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CLAUDIO CASTRIOTTA Manfredonia, l’estate del 1968 e il ricordo del collegio estivo delle monache

Anche quell’anno, ai bambini ospitati dalle monache del Sacro Cuore, conosciute anche come monache di San Raimondo

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
28 Maggio 2026
Manfredonia // Notizie in piazza //

Manfredonia – Nell’estate del 1968, dal collegio di via Seminario giungeva un frastuono continuo. Era il segnale dell’inizio di un nuovo capitolo, deciso e confermato dalla Madre Superiora: quello del collegio estivo.

Anche quell’anno, ai bambini ospitati dalle monache del Sacro Cuore, conosciute anche come monache di San Raimondo, veniva riservato un tratto di spiaggia. Si trattava dell’area del Lido Tricarico, il primo stabilimento balneare venendo dal Castello, convenzionato annualmente per accogliere le suore e i piccoli ospiti.

Quel pezzo di spiaggia, lungo e ordinato, con sabbia e ombrelloni già preparati, era tutto per loro. Nessun altro poteva accedervi. Le monache, con i loro abiti estivi, apparivano buffe e un po’ goffe, ma erano sempre gentili, con quella pelle chiarissima che colpiva lo sguardo di noi bambini.

I piccoli indossavano abiti tutti uguali. I maschietti portavano magliette bianche e blu cerchiate, pantaloncini corti e sandali simili a quelli dei frati. Le femminucce, invece, avevano gonnelline bianche e rosse cerchiate e zoccoli di legno rumorosissimi. Il loro passaggio per le strade era accompagnato da un continuo “tac, tac, tac”, tanto forte da attirare l’attenzione di tutti.

Immaginate quaranta paia di zoccoli che avanzano insieme: una musica particolare, quasi assordante, che precedeva l’arrivo in spiaggia. Prima, però, tutti si fermavano a bere alla fontana, all’esterno delle mura della casa di villeggiatura.

Anche i costumi da bagno avevano gli stessi colori. Tutto sembrava ordinato, quasi numerato. Sotto lo sguardo attento delle monache, bambini e bambine si muovevano allo stesso modo, entrando nelle acque verdi del mare di Manfredonia come piccoli pesci in branco, con le testoline fuori dalle onde.

Oggi quel ricordo restituisce l’immagine di un tempo lontano, ma ancora vivo. Sotto quella sabbia sono rimaste tante storie di bambini e bambine della nostra città, ombre leggere dietro l’orizzonte. Storie che riaffiorano per un attimo, come una vecchia lettera ritrovata, aperta e poi richiusa con emozione.

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"L'estate s'adagia e attende l'inchino del mare." – Giancarlo Stoccoro

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