Editoriali

Meglio morire di tumore o di fame?


Di:

Manifestazione a Taranto contro l'inquinamento ambientale (28.11.09 - antonellos.wordpress.com)

SONO Federico Catucci del Meet Up 192 Amici di Beppe Grillo Taranto. Taranto paga per intero le conseguenze del cosiddetto sviluppo basato sulla famosa catena lineare della produzione e su tre momenti in particolare: estrazione materia prima – lavorazione del prodotto estratto – smaltimento. Un vecchio modello di sviluppo che causa oltre alla predazione e al consumo delle risorse anche inquinamento e disuguaglianza. Un modello che va immediatamente sostituito da un sistema dove l’elemento centrale della politica sono gli abitanti, l’ecosistema, la biodiversità e non più il profitto e i benefici di pochi a danno di molti.

Oggi a Taranto si stanno scoprendo tutti i controsensi del cosiddetto sviluppo e benessere indotto da anni di menzogne e promesse irrealizzabili, un modello non più sostenibile. E’ necessario ed urgente, invertire la rotta, perché non possiamo continuare a divorare il territorio. Taranto paga la parte inquinante di questi processi e gli abitanti sopravvivono delle briciole, portando la parte più consistente dei benefici altrove. Il vecchio modello di sviluppo si basa su processi e impianti obsolescenti come quello dello stabilimento ILVA di Taranto. Uno stabilimento che, a 50 anni dalla sua creazione. ormai è arrivato agli sgoccioli del suo ciclo vitale ed è destinato presto a smettere di produrre. Uno stabilimento che per dimensioni e vicinanza alla città, non potrà mai essere compatibile. Oggi assistiamo all’azione della magistratura che facendo il proprio lavoro, arriva dove la politica per anni non ha mai avuto la volontà e il coraggio di giungere: a vedere in faccia la realtà.

Il 26 luglio potrebbe essere ricordato come un nuovo e storico inizio per i cittadini di Taranto. Abbiamo appreso dalla stampa che, finalmente, dopo mesi di ponderate analisi dei dati probatori e a seguito di perizie epidemiologiche, la magistratura, nella persona del gip Patrizia Todisco ha firmato il provvedimento di sequestro (senza facoltà d’uso) degli impianti dell’Ilva di Taranto e le misure cautelari per alcuni indagati. Sono otto i provvedimenti di arresti domiciliari. L’ordinanza riguarda dirigenti ed ex dirigenti dell’Ilva. Cinque di questi erano già inquisiti e avevano nominato propri consulenti nell’ambito dell’incidente probatorio. I capi d’accusa sono diversi: disastro colposo e doloso, avvelenamento di sostanze alimentari, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, danneggiamento aggravato di beni pubblici, getto e sversamento di sostanze pericolose, inquinamento atmosferico. Imputati il patron Emilio Riva, presidente dell’ ILVA fino al maggio 2010; il figlio Nicola Riva, che gli è succeduto nella carica e si è dimesso un paio di settimane fa; l’ex direttore dello stabilimento di Taranto, Luigi Capogrosso; il dirigente capo dell’area del reparto cokerie, Ivan Di Maggio; il responsabile dell’area agglomerato, Angelo Cavallo. Il sequestro senza facoltà d’uso, invece, riguarda l’intera “area a caldo” dello stabilimento siderurgico ILVA, ovvero i parchi minerali, le cokerie, l’area agglomerazione, l’area altiforni, le acciaierie e la gestione materiali ferrosi.

