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CANOSA CERIGNOLA Falsi incidenti stradali e indennizzi assicurativi indebiti: sei misure cautelari

I destinatari del provvedimento sono due appartenenti all’Arma dei Carabinieri, due avvocati e due medici

AUTORE:
Ines Macchiarola
PUBBLICATO IL:
28 Maggio 2026
Canosa di Puglia // Cerignola //

Il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Trani, accogliendo la richiesta della Procura della Repubblica, ha disposto misure cautelari personali nei confronti di sei persone, ritenute gravemente indiziate, a vario titolo, nell’ambito di un’inchiesta su falsi incidenti stradali e indebiti indennizzi assicurativi.

Altre 26 persone risultano deferite in stato di libertà. Le ipotesi di reato contestate comprendono falso ideologico in concorso, aggravato perché commesso da cinque o più persone, frode e depistaggio in processo penale, corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, corruzione di persona incaricata di pubblico servizio e falsità ideologica in certificati commessa da persona esercente un servizio di pubblica necessità.

I destinatari del provvedimento sono due appartenenti all’Arma dei Carabinieri, due avvocati e due medici. Per cinque indagati è stata disposta la custodia cautelare in carcere, mentre per uno dei medici sono stati disposti gli arresti domiciliari.

L’attività investigativa, coordinata dalla Procura di Trani e condotta dalla Compagnia Carabinieri di Andria tra ottobre 2024 e marzo 2025, si è concentrata su un presunto sistema di falsificazione di sinistri stradali, finalizzato alla creazione di pratiche assicurative artificiose e al conseguimento di indennizzi non dovuti.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il meccanismo avrebbe previsto la predisposizione di atti di polizia giudiziaria e documentazione sanitaria idonei a conferire apparente attendibilità a incidenti stradali che, in realtà, non sarebbero mai avvenuti o sarebbero stati rappresentati in modo difforme dal vero.

In diversi casi, i sinistri sarebbero stati caratterizzati dalla presenza di soggetti legati tra loro da rapporti di parentela o personali e dal coinvolgimento, come controparti, di cittadini stranieri, in particolare rumeni, alla guida di veicoli immatricolati all’estero, prevalentemente in Romania e Bulgaria.

Gli avvocati, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbero curato le pratiche risarcitorie collegate ai falsi sinistri, raccordandosi con i medici per l’acquisizione di certificazioni sanitarie funzionali alle richieste assicurative.

Gli appartenenti all’Arma dei Carabinieri avrebbero invece fornito copertura documentale agli eventi simulati attraverso false annotazioni di servizio e atti pubblici idonei ad attribuire credibilità ai sinistri nei confronti delle compagnie assicurative.

I medici, infine, avrebbero rilasciato certificazioni sanitarie, prognosi e attestazioni di invalidità non correlate a effettive condizioni cliniche, ma funzionali alla presentazione delle richieste di risarcimento.

Nel corso delle indagini sarebbe inoltre emerso che uno dei sanitari, pur trovandosi già agli arresti domiciliari e non potendo esercitare la professione, avrebbe emesso 19 certificati medici falsi senza aver mai visitato i pazienti coinvolti nei presunti falsi incidenti.

Complessivamente, il Tribunale ha ritenuto, allo stato, la sussistenza di gravi indizi in relazione a 12 falsi sinistri stradali. Altri 20 episodi, caratterizzati da plurime incongruenze, sono ancora al vaglio dell’Autorità Giudiziaria.

Tra gli episodi contestati figura un incidente del 30 gennaio 2023 a Canosa di Puglia. Per entrambi gli indagati italiani coinvolti nel sinistro sarebbe stata accertata documentalmente la presenza in Romania al momento del fatto. Nonostante ciò, gli stessi sarebbero risultati visitati, nella medesima data, presso il pronto soccorso dell’ospedale di Cerignola e avrebbero sottoscritto il modulo di constatazione amichevole con la controparte.

Un altro episodio riguarda un incidente stradale che sarebbe stato organizzato il 16 ottobre 2023, sempre a Canosa di Puglia. In quel caso, uno dei veicoli coinvolti, con targa rumena, sarebbe risultato non aver mai lasciato il territorio estero.

In altri casi, l’analisi dei tabulati telefonici degli indagati e dei tracciati GPS dei veicoli coinvolti avrebbe evidenziato la presenza di persone e mezzi in luoghi completamente diversi rispetto a quelli in cui venivano attestati i sinistri. Secondo gli inquirenti, il giro d’affari collegato ai falsi incidenti accertati ammonterebbe a oltre 100mila euro. Il danno economico potrebbe tuttavia aumentare in relazione agli ulteriori episodi ancora al vaglio dell’Autorità Giudiziaria. Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari. All’esecuzione delle misure cautelari seguiranno gli interrogatori di garanzia e il confronto con le difese degli indagati. L’eventuale responsabilità penale dovrà essere accertata in sede processuale, nel contraddittorio tra le part

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