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Spending review: via libera ad emendamento su Province


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Senato della Repubblica (raucci.net)

Senato della Repubblica (raucci.net)

Roma – VIA libera all’emendamento che riordina le province. La commissione Bilancio del Senato ha approvato la proposta di modifica al decreto legge spending review, presentato dai relatori Paolo Giaretta (Pd) e Gilberto Pichetto Fratin (Pdl). Il nuovo articolo 17, dopo le modifiche apportate, prevede che saranno le regioni a decidere come accorpare le province e non più lo Stato.

Le parole “soppressione e accorpamento” vengono sostituite da “riordino“, che sarà effettuato dagli enti territoriali, attraverso il Consiglio delle autonomie locali (Cal). La nuova ‘mappa’ provinciale dovrà essere definita entro l’anno, tenendo presenti i requisiti minimi, dei 350.000 abitanti e 2.500 km quadrati.

Con un subemendamento del Pd viene stabilito che i comuni potranno cambiare provincia, tenendo presente il principio della contiguità territoriale. Nel nuovo testo non viene prevista alcuna deroga per le province di Terni, Isernia e Matera, come chiedevano alcuni senatori della maggioranza. L’emendamento stanzia anche 100 milioni per le province, che saranno ‘prelevati’ dal fondo per i rimborsi fiscali alle imprese.


Fonte Rassegna


TAGLI E ACCORPAMENTI DELLE REGIONI. Sulla base dei criteri di riordino delle Province già approvati dal Cdm, su dati Istat, in Piemonte, su 8 Province attuali, quelle salve sarebbero Torino, Cuneo e Alessandria; via le attuali Province di Vercelli, Asti, Biella, Verbano-Cusio e Novara.

In Lombardia rimarrebbero Milano Brescia, Bergamo, Pavia mentre dovrebbero essere accorpate le attuali Province di Lecco, Lodi, Como, Monza Brianza, Mantova, Cremona, Sondrio e Varese.

Nel Veneto rimarrebbero in vita Venezia Verona e Vicenza. Accorpamento in vista per Rovigo, Belluno, Padova, Treviso.

In Liguria su quattro Province attuali ne scompaiono due, Savona e Imperia; salve Genova e La Spezia. In Emilia Romagna si’ a Bologna, Parma, Modena e Ferrara; accorpate Reggio Emilia, Ravenna, Forli’-Cesena, Rimini e Piacenza.

In Toscana, su 10 Province, si salverebbe solo Firenze (via Grosseto, Siena, Arezzo, Lucca, Massa Carrara, Pistoia, Prato, Pisa e Livorno).

In Umbria rimane solo Perugia, ‘salta’ Terni; nelle Marche sarebbero ‘salve’ Ancona Pesaro e Urbino, mentre non hanno i requisiti per sussistere Ascoli Piceno, Macerata e Fermo.

Nel Lazio rimarrebbero Roma e Frosinone, ma dovrebbero essere accorpate Latina, Rieti e Viterbo.

In Abruzzo non subirebbero accorpamenti L’Aquila e Chieti, in Molise rimarrebbe solo la provincia di Campobasso, in Campania salve Napoli, Salerno, Caserta e Avellino, fuori solo Benevento. In Basilicata rimarrebbe in vita la Provincia di Potenza, esclusa invece quella di Matera; in Puglia su 6 Province se ne salvano solo 3: Bari, Foggia e Lecce, da accorpare Taranto, Brindisi e Barletta-Andria.

In Calabria, su 5 Province, si salavano Cosenza, Reggio Calabria e Catanzaro; da accorpare Crotone e Vibo Valentia.

A queste sono da aggiungere le Province nelle Regioni speciali: in Sicilia su 9 ne rimarranno in vita solo 4: Palermo, Agrigento, Catania e Messina. La scure si abbattera’ su Caltanisetta Enna, Ragusa, Siracusa e Trapani.

In Sardegna una debacle: rimarra’ solo la Provincia di Cagliari. Verranno ‘eliminate’ le Province di Olbia Tempio, Medio, Ogliastra, Carbonia, Sassari, Nuoro, Oristano.

Infine in Friuli, su 4 Province iniziali, due rimangono in vita, Trieste e Udine, due vengono tagliate o meglio accorpate: Pordenone e Gorizia.


Redcazione Stato

Spending review: via libera ad emendamento su Province ultima modifica: 2012-07-28T11:53:49+00:00 da Redazione



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Commenti


  • Fabrizio

    Ma che è tutta questa confusione sotto il sole cocente dell’estate italiana?
    Il provvedimento del governo Monti è letteralmente “incostituzionale”, per violazione in un solo atto di ben cinque articoli della Carta fondamentale della Repubblica democratica.
    Il riordino delle province, oltre che illegittimo costituzionalmente, non farà risparmiare nemmeno un euro, col pericolo invece che aumentino le spese per il riaccorpamento dei nuovi super-Enti provinciali, i quali invece faranno solo perdere l’identità dei territori che li comporranno.
    Non servono!?
    Allora si aboliscano tutte indistintamente e 107 le province italiane, comprese quelle delle regioni a statuto speciale, fatta eccezione per la Val d’Aosta ed il Trentino-Alto Adige.
    Servono?!
    Allora le si mantengano tutt’e 107, senza disparità di trattamento fra le une e le altre.
    Tanto i costi sono stati abbondamentemente ridotti dal decreto Monti cosiddetto Salva Italia del dicembre 2011, senza più giunte, né assessori nè elezioni amministrative.
    Il governo dice di aspirare al loro dimezzamento numerico in Italia, ma a forza di emendamenti, e di regioni che cercheranno di limare sui parametri del decreto, per conservarne il più possibile, così andrà a finire come le due proposte in legge finanziaria di Berlusconi – Tremonti del 2010 e 2011, che si arriverà a prevedere l’abolizione di una manciata soltanto di province più piccole, con ingisutizia ancor maggiore.
    Si lasci perdere, che è molto meglio, per non creare altro caos nel Paese.

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