Il provvedimento ancora non è messo in pratica, come confermato dal Procuratore Capo della Repubblica Franco Sebastio: “L’ ILVA è aperta e operativa, non è stata posta sotto sequestro e gli impianti sono pienamente funzionanti…In quanto occorrono alcuni ingegneri dell’Arpa e diversi giorni di lavoro”. I medici nominati dal gip hanno stilato un rapporto, mai prima d’ora realizzato, in cui si parla di 650 ricoveri ogni 12 mesi per patologie cardio-respiratorie. E di un elevato numero di tumori in età pediatrica. Cifre che si impennano tra gli ex operai e nei quartieri vicini allo stabilimento siderurgico. In più, le emissioni dello stabilimento Ilva causano malattie e 90 morti l’anno nella popolazione di Taranto. Devastante! Emergono da parte del gip, nell’ordinanza di sequestro, come apprendiamo dagli organi di stampa, parole dure come macigni nei confronti della proprietà ILVA e indirettamente anche sulla inerte classe politica. Si legge infatti che: “La gestione del siderurgico di Taranto è sempre stata caratterizzata da una totale noncuranza dei gravissimi danni che il suo ciclo di lavorazione e produzione provoca all’ambiente e alla salute delle persone”…ed anche che “ancora oggi” gli impianti dell’ILVA producono “emissioni nocive” che, come hanno consentito di verificare gli accertamenti dell’Arpa, sono “oltre i limiti” e hanno “impatti devastanti” sull’ambiente e sulla popolazione.

Il Gip di Taranto Patrizia Todisco, inoltre, ha spiegato che la situazione dell’ILVA “impone l’immediata adozione, a doverosa tutela di beni di rango costituzionale che non ammettono contemperamenti, compromessi o compressioni di sorta quali la salute e la vita umana, del sequestro preventivo”. Non solo. “L’imponente dispersione di sostanze nocive nell’ambiente urbanizzato e non, ha cagionato e continua a cagionare non solo un grave pericolo per la salute (delle persone)”, ma “addirittura un gravissimo danno per le stesse, danno che si è concretizzato in eventi di malattia e di morte”. E soprattutto: “Chi gestiva e gestisce l’Ilva ha continuato in tale attività inquinante con coscienza e volontà per la logica del profitto, calpestando le più elementari regole di sicurezza”.

Meglio morire di tumore o di fame? ultima modifica: 2012-07-28T15:01:46+00:00 da Redazione



Vota questo articolo:
3

Commenti


  • Redazione

    Taranto, Nicastro: “Grazie a lavoratori per senso responsabilità”

    “In queste ore la città di Taranto è lentamente tornata alla normalità grazie al senso di responsabilità mostrato dai lavoratori del siderurgico. E’ importante notare come, proprio in queste ore, una grande lezione di maturità e consapevolezza arrivi proprio da chi ha avuto più ragioni per temere sulla sorte del proprio futuro”. Così l’Assessore alla Qualità dell’Ambiente Lorenzo Nicastro apprendendo la notizia della rimozione dei blocchi stradali nel capoluogo ionico. “Dopo giorni di tensione altissima oggi il clima comincia a distendersi anche grazie alle reciproche dichiarazioni di disponibilità all’ascolto e ad un individuato percorso di collaborazione di tutte le parti in causa.

    Dal canto nostro – prosegue Nicastro – riprenderemo da subito l’attività lunedì mattina con il gruppo di lavoro che procederà alla redazione del regolamento che renderà operativa la legge recentemente approvata dal Consiglio Regionale sul controllo delle polveri sottili e sulla valutazione del danno sanitario. Come ha fatto tramite i numerosi atti d’intesa, i protocolli, attraverso l’accordo di Programma Taranto-Statte e approvando le leggi Antidiossina e sui livelli di Benzo(A)pirene, nonché con tutta la costante attività di amministrazione attiva, nel corso degli ultimi 8 anni, la Regione Puglia intende continuare a fare la propria parte anche, come recentemente accaduto, tramite piani operativi.

    Abbiamo preteso, come ente Regione, l’inserimento di alcune importanti prescrizioni all’interno della procedura AIA incardinata presso il Ministero a tutela della matrice ambientale e della salute dei cittadini, tutte impugnate dall’azienda. Abbiamo recentemente elaborato il primo piano regionale di risanamento della qualità dell’aria partendo proprio dal quartiere Tamburi di Taranto e individuando le prime misure da applicare con la partecipazione delle aziende interessate.

    Su questa linea e all’interno delle specifiche competenze che ci vengono attribuite dalla Carta Costituzionale e dalle leggi dello Stato, continueremo a lavorare. Riteniamo che siano animati da sterile intento polemico coloro che continuano a confondere le specifiche prerogative della Magistratura, come quella di porre sotto sequestro un impianto, con i poteri di amministrazione attiva di un governo regionale che non ha, ovviamente, nessuna di queste prerogative. Siamo convinti della necessità di individuare un punto di equilibrio tra la tutela del diritto alla salute e del diritto a vivere in un ambiente sano e con quelle della tutela del diritto al lavoro e dello sviluppo economico della nostra regione, nella consapevolezza, a differenza di altri, di non avere bacchette magiche”.

