Edizione n° 6158

Iscriviti al canale Whatsapp

Foggia

Manfredonia

Cronaca

Politica

Sport

Eventi

San Severo

Cerignola

DUNA ASSOLUZIONE Duna di Ippocampo, la Corte dei conti assolve Rup e direttore dei lavori: respinta la richiesta da 2,2 milioni

La Procura regionale contestava a Giuseppe Di Tullo e Gioacchino Angarano un danno erariale pari all’intera somma pagata per l’intervento contro le inondazioni.

AUTORE:
Giuseppe de Filippo
PUBBLICATO IL:
28 Luglio 2026
Focus e Inchieste // Inchieste Foggia //

(esclusiva – copyright statoquotidiano) Si chiude con l’assoluzione da ogni addebito il giudizio contabile sulla ricostruzione della duna di Ippocampo, l’intervento finanziato per proteggere dalle mareggiate e dalle inondazioni una parte della riviera sud di Manfredonia. La Sezione giurisdizionale per la Puglia della Corte dei conti ha respinto integralmente la domanda formulata dalla Procura regionale contro Giuseppe Di Tullo, responsabile unico del procedimento, e Gioacchino Angarano, direttore dei lavori.

Ai due tecnici era stato contestato un presunto danno erariale di 2.208.822,18 euro, corrispondente alla somma erogata dal Comune di Manfredonia all’associazione temporanea di imprese aggiudicataria dell’appalto integrato per la “Ricostruzione duna in località Ippocampo – prima e seconda fase”. La Procura aveva chiesto una condanna solidale, prospettando in via principale il dolo e, in subordine, la colpa grave, con una ripartizione del danno nella misura del 50 per cento ciascuno.

L’opera affonda le sue origini nel protocollo d’intesa sottoscritto nel 2010 tra Regione Puglia, Autorità di bacino e Comune di Manfredonia per individuare possibili rimedi all’erosione costiera e alle frequenti inondazioni che da anni interessavano, in particolare, viale Azzurro e viale Fantasia. Uno studio tecnico-scientifico del Politecnico di Bari aveva successivamente indicato la ricostruzione della duna tra gli interventi urgenti. Nel 2012 la Regione aveva quindi stanziato 2.410.687,70 euro per la realizzazione della prima e della seconda fase dei lavori.

L’inchiesta contabile era partita dopo una serie di segnalazioni relative alle modalità di esecuzione dell’appalto e al ripetersi degli allagamenti.

Negli atti vengono richiamate, tra le altre, le inondazioni del dicembre 2020 e del dicembre 2021, che avrebbero provocato nuovi danni alle abitazioni. Dopo le denunce dei residenti e le richieste di chiarimento rivolte al Comune, la Procura aveva delegato accertamenti alla Guardia di finanza, ricevendo nel gennaio 2025 una relazione corredata dalla documentazione dell’appalto.

Secondo l’impostazione accusatoria, le opere sarebbero risultate incomplete e sostanzialmente inutilizzabili rispetto alla finalità per cui erano state finanziate. Ai convenuti veniva contestato di non aver assunto iniziative adeguate nei confronti dell’appaltatore, anche durante la lunga sospensione dei lavori legata alle procedure ambientali e alla perizia di variante. La somma pagata sarebbe stata, dunque, inutilmente spesa.

ESTERNO CORTE DEI CONTI DI BARI - (PH STATO QUOTIDIANO)
ESTERNO CORTE DEI CONTI DI BARI – (PH STATO QUOTIDIANO)

 

La Corte dei conti è arrivata però a conclusioni opposte. Nella sentenza, il Collegio rileva innanzitutto un “evidente vizio genetico di ordine logico” nell’ipotesi della Procura. Per attribuire ai due tecnici una responsabilità derivante da condotte omissive, sarebbe stato necessario dimostrare preliminarmente, attraverso elementi tecnici, che le opere eseguite fossero realmente inidonee, anche solo in parte, a mitigare gli effetti delle mareggiate. Una prova che, secondo i giudici, non è stata fornita.

