"Perché è la speranza che qui sta inesorabilmente e definitivamente scemando"

“La nostra piccola grande Gomorra”

"Questa è la provincia di Foggia, questo è il Gargano e questa è Monte Sant’Angelo"


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Per coloro che avessero ancora qualche dubbio, per chi ancora si lasciasse pervadere da una flebile speranza che non sia così e soprattutto per i teorici del negazionismo più becero ed interessato, la realtà appare ormai inconfutabile. Ed il risveglio di Monte sant’Angelo, all’indomani della manifestazione anti mafia “Il silenzio non fa per noi”, lascia davvero senza fiato facendo ripiombare nel peggiore degli incubi la comunità.

O almeno quella parte di essa scesa in strada nonostante il vento pungente ed il clima rigido che, incurante, pareva prendersi beffa dell’inverno più caldo degli ultimi 160 anni.

Non si è fatto in tempo a tirare due somme, a raccogliere i pensieri, le impressioni della bella serata che ha visto associazioni, istituzioni,clero, studenti e cittadini contrapporre la propria voce al silenzio e all’omertà.

Le porte degli uffici comunali date alle fiamme nella notte successiva alla manifestazione appaiono come  pietra tombale del dilemma che forse più appassiona, ed in molti casi divide, la comunità locale: ma  Monte Sant’Angelo è terra di mafia?

Non sono bastate due mattanze con decine e decine di morti ammazzati negli ultimi quarant’anni, lo scioglimento del precedente consiglio comunale per infiltrazioni criminali, maxi processi, condanne al 41 bis ed un paio di libri scritti da un magistrato che ha provato (riuscendoci) a “dare un nome alle cose”.

All’azione (corteo) è seguita una fulminea reazione e se pure il gesto incendiario fosse derubricato e comprovato come semplice atto vandalico, magari di qualche ragazzino, poco o nulla cambierebbe. Anzi sarebbe peggio.

Resta una risposta chiara ad una domanda ormai retorica.

Nella speranza che stavolta, la visione dei filmati delle tante telecamere disseminate in città, serva a qualcosa; che porti a qualche riscontro. Che doni un briciolo di speranza.

Perché è la speranza che qui sta inesorabilmente e definitivamente scemando.

Una comunità ridotta all’osso o per meglio dire alle ossa (umane) se si fa riferimento al macabro rinvenimento imbustato ed appeso alla porta della delegazione comunale della frazione di Macchia di Monte Sant’Angelo con tanto di bigliettini d’auguri per sindaco, assessore e forse qualcun’altro.

Ma dove siamo arrivati? Cos’è oggi Monte Sant’Angelo? Di che territorio stiamo parlando? Come ci si vive? Qual è lo stato dell’arte delle questioni più spinose?

Sarebbe ora di dare le risposte alle domande giuste!

Si, perché a Monte Sant’angelo, sul Gargano ed in tutta la Capitanata non sono mai cessati gli omicidi, le attività estorsive, i traffici illeciti, le intimidazioni, le minacce, gli abusi edilizi ed ambientali.

La verità che siamo nel pieno di una nuova guerra di mafia. Nonostante i duri colpi inferti ai clan da parte della magistratura, i clan si rigenerano nel silenzio, si riorganizzano, riaccorciano distanze.

Manfredonia, Mattinata, Vieste, San Marco in lamis, San Severo, Apricena fino A Foggia e ai monti Dauni: città, paesi che continuano a balzare agli onori della cronaca per delitti efferati e reati d’ogni genere. A Foggia “La Società” è stata così sottovalutata in passato (nonostante avesse avuto la forza di fare la guerra  a Cutolo negli anni ’80) che ha finito per prendersi la città intera, facendola sprofondare ormai da anni tra le ultimissime posizioni nella speciale classifica nazionale delle città per qualità della vita.

Una città di fatto sud americanizzata in balia del dissesto economico comunale, di bande criminali, mafia nigeriana e degrado sociale diffuso.

