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"NO PASSACARTE" Manovra “blindata” alla Camera, opposizioni all’attacco: «Non siamo passacarte»

Il 29 dicembre il voto sulla fiducia

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
28 Dicembre 2025
Economia // Prima pagina //

Rush finale, tra polemiche e tensioni politiche, per la legge di Bilancio 2026. Dopo il via libera del Senato, la manovra è approdata alla Camera in una versione sostanzialmente immodificabile, riaccendendo lo scontro tra governo e opposizioni, che denunciano un Parlamento ridotto a ratificare decisioni già prese.

Al centro delle critiche c’è il metodo scelto dall’esecutivo. Il testo arrivato a Montecitorio è infatti “blindato”: per ragioni di calendario e per evitare l’esercizio provvisorio, non sono previsti margini reali per la presentazione e la discussione degli emendamenti. Un passaggio che ha provocato la dura reazione delle forze di minoranza, che parlano apertamente di compressione del dibattito parlamentare.

La protesta delle opposizioni

Durante l’esame in Aula e in Commissione Bilancio, i gruppi di opposizione hanno contestato tempi e modalità dell’iter, definendo l’esame della manovra una mera formalità. «Non siamo passacarte», è il messaggio che ha sintetizzato il malcontento, con l’accusa al governo di svuotare il ruolo del Parlamento proprio sulla legge più importante dell’anno.

Secondo le opposizioni, l’impossibilità di intervenire sul testo e l’ennesimo ricorso alla fiducia rappresentano una forzatura istituzionale che limita il confronto democratico e impedisce di incidere sulle scelte economiche e sociali contenute nella manovra.

La fiducia come scelta obbligata per il governo

Dal canto suo, l’esecutivo rivendica la necessità di procedere rapidamente. La decisione di porre la questione di fiducia anche alla Camera rientra in una strategia già adottata al Senato, dove la manovra è stata approvata attraverso un maxiemendamento del governo.

La linea della maggioranza è chiara: garantire l’approvazione della legge di Bilancio entro il 31 dicembre, mettendo in sicurezza i conti pubblici e scongiurando il rischio dell’esercizio provvisorio. Una scelta che, secondo il governo, risponde a esigenze di stabilità e responsabilità, ma che per le opposizioni rappresenta l’ennesima dimostrazione di un confronto ridotto al minimo.

Il calendario e i prossimi passaggi

Dopo la discussione generale avviata oggi a Montecitorio, domani è previsto il voto sulla fiducia. Se il governo incasserà la maggioranza, il percorso della manovra sarà sostanzialmente spianato, aprendo la strada al voto finale senza modifiche al testo.

Il passaggio alla Camera assume quindi soprattutto un valore politico: il provvedimento licenziato dal Senato viene sottoposto all’Aula in tempi strettissimi, con il dibattito concentrato nelle dichiarazioni di voto e negli interventi dei gruppi parlamentari.

Uno scontro che va oltre il merito

Al di là dei contenuti economici della manovra, lo scontro si gioca soprattutto sul metodo. Da una parte la maggioranza difende la necessità di chiudere l’iter nei tempi costituzionali; dall’altra le opposizioni denunciano una progressiva riduzione degli spazi di discussione e di controllo parlamentare.

Il voto di domani sulla fiducia rappresenterà dunque non solo un passaggio tecnico, ma anche un banco di prova politico. Un copione già visto negli anni precedenti, ma che continua ad alimentare il dibattito sul ruolo del Parlamento e sull’equilibrio tra esigenze di governo e confronto democratico.

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