Un patrimonio medievale riemerso dopo secoli e oggi minacciato dal degrado torna al centro dell’attenzione pubblica. Il Comune di Manfredonia ha avviato il percorso per il recupero e la conservazione degli affreschi della Cappella della Maddalena, all’interno di Palazzo San Domenico. L’intervento è seguito congiuntamente dagli assessorati alla Cultura e all’Urbanistica, dagli uffici comunali e dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, chiamata a orientare le scelte tecniche su un bene sottoposto a tutela.
La cosiddetta Cappella corrisponde alla parte absidale, più propriamente al coro, dell’antica chiesa tardoduecentesca legata al complesso domenicano fondato in età angioina. Sulle sue pareti si conservano opere che raccontano la storia religiosa e artistica più antica della città: gli affreschi di San Nicola e San Domenico, l’Albero di Jesse, raffigurazione della genealogia della stirpe di David, e la Maddalena con la deposizione di Cristo. In più punti, però, le superfici risultano fortemente compromesse dal tempo e dalle condizioni ambientali.
La storia dell’ambiente è complessa. Nel corso dei secoli l’abside fu separata dal resto della chiesa, colmata di detriti e interrata. In seguito venne utilizzata come torre di avvistamento e poi come pertinenza del carcere. Soltanto nel 1895 lo spazio tornò alla luce, rivelando la propria funzione originaria e gli affreschi rimasti nascosti. Quella riscoperta aprì immediatamente anche il problema della conservazione, come dimostrano documenti di fine Ottocento.
Le carte del Fondo Bernich, custodite dalla Società Napoletana di Storia Patria, attestano che già nel 1897 il Comune aveva chiesto al Ministero della Pubblica Istruzione un contributo per il restauro della Cappella. A più di un secolo di distanza, la stessa esigenza si ripropone con urgenza, mostrando la fragilità di un ciclo pittorico esposto a condizioni sfavorevoli.
Nel progetto originario per il recupero della parte inferiore del chiostro comunale non era previsto uno specifico intervento sulle superfici dipinte della Cappella. L’assessorato alla Cultura ha quindi richiamato l’attenzione sulla necessità di includere anche questo patrimonio e di costruire un percorso autonomo, fondato prima di tutto sulla conoscenza dello stato di conservazione. In questa fase un contributo è arrivato dall’architetto Antonello D’Ardes, progettista del Museo civico, al quale l’assessora al Welfare e Cultura Maria Teresa Valente ha chiesto supporto per avviare l’interlocuzione con la Soprintendenza.
Il Comune ha affidato nei giorni scorsi a Maddalena Restauri di Maddalena Leonardo, operatore specializzato nel restauro dei beni culturali, la prima fase delle indagini propedeutiche. Le verifiche dovranno individuare le cause del degrado, a cominciare dai fenomeni di umidità provenienti dagli ambienti sottostanti. Saranno valutate anche l’adesione degli strati pittorici e quella dell’intonaco, due aspetti essenziali per comprendere la stabilità delle superfici e il rischio di ulteriori perdite.
Le prove previste serviranno a definire la soluzione conservativa più corretta. Prima di intervenire materialmente sugli affreschi sarà infatti necessario conoscere i meccanismi che ne provocano il deterioramento, distinguere le aree più vulnerabili e concordare con gli organi competenti metodi e materiali compatibili. È un passaggio decisivo: un restauro efficace non può limitarsi agli effetti visibili, ma deve affrontare le cause che compromettono il bene e programmare anche la conservazione successiva.
«Custodire questi luoghi significa custodire la storia di Manfredonia», afferma il sindaco Domenico La Marca, sottolineando il dovere di trasmettere il patrimonio alle future generazioni. Maria Teresa Valente evidenzia invece l’inaccettabilità del rischio che opere sopravvissute a secoli di vicende possano andare definitivamente perdute. L’assessore all’Urbanistica Giovanni Mansueto richiama infine la necessità di approfondimenti tecnici e competenze specialistiche, proprio per la natura tutelata del bene.
L’avvio delle indagini non coincide ancora con il restauro, ma ne è la premessa indispensabile. Dalle analisi dovranno emergere diagnosi, priorità e interventi necessari, utili anche a definire tempi e risorse. Il Comune prova così a trasformare l’allarme in un progetto concreto. Salvare gli affreschi significa restituire futuro a uno spazio che ha attraversato la storia



