Si è conclusa ieri, domenica 27 settembre, la quattro giorni organizzata per il cinquantesimo anniversario dello scoppio della colonna di arsenico dell’ANIC, avvenuto il 26 settembre 1976.
Quattro giornate caratterizzate da un forte valore civile e dalla partecipazione di una comunità che, a distanza di mezzo secolo, continua a chiedere verità, giustizia e tutela della salute.
A fronte del significato della ricorrenza, tuttavia, viene evidenziata l’assenza di alcuni importanti rappresentanti istituzionali, tra cui il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, e il sindaco di Monte Sant’Angelo, Pierpaolo d’Arienzo, entrambi assenti per impegni istituzionali.
Secondo Raffaele Fatone, già consigliere comunale, queste assenze rappresentano un segnale negativo nei confronti dell’amministrazione locale, degli organizzatori e, soprattutto, dei cittadini di Manfredonia. Una mancanza che, a suo giudizio, rischia di ridimensionare il valore della manifestazione e di mortificare l’impegno di chi ha contribuito a mantenerne viva la memoria.
Il confronto con altre tragedie industriali viene indicato come particolarmente significativo. A Seveso, in occasione del cinquantesimo anniversario del disastro industriale, è intervenuto personalmente il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, insieme ai vertici delle istituzioni nazionali e regionali. A Manfredonia, invece, una ricorrenza di analoga importanza non avrebbe ricevuto la stessa attenzione istituzionale.
La tragedia del 1976, però, non appartiene soltanto al passato. Le conseguenze dell’incidente continuano infatti a interessare il territorio e la popolazione.
Nel 1976 furono disperse circa 40 tonnellate di anidride arseniosa. Le indagini epidemiologiche hanno documentato eccessi di mortalità per tumori polmonari e patologie cardiovascolari. Tra i lavoratori maggiormente esposti all’arsenico è stata inoltre rilevata una perdita media di cinque anni di vita rispetto ai colleghi meno esposti.
Fatone richiama l’attenzione anche sull’eventuale assenza del Dipartimento di Prevenzione dell’ASL, qualora fosse stato regolarmente invitato agli appuntamenti, in un momento nel quale, a cinquant’anni dal disastro, la bonifica dell’area non è ancora conclusa.
A occuparsi degli interventi è ENI Rewind, società appartenente allo stesso gruppo industriale legato alla storia dell’inquinamento. Una circostanza che, secondo Fatone, rende ancora più importanti controlli pubblici, indipendenti e trasparenti sull’efficacia delle opere di bonifica e sulle garanzie per la salute della popolazione.
«Chi controlla chi bonifica? Chi verifica l’efficacia degli interventi? Chi garantisce la tutela della salute dei cittadini?»
Nel suo intervento, Fatone esprime quindi riconoscenza agli organizzatori e all’Amministrazione comunale per aver mantenuto alta l’attenzione sulla vicenda e per aver contribuito a preservarne la memoria.
Allo stesso tempo, manifesta il proprio rammarico per le assenze istituzionali, auspicando che lo stesso sentimento possa essere condiviso dagli organizzatori e dall’amministrazione locale.
«Perché non si tratta soltanto di una mancata partecipazione, ma di una grave mancanza di sensibilità e rispetto verso un’intera comunità», sottolinea.
Il messaggio conclusivo è rivolto alla necessità di garantire a Manfredonia la stessa attenzione riservata ad altre comunità colpite da tragedie industriali.
«Manfredonia non chiede privilegi, ma la stessa dignità, attenzione e rispetto riconosciuti ad altre comunità segnate da tragedie industriali».
E, a cinquant’anni dall’incidente, Fatone conclude: «La nostra città merita di non essere lasciata sola».




Se tutto quello che sta la sotto,lo si toglie e lo si porta a un metro da Monte Sant’Angelo,vedi come partecipa D’arienzo.
Impegni istituzionali,a fest d san Michel.
Aumenteranno le brutte malattie, non frega niente a nessuno seriamente delle giacenze orribili e terribili e letali che stanno li. Tutti uniti a tenere a bada la popolazione con pane e circense e anche coltivare speranze per il futuro ! Tutti uniti, per distogliere dai problemi gravissimi che attanagliano i cittadini di Manfredonia. Solo chiacchiere morte. Il cimitero non c’è la fa piu a contenere tante bare. E non solo veleni, incendi, rifiuti tossici, inquinamento Candelaro e tanto altro. Evviva la città dei balocchi, essi vanno distratti e illusi e incultata anche l’idea della speranza…nella provvidenza divina.Manfredonia ad alto rischio sismico, sventato o quasi il rischio del colossale deposito di Gpl.. che succederebbe forte attività tellurica nella zona dei terribili veleni sotterrati? Davvero pensate che i poteri forti locali si preoccupino seriamente per la nostra salute?
Negli anni 70 si parlava di una centrale nucleare da costruirsi in zona cave Santa Lucia S.S.89…vigilare…vigilare…vigilare.
Leggende metropolitane narravano di trivellazioni espletate da so da chi forse tecnici o scienziati..nel farlo scoprirono qualcosa di sconvolgente, interruppero la trivellazione, la misero in sicurezza e scapparono via. Leggende che io piccolino ascoltavo dagli adulti…
Da quanda chiacchiere mort…
Un altra cariolata di parole vuote.
Da tecnico hai fatto denuncia alla procura della Repubblica arpa, ministero dell’ambiente e della salute.
Ottimo intervento dell’ing. Fatone. Dopo 50 anni dall’incidente Manfredonia rimane ancora un Sin all’ombra di quello di Seveso.
E’ stato un grande 50enario, molto sentito e partecipato. Le parole chiave sono state Ricerca, Salute, Ambiente, Storia, Cultura, Teatro, Politica e Terzo Settore.
Un grande plauso va a tutti quanti.
L’annosa questione del sin va gestita nella maniera piú smart possibile.
Quei veleni rimarranno dove stanno sino alla fine dei tempi…