FOGGIA – Un manifesto per denunciare lo sfruttamento dei lavoratori agricoli e riportare al centro dell’attenzione il fenomeno del caporalato. È il messaggio lanciato dalla street artist Laika, che ha scelto Foggia come tappa della sua ultima iniziativa di arte urbana a forte impatto sociale.
L’intervento è stato realizzato nell’ambito della rassegna Schermi Cinema Multipiazza, il progetto itinerante che porta il cinema nei quartieri popolari e nelle periferie italiane con l’obiettivo di promuovere cultura, partecipazione e inclusione.
L’opera, affissa davanti a un mercato cittadino, vuole richiamare l’attenzione sulle condizioni di migliaia di braccianti, molti dei quali migranti, impiegati nelle campagne italiane e spesso vittime di sfruttamento e privazione dei diritti.
«Ho sentito l’esigenza di affrontare il tema del caporalato perché rappresenta una delle forme di sfruttamento più gravi e, troppo spesso, invisibili», ha spiegato Laika ai microfoni del Tg La7. «Raccontare questa realtà significa dare voce a chi vive quotidianamente in condizioni di estrema precarietà».
La scelta di Foggia non è casuale. Il territorio è da anni uno dei simboli della lotta contro il caporalato e il dibattito è tornato d’attualità anche dopo i recenti episodi che hanno coinvolto lavoratori stranieri nelle campagne del Sud Italia.
Durante la manifestazione è stato inoltre proiettato il film “12 anni schiavo”, utilizzato come spunto per una riflessione sulle moderne forme di sfruttamento del lavoro. L’opera di Laika, collocata in un luogo di grande passaggio, invita cittadini e consumatori a interrogarsi su ciò che spesso resta nascosto dietro la filiera agricola.
Nel corso dell’intervista, l’artista ha ribadito il ruolo sociale dell’arte, sostenendo che chi opera nel mondo della cultura non dovrebbe sottrarsi ai grandi temi del presente.
«Ogni persona dovrebbe prendere posizione, ma gli artisti ancora di più, perché hanno una voce capace di arrivare lontano», ha affermato, aggiungendo che la libertà di espressione non può essere condizionata dal timore di compromettere la propria carriera.
Laika ha infine richiamato il pensiero di Antonio Gramsci e il celebre invito a “odiare gli indifferenti”, ribadendo la sua convinzione che l’arte debba essere anche uno strumento di impegno civile e politico.
Fonte: Tg La7