A fargli eco, l’intera provincia immensa e smisurata, seconda in Italia per estensione territoriale: caporalato, sfruttamento e tratta di esseri umani, faide, estorsioni, attentati, omicidi, scioglimento di consigli comunali, droga, armi, furti, appropriazioni indebite, abusi di ogni genere, controllo capillare del territorio. Non manca proprio nulla.

Se non il nome preciso della ricetta che si avvale di così tanti e variegati ingredienti.

La parola è: MAFIA.                                  

Un territorio che continua a spopolarsi, in cui chiudono attività o si trasferiscono altrove e dove l’aria che si respira e delle peggiori, tra pessimismo e rassegnazione. La gente va via per questo, oltre che per la mancanza di lavoro che comunque resta solo una faccia della stessa medaglia! Quale azienda, quale imprenditore, quale folle verrebbe ad investire in questo Farwest?

Mentre osservavo il corteo risalire le vie cittadine per raggiungere la villa comunale mi chiedevo quanto sarebbe stato lungo il corteo di chi non era presente, di chi non era li non perché impossibilitato ma bensì perché appartenente ad un’opposta fazione?

Quanto corposo sarebbe stato l’esercito del male rispetto alle forze del bene? Quale il peso delle forze in campo?

Le sensazioni appaiono pessime, e la lotta quantomeno impari.

Perché le lotte si fanno assieme; cittadini, rappresentanti delle istituzioni e delle forze dell’ordine che sono i garanti della legalità. Ma il peso maggiore pare continuare a gravare sulle spalle della cittadinanza sana, quella che risulta più indifesa anche perché non collusa.

Ai cittadini si chiede di denunciare, di partecipare alla vita istituzionale, ad essere sentinelle del territorio ma in cambio la cittadinanza attiva cosa sta ricevendo?

Cacciatori di Calabria, continui posti di blocco, indagini locali, attività prefettizie, sistemi di videosorveglianza e fra un po’ magari pure l’esercito (per il quale sarebbe un triste dejà-vù),a quali risultati tangibili stanno portando?

La mafia è come l’acqua: si appropria avidamente di ogni spazio vuoto, lasciato incustodito, privo di barriere protettive, di presidi adeguati. La mafia sa rispondere con tempismo, sa reagire, ha i propri gesti simbolici, le proprie date precise e parla una lingua ben udibile a tutti perché è a tutti che vuole rivolgersi. Quante denunce invece finiscono negli scaffali delle archiviazioni? Quanti responsabili assicurati alle patrie galere? Come viene presidiato questo territorio? Cosa notano i Vigili Urbani quando pattugliano le strade cittadine o quando fanno la circonvallazione e si guardano attorno dalla zona “ Croce” fino al cimitero? Perché non si fa mai chiarezza su concorsi ed assunzioni chiacchierate?

La saga dei sospetti e dei cattivi esempi continua senza che se ne intraveda la fine.

Perché i cittadini  devono accollarsi quest’onere così pesante e rischioso? Perché continuare ad esporsi senza alcuna tutela?

E soprattutto, perché  un cittadino perbene è obbligato a rispettare le regole mentre per molti si chiudono entrambi gli occhi elargendo addirittura tolleranza ed indulgenza?

A ciascuno il suo, diceva Leonardo Sciascia.

Perché in una società civile il cittadino dovrebbe fare il cittadino, l’amministratore l’amministratore, il Vigile il Vigile, il Carabiniere il Carabiniere, il Forestale il Forestale e così via…

Ed anche quando sembra ci sia un’amministrazione pronta a muovere passi verso la legalità, a recidere meccanismi e consuetudini malsane, la sensazione è quella che la stessa sia lasciata sempre troppo sola.

Questa è la provincia di Foggia, questo è il Gargano e questa è Monte Sant’Angelo. E i numeri ci dicono che ormai qui è come vivere nella Calabria N’dranghetista, nella Campania della camorra, nel Salento della sacra corona, nella Sicilia mafiosa.

