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GIOVANNI LA TORRE Giovanni La Torre, Teramo ricorda il poliziotto che sfidò il terrorismo

A pochi giorni dal primo anniversario della scomparsa, il ricordo dell’ex dirigente della Digos: l’attentato del 1979, le indagini e l’impegno nella protezione civile.

AUTORE:
Michele Solatia
PUBBLICATO IL:
28 Settembre 2026
Manfredonia // Notizie in piazza //

Il prossimo 3 ottobre sarà passato un anno dalla morte di Giovanni La Torre, ispettore superiore della Polizia di Stato e per decenni figura di riferimento della Digos di Teramo. Aveva 77 anni. Nato in Puglia, aveva fatto della città abruzzese il centro della propria vita professionale e familiare.

La Torre nacque a Monte Sant’Angelo, in provincia di Foggia, il 21 gennaio 1948. Entrò nel Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza nel 1966 e, dopo le esperienze a Firenze e Torino, arrivò alla Questura di Teramo nell’agosto del 1974. Qui lavorò dapprima all’Ufficio Politico, poi guidò la sezione Digos dal 1986 al 1989. Dal 1990 ne fu coordinatore e dirigente fino al pensionamento, nel 2000. A Teramo costruì anche la sua famiglia, insieme alla moglie Maria Gaetana e al figlio Pasquale.

Gli anni del terrorismo segnarono profondamente il suo servizio. Il 20 febbraio 1979, nei pressi della propria abitazione, La Torre fu vittima di un attentato rivendicato dalla sigla «Comunisti Combattenti». Il suo nome venne in seguito ritrovato negli schedari sequestrati in covi delle Brigate Rosse tra Abruzzo e Marche, tra quelli delle persone indicate come bersagli. Le minacce non interruppero la sua attività investigativa contro l’eversione di estrema sinistra e di estrema destra. Il suo lavoro lo portò anche a collaborare, a Londra, alle operazioni che condussero all’arresto di Valerio Viccei.

Negli anni Novanta si occupò inoltre di indagini sulla corruzione, ricevendo riconoscimenti per il lavoro svolto. Accanto all’attività di polizia, si impegnò nella rappresentanza dei colleghi: nel 1981 fu tra i fondatori del Sindacato Autonomo di Polizia e ricoprì incarichi a livello provinciale, regionale e nazionale.

Il suo impegno si estese anche alle emergenze. Dopo il terremoto del Belice del 1968 partecipò ai soccorsi nelle località colpite. In occasione del sisma dell’Irpinia del 1980 contribuì, per la Prefettura di Teramo, all’organizzazione degli aiuti e della logistica. Dopo il pensionamento continuò a collaborare con associazioni di volontariato e di protezione civile.

Nel corso della carriera ricevette diverse onorificenze, tra cui quelle di Cavaliere e Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Nel 2019 gli fu conferito il Premio nazionale Paolo Borsellino per l’impegno nel trasmettere ai giovani la cultura della legalità.

A ricordarlo oggi sono la sua storia di servizio e il legame con Teramo: una città che La Torre scelse, difese e continuò a servire anche dopo aver lasciato la divisa.

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