MONTE SANT’ANGELO — Torna in libertà Armando Li Bergolis, figura storica della mafia garganica e nome di primo piano del clan dei montanari Li Bergolis-Miucci. La scarcerazione del 51enne, dopo oltre vent’anni di detenzione, riaccende l’attenzione sugli equilibri criminali del promontorio, già segnati da vecchie faide e nuovi assetti. Lo riporta La Gazzetta del Mezzogiorno.it
Li Bergolis era stato coinvolto nel maxi blitz del 23 giugno 2004, culminato con 99 ordinanze di custodia cautelare per associazione mafiosa, omicidi, estorsioni, traffico di droga e armi. Nell’ambito del processo “Iscaro-Saburo”, considerato una pietra miliare nella storia giudiziaria del Gargano, fu condannato a 26 anni di carcere. Ne ha scontati 22, parte dei quali anche in regime di 41 bis.
Secondo quanto emerso, la liberazione sarebbe maturata anche in virtù della buona condotta carceraria. Nei prossimi mesi dovrebbe tornare libero anche il fratello Matteo, mentre Franco Li Bergolis resta detenuto all’ergastolo.
Il procedimento “Iscaro-Saburo” segnò una svolta nelle indagini sulla criminalità garganica. Per la prima volta venne riconosciuta in sede giudiziaria la natura mafiosa dei clan Li Bergolis e Ciavarrella, gruppi autonomi ma collegati tra loro. Le condanne inflitte in primo grado furono confermate nel 2010 dalla Corte d’Assise d’Appello di Bari e rese definitive dalla Cassazione nel 2011.
Con quella sentenza, la magistratura sancì definitivamente la trasformazione del clan vincitore della faida di Monte Sant’Angelo in una vera organizzazione mafiosa strutturata. Lo riporta La Gazzetta del Mezzogiorno.it



