MANFREDONIA – Una forte irritazione alla gola, conati e vomito dopo aver portato alla bocca un mollusco raccolto nelle acque del golfo di Manfredonia, nei pressi del porto. A raccontare l’accaduto è Raffaele, convinto inizialmente di avere trovato un “caperrone”, nome locale con il quale vengono indicati alcuni murici consumati nella tradizione marinara.
Solo in seguito, confrontando fotografie e risultati trovati online, Raffaele ha ipotizzato che potesse trattarsi di un altro gasteropode marino, forse il cosiddetto “tritone peloso”, molto simile a prima vista ad alcune specie commestibili.
«Mi ha ingannato proprio la somiglianza», racconta. «Per fortuna non l’ho ingerito: l’ho sputato e poi ho vomitato. Ho avvertito anche problemi alla gola. Sono stato incosciente a non andare subito al pronto soccorso».
«Lo racconto soltanto per mettere in guardia gli altri. Qualcuno potrebbe trovarsi nella mia stessa situazione, scambiarlo per un caperrone e mangiarlo. Io sono stato fortunato».
Le immagini condivise mostrano, a scopo di confronto, alcune conchiglie comunemente chiamate murici e schermate di una ricerca effettuata tramite riconoscimento fotografico. Una fotografia, però, non è sufficiente per stabilire con certezza la specie, né per determinare se un esemplare sia commestibile o responsabile dei sintomi denunciati. Il nome “tritone peloso” viene generalmente associato a Monoplex parthenopeus, gasteropode marino predatore della famiglia Cymatiidae, caratterizzato da una conchiglia ricoperta da un evidente rivestimento filamentoso. La presenza della specie nel Mediterraneo è documentata, ma l’identificazione dell’animale raccolto a Manfredonia richiederebbe l’esame di un biologo marino o degli organismi sanitari competenti. La classificazione tassonomica di Monoplex parthenopeus è riportata anche dal portale internazionale GBIF.
Non è quindi possibile affermare, sulla sola base delle immagini o di una risposta automatica di Google, che il mollusco fosse proprio un tritone peloso, che contenesse una determinata tossina o che l’uomo abbia rischiato concretamente la morte. Anche il malessere potrebbe avere cause diverse, dall’irritazione locale a una reazione individuale o a una contaminazione dell’alimento.
In presenza di vomito persistente, difficoltà a deglutire o respirare, debolezza, alterazioni neurologiche o perdita di coscienza bisogna chiamare immediatamente il 112. In caso di sospetta intossicazione è inoltre opportuno contattare un Centro antiveleni e non provocare autonomamente il vomito. Il Centro antiveleni dell’Azienda ospedaliero-universitaria Careggi, operativo 24 ore su 24 al numero 055 7947819, raccomanda espressamente di non aspettare in caso di esposizione sospetta; indicazioni analoghe sono fornite dalla Croce Rossa Italiana.




Dunque, se come sembra, Raffaele ha “…. portato alla bocca un mollusco raccolto nelle acque del golfo di Manfredonia, nei pressi del porto” – il problema non è aver confuso un “tritone” con un “caperrone”, ma è di ben alta natura….almeno credo!