    “Ci sono importanti segnali. I recenti fondi individuati per cominciare il percorso di bonifica, il clima collaborativo che si va instaurando, l’attenzione dei tavoli nazionali per una questione che non può essere gestita localmente per la portata delle ripercussioni sull’intero paese: tutto questo mi fa pensare – conclude Nicastro – che abbiamo importantissima occasione di scrivere a Taranto una nuova pagina di storia sociale ed industriale che non riguarderà solo la città ionica o la Puglia ma l’intero Paese.” (com.nlo)


  • Di fame non si muore, non in Italia!

    MA CHE CAVOLO DITE, IN ITALIA DI FAME NON E’ MAI MORTO NESSUNO, NEL PEGGIORE DEI CASI SI RICORRE AI SERVIZI SOCIALI CHE UN PASTO A CHI NE HA VERAMENTE BISOGNO NON LO NEGANO MAI. ANZI…
    DAL TUMORE, INVECE, NON TI SALVA NESSUNO. QUESTA E’ LA VERITA’!


  • Redazione

    ILVA, Negro:”L’appello del papa non cada nel vuoto”

    Intervento del Presidente del Gruppo Udc alla Regione Puglia, Salvatore Negro
    “La contrapposizione sulla vicenda dell’Ilva non porta da nessuna parte. Lo ha detto anche il Papa. Oggi, ognuno di noi è chiamato a fare la sua parte, perché non si può assistere inermi al dramma di 12mila lavoratori e delle loro famiglie oltre e perché conciliare tutela dell’ambiente e lavoro è possibile”.
    Lo ha detto il presidente del Gruppo Udc alla Regione Puglia, Salvatore Negro che è tornato ad esprimere solidarietà ai lavoratori e ai dirigenti della più grande acciaieria d’Europa e si è detto preoccupato per l’evolversi della situazione dopo il sequestro del polo industriale disposto dalla magistratura.
    “Ci auguriamo che almeno l’appello del Santo Padre non cada nel vuoto – ha auspicato il capogruppo Udc – Governo e Istituzioni e la politica tutta devono fare la propria parte per individuare la soluzione più adeguata che porti a salvaguardare i livelli occupazionali e a tutelare il martoriato ambiente dell’area ionica. A tal proposito mi preme sottolineare anche la grande attenzione che sta dedicando la dirigenza nazionale dell’Udc e in particolare il presidente Casini alla questione Ilva di Taranto”.
    “Abbiamo un grande rispetto per il lavoro della magistratura e siamo certi che sta procedendo nel rispetto della legge e nell’interesse della città – ha continuato il presidente Negro – ma auspichiamo che si tenga anche conto del difficile contesto economico che stiamo vivendo e delle conseguenze catastrofiche che potrebbero riversarsi sulla città e sull’intera nazione se si dovesse procedere allo spegnimento dell’Ilva. Siamo perciò in sintonia con l’appello del Presidente Nazionale Udc, Rocco Buttiglione, affinché la magistratura non sia sorda al grido d’allarme sulle conseguenze economiche e sociali delle proprie decisioni e sia più sensibile alla dimensione economica ed al valore sociale dell’impresa. Allo stesso tempo auspichiamo che siano tenuti in considerazione gli sforzi del Governo nazionale e delle Istituzioni regionali rivolte alla bonifica e alla salvaguardia dell’ambiente della città ionica. Siamo certi che con il concorso di tutti – ha concluso – i due principi costituzionalmente garantiti, diritto alla salute e diritto all’ambiente, potranno essere attuati in Puglia”. /comunicato

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Nota. Si informano i lettori che la testata giornalistica Statoquotidiano (www.statoquotidiano.it) è responsabile solo dei contenuti multimediali (video, foto etc) e dei testi presenti nella sezione "Articoli" e "Documenti". Non è in alcun modo responsabile dei contenuti e dei commenti presenti in tutte le sezioni del sito.

Articoli correlati

Pin It on Pinterest

Share This