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Attenzione pugliesi, arriva l’Adriazia


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I confini dei Italia, Padania e Adriazia (image: adriazia.com)

Foggia – E va bene, concediamoci una risata. Facile, di fronte a proposte dal vago sapore retrò. Un tempo era l’Italia. Unita, unica e coesa. Nulla di sognante, vivaddio. Il paese imperfetto per antonomasia. A Liberazione non ancora avvenuta, data di scadenza 1943, una geremiade di micro patriottismi a volte ridevoli, altre volte stucchevoli presero vigore. Fu Regno d’Italia contro Repubblica di Salò, come erano già state, prima, Repubblica Romana e Gallia Cisalpina, Papato e Impero, Regno delle Due Sicilie e Comuni. Lo sbarco alleato rintuzzò le voglie secessioniste della Sicilia, percorsa opportunisticamente da un movimento anglo-mafioso che ne pretendeva il distaccamento (anche politico) dal continente e, si disse, l’assoggettamento agli Stati Uniti. San Marino e Vaticano, fermi ed immoti, docent.

Torniamo al proposito iniziale: ridere. Almeno, sorridere. Internet è un fantastico portatore (in)sano di idee e proposte e, per giunta, un ottimo conduttore delle stesse. Che, anzi, spesso più sono pacchiane, più circolano. Eccola lì la palma d’oro del decennio: nasce l’Adriazia. Adesso, per carità, non creiamo allarmismi. Malgrado il nome idiota, il principio ancora più idiota e l’impianto comunicativo estremamente più idiota, non si tratta di una nuova influenza. Ma di un virus meno serio. E meno pandemico.

VIA DALL’ITALIA – Presupposto: l’Italia. Non come storicamente intesa. Venti regioni, la nazione dei (fu) cento capoluoghi. Nossignore. Ma un coacervo di spazi e dialetti “così unici – recita una sottospecie di manifesto programmatico – che diventano lingue”; di storie e di tratti somatici vari “germanici e arabi”. Senza dimenticare i “modi di pensare e di vivere legati alle tradizioni secolari”. Un copione perfetto per scenografare il video clip postumo della gaberiana “Io non mi sento italiano” (“Ma per fortuna o purtroppo lo sono”, sentenziava GG). Una sommatoria poetica e romantica, un po’ Saladino, un po’ Attila, un po’ Giulio Cesare, un po’ Federico Barbarossa, un po’ Carlo Magno, un po’ Federico di Svevia, repressa brutalmente da quegli sporchi e prepotenti risorgimentali. Meglio, “la mano di un Regno di ponente […] che ha unificato ciò che la storia ha sempre diviso”.

IL MONA – Che le divisioni storiche siano state dettate non dal lancio di un dado, bensì da capi militari, re e feudatari, conti e duchi, papi ed imperatori, poco conta. Perciò, è l’ora di dar vita all’Adriazia. Popoli dell’Adriatico unitevi! C’è da metter su un’intera nazione. Da Trieste ad Otranto, da Ancona a Venezia, da Pescara a Bari, una sola lunghissima striscia di terra bagnata dal mare che già Veneziani e Turchi si contesero.
D’altronde, si lamentano con solerzia dal M.O.N.A. (Movimento Organizzato Nazionalisti Adriatici) “dal 1996 esiste una nazione detta padania (con lettera rigorosamente minuscola, ndr) che ha dichiarato l’indipendenza, quindi la secessione, dallo stato Romano (sic, ndr). La pretesa eredità ancestrale dei padani è Celtica e Longobarda, da non mescolarsi con quella Mediterranea, da sempre propensa a non lavorare e suonare il mandolino”. Roba forte. E allora, si chiedono gli Adriaziani (a proposito, come caspita si chiameranno?), se Bossi e Borghezio hanno conquistato il potere a suon di eruttazioni e rigurgiti d’odio, perché non imporre alto anche il vessillo con giara e bicroce a sfondo giallo?

VIA DA ROMA, VIA DA MILANO. LE MANI SULLA PUGLIA – “Via da Roma, Via da Milano”. Il potere nazionale ritorni in riva all’Adrias, un tempo rotta commerciale, oggi commercialisti a frotte (in vacanza). Cartina alla mano, il piano d’azione c’è tutto e fa tremare i polsi a Berlusconi e Napolitano. Roba che le trame golpiste nemmeno si sognavano. Mentre attendiamo con trepidazione e timore l’alleanza del M.O.N.A con il F.L.N.G. (ovvero, Fronte di Liberazione Nani da Giardino), leggiamo dei piani di conquista. Che, senza scherzare e senza vergogna, definiscono “annessione”. Hitler, a questi MON-adi avrebbe fatto un baffo (probabilmente Mussolini un capello e Clinton chissà). E titubiamo. Perché sono tutti concentrati a studiare cosa farne della Puglia. Faccia attenzione Nichi Vendola, perché, per gli Adriatici, la Puglia è “speciale”, “testa di ponte per il Mediterraneo e i Balcani” Perciò, nei piani di anschluss, “si configura come una terra per sua natura integrata nella temperie culturale di quei popoli marittimi, quali gli Adriati, latori di una Weltanschauung cosmopolita, mercantile e, sostanzialmente, Levantina”. Resta, ai conquistadores, un solo dubbio: Taranto. La città dell’Ilva ha, balnealmente parlando, accesso allo Ionio. Dunque, geograficamente, dovrebbe essere estromessa. Tuttavia, “il M.O.N.A. in base ad alcune considerazioni (di carattere culturale, politico, militare ed economico accuratamente elencate punto per punto, ndr), si pronuncia per l’annessione di questa provincia, quindi dell’intera Puglia, all’interno della nazione Adriatica”.

“IL FONDANTE SILLOGISMO DI CEPPAGATTI” – La rivoluzione adriatica è pronta. In nome “del famosissimo e fondante sillogismo di Ceppagatti: Se può esistere la Padania, può esistere anche l’Adriazia. Se non può esistere l’Adriazia, non può esistere neanche la Padania”.


p.ferrante@statoquotidiano.it

Attenzione pugliesi, arriva l’Adriazia ultima modifica: 2010-10-28T18:26:28+00:00 da Piero Ferrante



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