La pretesa risarcitoria viene definita priva di un sufficiente principio di prova: non risultava supportata da una perizia tecnica capace di dimostrare il nesso tra gli interventi realizzati, gli allagamenti successivi e l’asserita inutilità dell’intera spesa. La sola circostanza che nella zona si siano verificati nuovi episodi di inondazione non poteva provare automaticamente che il sistema di protezione fosse del tutto inutile o che i fondi pubblici fossero stati integralmente sprecati.

Un peso rilevante ha avuto anche il collaudo tecnico-amministrativo depositato nel corso del processo. Nel marzo 2026 era stato prodotto l’atto unico di collaudo e, ad aprile, il Comune aveva preso atto dell’esito procedendo alla liquidazione del saldo dovuto all’appaltatore per i lavori effettuati. La Procura aveva sostenuto che quel collaudo riguardasse soltanto le opere realizzate e contabilizzate e non dimostrasse la piena funzionalità dell’intero progetto. La Corte ha tuttavia ritenuto che proprio l’intervenuto collaudo smentisse uno dei presupposti centrali dell’accusa, cioè l’idea che le opere non fossero collaudabili o fossero completamente inutilizzabili.

Il Collegio ha inoltre giudicato inammissibile la richiesta, avanzata dal pubblico ministero soltanto nell’udienza conclusiva, di disporre una consulenza tecnica d’ufficio per accertare la funzionalità delle opere e l’incidenza degli interventi non realizzati. Per i giudici, la consulenza non poteva essere utilizzata per colmare tardivamente le carenze probatorie della parte attrice, alla quale spettava dimostrare i fatti posti alla base della domanda risarcitoria.

La sentenza esclude anche la connotazione dolosa delle condotte. Gli elementi indicati dalla Procura, tra cui l’asserita volontà di favorire il sindaco dell’epoca e il coinvolgimento di Di Tullo in altre indagini, sono stati ritenuti “suggestioni e illazioni” non sufficienti a fondare una responsabilità amministrativa. Anche la scelta di non procedere immediatamente allo scioglimento del contratto con l’impresa è stata letta nel quadro di una vicenda complessa, segnata dai tempi delle valutazioni ambientali e dal rischio di possibili pretese risarcitorie dell’appaltatore.

La Corte ha quindi dichiarato la domanda della Procura regionale integralmente infondata, assolvendo Di Tullo e Angarano da ogni addebito. Il Comune di Manfredonia è stato condannato a sostenere i compensi professionali delle difese, quantificati in 7.000 euro per ciascun convenuto, oltre rimborso forfettario del 15 per cento, Iva e contributo previdenziale. La decisione è stata assunta nella camera di consiglio del 17 giugno 2026.

Articolo copyright StatoQuotidiano.it, a cura di Giuseppe de Filippo

3 commenti su "Duna di Ippocampo, la Corte dei conti assolve Rup e direttore dei lavori: respinta la richiesta da 2,2 milioni"

  1. NON SI PARLA DI COME DA UN VILLAGGIO TURISTICO E’ STATO BARBARAMENTE COSTRUITO PAESE SENZA REGOLA DI COSTRUZIONE……..

  2. E le barbarie incredibili commesse distruggendo centinaia di scogliera secolare di incalcolabile valore, creazioni paludi (entrambi in pieno centro urbano – lungomare del sole) e la costruzione di una stazione fantasma?

  3. E di un ponte iniziato e non finito…e di un campo sportivo e relative piste di atletica… non interessa a nessuno, da tanto, tanto tempo.
    Che pawse fi Pulcinella… il tutto alla luce del sole, mentre nelle scure stanze si progetta l’irrealizzabile e questo perché le opere pubbliche le paga sempre Pappagone.

Lascia un commento

“Non c'è via per la felicità: la felicità è la via.” – Thich Nhat Hanh

Anonimo

Compila il modulo con i tuoi dati per inviare segnalazioni, denunce o disservizi.

Compila il modulo con i tuoi dati per promuovere la tua attività locale, pubblicizzare un evento o per proposte di collaborazione.

Nessun campo trovato.

LASCIA UN COMMENTO