Nel Gargano e nell’Alto Tavoliere, tra centri come San Severo, Apricena, Vieste, Monte Sant’Angelo, Cerignola e Manfredonia, convivono due immagini opposte: da un lato una terra ricca di risorse naturali, turismo e agricoltura; dall’altro una realtà segnata da intimidazioni, bombe, traffici e criminalità organizzata.
Un quadro che, secondo le dichiarazioni di Ivan Maratea, rischia di aggravarsi quando la violenza smette di suscitare allarme sociale e diventa parte della quotidianità.
Nel suo intervento viene richiamato il pensiero di Giovanni Falcone, secondo cui la mafia prospera quando riesce a trasformarsi in “normalità”, e quello di Paolo Borsellino, che ha sempre indicato la necessità di un contrasto non solo giudiziario ma soprattutto culturale e morale.
“Il problema è quando la popolazione smette di stupirsi”, evidenzia Maratea, sottolineando come episodi gravi rischino di essere percepiti come fatti ordinari, segnale di una pericolosa assuefazione.
La riflessione descrive una criminalità organizzata locale sempre più evoluta, che non si limita all’uso della violenza ma opera attraverso infiltrazioni economiche, controllo degli appalti, condizionamento politico e gestione del consenso sociale.
Non sempre la mafia si manifesta in modo esplicito: spesso agisce attraverso relazioni, convenienze e forme di influenza che si inseriscono nel tessuto economico e istituzionale.
Per Maratea, per comprendere il livello di esposizione di un territorio non servono solo strumenti investigativi, ma anche l’osservazione di segnali diffusi: silenzio su chi esercita il potere reale, paura degli imprenditori di esporsi, isolamento di chi denuncia, concentrazione degli appalti in pochi ambienti e percezione di intoccabilità di alcuni soggetti.
A questi elementi si aggiunge un clima sociale fatto di allusioni e prudenza, che si traduce in espressioni ricorrenti e in una comunicazione spesso interrotta dalla paura di esporsi.
La criminalità organizzata, viene evidenziato, non si alimenta soltanto attraverso chi la rappresenta direttamente, ma anche grazie a una rete più ampia di convenienze, silenzi e compromessi che coinvolge diversi livelli della società.
Il riferimento a Borsellino rafforza l’impianto della riflessione: senza una crescita della coscienza civile e della partecipazione attiva dei cittadini, ogni intervento repressivo rischia di non essere sufficiente.
Il Gargano viene quindi descritto come un territorio che potrebbe esprimere pienamente il proprio potenziale economico e turistico, ma che resta frenato da una percezione di insicurezza e da dinamiche sociali complesse.
La conclusione richiama un concetto centrale: il segnale più evidente di un territorio esposto alla criminalità non è la violenza in sé, ma ciò che la precede e la accompagna, ossia il silenzio delle persone perbene.
Lo riporta su Facebook, Ivan Matera.




Non e’ il SILENZIO delle persone, ma le POLITICHE che legiferano a rimetterli in liberta’, per farli continuare nei loschi AFFARI CRIMINOSI.
Se un semplice cittadino denuncia, non lo fanno nemmeno arrivare al giorno del processo.
Sono decenni che si parla di affari MAF..IA – POL…ITI..CA, e non cambia mai nulla.
Unico modo per contrastare le mafie lo possono insegnare i partigiani. Come loro sconfissero il fascismo e la violenza delle camicie nere, cosí si possono sconfiggere le mafie.