppata dopo una serie di episodi che avevano allarmato il territorio teramano. Gli inquirenti parlano di una “costante e continua attività investigativa” avviata per contrastare una recrudescenza dei furti ai bancomat realizzati con ordigni artigianali, le cosiddette “marmotte”, inserite all’interno della fessura erogatrice delle banconote per provocare una deflagrazione.
Il sistema, spiegano gli investigatori, consiste nell’introduzione di una carica esplosiva collegata a una miccia all’interno dello sportello ATM. Una volta innescata, l’esplosione provoca l’apertura del vano contenente il denaro. Si tratta di una tecnica ritenuta particolarmente pericolosa per l’elevato rischio per la pubblica incolumità, soprattutto quando gli sportelli si trovano in centri abitati o vicino ad abitazioni e attività commerciali.
Determinante per gli sviluppi dell’inchiesta sarebbe stato un episodio avvenuto nella notte del 25 marzo scorso tra Colonnella e Spinetoli. Secondo la ricostruzione contenuta nell’ordinanza, la banda avrebbe tentato di colpire prima una filiale bancaria e successivamente un ufficio postale. I movimenti del gruppo sarebbero stati ricostruiti attraverso immagini di videosorveglianza, lettori targhe, tabulati telefonici e sistemi GPS.
Gli investigatori avrebbero individuato un’Alfa Romeo Giulietta rubata utilizzata dal gruppo per raggiungere i luoghi dei colpi. Le immagini acquisite mostrerebbero i componenti della banda in azione, travisati e con abiti scuri, mentre tentano di collocare gli ordigni esplosivi negli sportelli automatici. In alcuni fotogrammi viene documentata anche la presenza delle “marmotte” e delle micce di accensione utilizzate durante l’azione criminosa.
Secondo gli atti, i colpi sarebbero stati pianificati nei minimi dettagli. Alcuni membri del gruppo avrebbero avuto il compito di monitorare eventuali pattuglie delle forze dell’ordine, mentre altri si sarebbero occupati direttamente del posizionamento degli ordigni. Le azioni venivano compiute in pochi minuti, generalmente durante le ore notturne, con una fuga immediata lungo le principali arterie autostradali.
Gli inquirenti evidenziano inoltre come il gruppo disponesse di una consolidata esperienza criminale nel settore dei reati contro il patrimonio. L’ordinanza richiama precedenti specifici e sottolinea la pericolosità sociale degli indagati, ritenuti capaci di organizzare raid anche a centinaia di chilometri di distanza dai luoghi di residenza.
Nel provvedimento il Gip sottolinea la particolare allarme sociale provocato da questo tipo di assalti, caratterizzati da esplosioni violente in aree urbane e dal rischio concreto per residenti e passanti. Proprio la gravità delle condotte contestate e il rischio di reiterazione del reato hanno portato il giudice ad applicare misure cautelari custodiali nei confronti degli indagati.
Le indagini proseguono per verificare eventuali ulteriori episodi riconducibili allo stesso gruppo criminale e per accertare possibili collegamenti con altri assalti avvenuti negli ultimi mesi in diverse regioni del Centro Italia.




