Un incontro urgente sulla nuova governance, sulla vertenza ancora aperta e sulla tenuta delle relazioni industriali. È la richiesta avanzata dalle segreterie territoriali e aziendali di FP CGIL e FP CISL alla Commissione di indirizzo e vigilanza della Fondazione Casa Sollievo della Sofferenza. La lettera, datata 28 agosto 2026 e indirizzata anche a Papa Leone XIV, contesta con toni netti il modo in cui i sindacati hanno appreso il riassetto dei vertici aziendali e avverte che, in assenza di risposte, la mobilitazione del personale sarà rilanciata.
Al centro della protesta c’è la comunicazione delle decisioni riguardanti il rinnovo del Consiglio di amministrazione, la conferma del direttore generale e l’attribuzione di ulteriori deleghe apicali. Secondo le organizzazioni, queste notizie sarebbero state conosciute soltanto attraverso la stampa e i social network, quando le scelte erano già state compiute. Una modalità giudicata lesiva delle prerogative di chi rappresenta lavoratrici e lavoratori, soprattutto in una fase segnata da forti tensioni interne.
FP CGIL e FP CISL precisano di non rivendicare un ruolo di cogestione né di voler invadere competenze assegnate ad altri organismi. Chiedono però che il sindacato non sia ridotto a spettatore e che riceva informazioni e occasioni di confronto adeguate. Apprendere da un post o da un articolo la configurazione della governance, sostengono, compromette la trasparenza e indebolisce il tavolo delle relazioni industriali proprio quando sarebbe necessario renderlo più solido.
La questione del metodo si intreccia con quella di merito. Lo stato di agitazione del personale, ricordano le sigle, resta formalmente aperto su tutti i punti principali della vertenza. Si tratta di temi che sarebbero già noti alla Commissione, al management aziendale e all’opinione pubblica, perché affrontati nei precedenti incontri e ripresi dagli organi di informazione. Il riassetto dei vertici non ha dunque cancellato le ragioni della protesta, né ha prodotto le risposte che i rappresentanti dei lavoratori attendono.
Un ulteriore elemento di incertezza riguarda la convocazione prevista per il 17 settembre presso la sede dell’ARIS a Roma. Nella lettera i sindacati segnalano che, al momento della trasmissione, non era arrivata alcuna revoca formale dell’appuntamento. Il dato viene indicato come prova di una comunicazione ridotta tra i diversi centri decisionali e di un quadro organizzativo ancora poco chiaro. Anche su questo punto viene richiesta una posizione certa, per evitare che il confronto proceda attraverso informazioni frammentarie o non ufficiali.
La Commissione destinataria della richiesta è presieduta da Maximino Caballero Ledo e coordinata da Fabio Gasperini; tra i membri indicati nella missiva figurano monsignor Paolo Rudelli, monsignor Giordano Piccinotti e monsignor Giorgio Ferretti. A loro le segreterie chiedono di promuovere rapidamente un tavolo istituzionale capace di entrare nel merito delle questioni irrisolte. L’obiettivo dichiarato è ottenere risposte immediate, certe e concrete, non un semplice passaggio interlocutorio.
La vertenza riguarda una realtà sanitaria di grande rilievo per San Giovanni Rotondo e per un bacino molto più ampio. Il peso sociale e occupazionale di Casa Sollievo rende, secondo i sindacati, indispensabili relazioni fondate su chiarezza e tempestività. Le scelte di vertice non possono essere separate dal clima aziendale e dalle rivendicazioni del personale.
Nella parte conclusiva della lettera, CGIL e CISL fissano anche il possibile sviluppo della protesta. Se non arriveranno risposte adeguate o un immediato cambio di rotta, annunciano il ricorso a ogni forma di iniziativa politica, sindacale e legale ritenuta utile a difendere diritti e dignità dei dipendenti. Il richiamo alla mobilitazione non viene presentato come un’ipotesi astratta, ma come la prosecuzione di uno stato di agitazione già in corso.
La richiesta del 28 agosto pone quindi due questioni inseparabili: il contenuto della vertenza e la qualità del confronto. Da una parte ci sono i nodi ancora insoluti che riguardano il personale; dall’altra la necessità che le rappresentanze sindacali vengano coinvolte attraverso canali ufficiali e tempi compatibili con la delicatezza delle decisioni. Ora la risposta della Commissione e l’eventuale convocazione del tavolo diranno se sarà possibile riaprire un dialogo strutturato o se il conflitto entrerà in una nuova fase.




Secondo me è stata forzata troppo la mano e la situazione sta prendendo una piega che piacerà poco ai sindacati.