Due persone sono state condotte in carcere, una agli arresti domiciliari. Il provvedimento riguarda un presunto gruppo con base a Cerignola, già al centro dell’operazione eseguita lo scorso 10 luglio.
Nuova operazione dei Carabinieri nell’ambito dell’inchiesta sui violenti assalti ai furgoni portavalori attribuiti a una presunta organizzazione criminale con base a Cerignola.
Nella mattinata di oggi, nelle province di Bari e Foggia, il Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Bari, con il supporto dei comandi territorialmente competenti, ha eseguito un’ulteriore ordinanza di applicazione di misure cautelari nei confronti di sei persone.
Il provvedimento è stato emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bari, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, al termine degli interrogatori preventivi.
Gli indagati sono ritenuti responsabili, a vario titolo, delle ipotesi di reato di associazione per delinquere, furto aggravato, ricettazione e porto o detenzione illegale di armi comuni da sparo. Le contestazioni dovranno essere verificate nel corso del procedimento, nel pieno contraddittorio tra accusa e difesa.
Le misure cautelari
Per due dei destinatari è stata disposta la custodia cautelare in carcere, mentre una terza persona è stata sottoposta agli arresti domiciliari.
Per un altro indagato è stato stabilito l’obbligo di dimora. I restanti destinatari dovranno invece rispettare l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.
Il presunto gruppo con base a Cerignola
Secondo l’ipotesi investigativa, le persone coinvolte farebbero parte, o avrebbero comunque collaborato con, una struttura criminale organizzata specializzata nella preparazione e nell’esecuzione di assalti con modalità paramilitari ai furgoni portavalori.
Il gruppo sarebbe stato in grado di procurarsi autovetture, mezzi pesanti, armi, esplosivi e tutto il materiale necessario per portare a termine azioni particolarmente complesse e violente.
L’operazione rappresenta un ulteriore sviluppo della stessa attività investigativa che, lo scorso 10 luglio, aveva portato all’esecuzione di sette misure cautelari. In quel provvedimento era stata contestata anche l’aggravante del metodo mafioso, sulla base dell’identità dei soggetti coinvolti e delle modalità con cui sarebbero state realizzate le condotte.
L’assalto sulla statale 96 e il furto degli autobus
L’inchiesta aveva già consentito agli investigatori di individuare i presunti responsabili dell’assalto avvenuto il 6 novembre 2024 lungo la strada statale 96, nei pressi di Toritto. Le indagini avevano inoltre riguardato il furto di quattro autobus di linea, sottratti a Ostuni, in provincia di Brindisi, il 15 aprile 2025.
Secondo gli inquirenti, i mezzi sarebbero stati rubati per essere successivamente utilizzati durante nuovi assalti, presumibilmente con la funzione di bloccare le strade, ostacolare l’intervento delle forze dell’ordine o agevolare la fuga dei partecipanti.
Le condotte contestate agli indagati raggiunti dalle nuove misure riguardano, a vario titolo, il furto e l’occultamento di autovetture di grossa cilindrata, il furto degli autobus in provincia di Brindisi e il porto in luogo pubblico di armi da sparo. In alcuni casi, secondo la ricostruzione investigativa, le armi sarebbero state nascoste all’interno dei veicoli utilizzati dagli indagati.



