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118 FIALS Sicurezza del 118, FIALS: «Le body-cam non bastano, servono formazione e prevenzione»

Il sindacato non contesta l’utilità delle registrazioni sul piano giudiziario

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
28 Agosto 2026
Cronaca // Foggia //

Le body-cam possono documentare un’aggressione, ma non sono sufficienti a impedirla. È la posizione della FIALS di Foggia, che interviene nel dibattito sulla sicurezza degli operatori del Servizio di emergenza territoriale 118 della Capitanata e chiede alla Asl un piano straordinario fondato sulla prevenzione, sulla formazione pratica e sul coordinamento con le forze dell’ordine. Per il segretario provinciale Achille Capozzi, affidare alle telecamere indossabili il compito di proteggere medici, infermieri, autisti e soccorritori rischia di alimentare un falso senso di sicurezza.

Il sindacato non contesta l’utilità delle registrazioni sul piano giudiziario. Le immagini possono infatti aiutare a ricostruire gli episodi, identificare i responsabili e fornire elementi di prova dopo il fatto. Il punto, sostiene la FIALS, è che la tecnologia interviene quando la violenza si è già consumata. Una persona in forte stato di alterazione emotiva o in preda a un’aggressività incontrollata potrebbe non essere frenata dalla presenza di una telecamera. La priorità, dunque, deve essere evitare che il conflitto degeneri e mettere il personale nelle condizioni di riconoscere e gestire tempestivamente le situazioni più rischiose.

Da qui la richiesta rivolta alla direzione generale della Asl di Foggia di costruire una strategia articolata su tre assi. Il primo riguarda una formazione di alto livello, affidata a società o enti esterni con esperienza documentata nel campo della sicurezza sanitaria e comportamentale. FIALS sollecita un programma rivolto sia agli equipaggi del 118 sia al personale della Centrale operativa, con moduli dedicati alle tecniche di de-escalation, alla comunicazione d’emergenza, alla gestione dello stress e all’autocontrollo nei contesti critici.

Non corsi puramente teorici o adempimenti formali, precisa Capozzi, ma esercitazioni e simulazioni sul campo che riproducano scenari realistici. L’obiettivo è fornire agli operatori strumenti immediatamente utilizzabili: valutare i segnali di pericolo, mantenere una comunicazione efficace, ridurre la tensione e sapere quando è necessario attendere l’arrivo delle forze dell’ordine prima di entrare in azione. La gestione del rischio, secondo il sindacato, deve diventare parte integrante dell’organizzazione del servizio e non essere lasciata alla sola esperienza individuale di chi si trova in ambulanza.

Il secondo asse è il rafforzamento dei protocolli con Prefettura, Polizia e Carabinieri. La FIALS chiede procedure capaci di garantire un raccordo rapido tra Centrale operativa e comandi territoriali, soprattutto quando la chiamata proviene da aree considerate geograficamente o socialmente più esposte oppure segnala risse, minacce e comportamenti violenti. In questi casi deve essere previsto, quando necessario, l’intervento contestuale o il supporto preventivo di una pattuglia, così da evitare che i soccorritori raggiungano da soli uno scenario non ancora messo in sicurezza.

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Achille Capozzi, segretario provinciale FIALS Foggia

Il terzo fronte comprende le tutele successive all’aggressione. Il sindacato richiama la piena applicazione delle norme a difesa degli esercenti le professioni sanitarie e sociosanitarie, la procedibilità d’ufficio nei confronti dei responsabili e l’impegno dell’azienda a offrire gratuitamente assistenza legale e sostegno psicologico ai dipendenti vittime di violenza. Anche questa fase, osserva la FIALS, non può dipendere dall’iniziativa del singolo lavoratore, ma deve essere disciplinata da un percorso aziendale certo e accessibile.

La presa di posizione nasce da una preoccupazione diffusa tra gli addetti dell’emergenza-urgenza. Chi lavora sul territorio entra in abitazioni, strade e luoghi pubblici senza conoscere tutte le condizioni che troverà. Alla complessità clinica si aggiunge un rischio ambientale che può coinvolgere anche l’equipaggio. Su questa imprevedibilità, sostiene il sindacato, occorre intervenire con preparazione, informazioni tempestive e procedure condivise.

Capozzi invita quindi la Asl di Foggia a convocare con urgenza un tavolo tecnico. Al centro del confronto dovrebbero esserci il programma formativo specializzato, l’aggiornamento dei protocolli di sicurezza e le modalità di sostegno agli operatori coinvolti negli episodi di violenza. Le body-cam possono rientrare nel sistema di tutela, ma come uno degli strumenti disponibili e non come risposta unica. Per la FIALS, la misura dell’efficacia non sarà il numero di aggressioni registrate, bensì la capacità dell’organizzazione di prevenirle e di assicurare a ogni lavoratore il rientro a casa in sicurezza al termine del turno.

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