E se ad accorgersene prima di altri sarà il nostro ministro dell’interno, oltre al danno sarà la beffa a far più male per un popolo, quello del sud che continua a svendere la propria primogenitura per un piatto di lenticchie. Che oggi vota lega sotto una sedicente spinta sovranista ma che nei secoli ha sempre subito le angherie dei padroni di turno. E domani chissà.

Che qualcuno ci aiuti, fosse pure uno che di nome fa…  Matteo! Tanto ormai…

A cura di Antonio Gabriele,

Monte Sant’Angelo 29 marzo 2019

“La nostra piccola grande Gomorra” ultima modifica: 2019-03-29T18:49:57+00:00 da Antonio Gabriele



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Commenti


  • PERCHÉ

    TUTTI I PARTITI CONTINUANO A CANDIDARE GLI INCANDIDABILI E ” —” ?


  • EX PD

    Secondo il mio modesto parere, la legalità la dovrebbe rispettare prima chi Amministra la Città e poi i Cittadini. Vi spiego il perché: Monte Sant’Angelo è un Paese che bene o male ci conosciamo tutti e tutti ci possiamo rendere conto delle assunzioni fatte, poco chiare che poi puntualmente si scopre che quello è figlio di quel politico qualcun altro amico dell’Assessore e via dicendo. C’è un altro particolare molto importante e questo è rivolto a tutti i politici: Quando si fa campagna elettorale, bisogna valutare bene a chi si fanno promesse perché se si fanno promesse a persone poco raccomandabili poi bisogna mantenerle. Questo secondo me è il motivo di tutti questi attentati. Un consiglio le promesse le potete fare a persone come lo scrivente che vive di promesse e come un cretino ci casca sempre senza dire niente.


  • GLI UNICI CHE SI SALVANO

    PIEMONTESE ED ANTONIO FUSILLI. PERÒ HANNO BISOGNO DEI VECCHI CAVALLI DI RAZZA ESCLUSO GLI INCANDIDABILI E POCO ONESTI


  • MONTANARA

    Consiglierei all’EX PD di informarsi bene che lo scrivente,come lo chiama lei,non è un cretino che ci casca sempre.Se lei fosse ben informato saprebbe anche che sempre lo scrivente non ha mai avuto una tessera politica e né ha mai praticato l’arte del lecchinaggio…In più le vorrei dire che lei,forse, è un EX PD perché è tra quelli a cui qualcosa è stato promesso ma che si è ritrovato con un pugno di mosche in mano…ADIOS!


  • MONTANARA

    Consiglierei all’EX PD di informarsi bene…lo scrivente come lo chiama lei non è un cretino e non ha mai ricevuto nessuna promessa perché non hai mai avuto una tessera a nessun partito e né ha mai praticato l’arte del lecchinaggio.Lei piuttosto non è che si definisce un EX PD perché di promesse gliene sono state fatte tante dai suoi ex amici, ma si è ritrovato sempre con un pugno di mosche in mano…chissà!


  • EX PD

    Alla MONTANARA: cerca di leggere bene il commento e capirai che lo “SCRIVENTE” sarei io stesso e quindi mi sono dato del cretino da solo. Per quando riguarda la tessera neanche io ho avuto mai la tessera del PD ero solo un loro sostenitore e poi ho cambiato idea perché me ne sono accorto anche se troppo tardi che non è più come il PCI DI una volta che sosteneva i più deboli, adesso pensano solo a sistemarsi tra di loro. PS volevo aggiungere che io un lavoro ce l’ho e non ho fatto il lecchino a nessuno, però non è detto che chi ha un lavoro e un futuro non debba preoccuparsi di chi un lavoro non ce l’ha. ADIOS


  • PER IL PD

    NON AVETE PRESTANOMI DI INCANDIDABILI ?


  • Luigino

    Con i Commissari siamo stati bene due anni interi, ci vorrebbe un nuovo commissariamento.


  • tony

    Un comune sciolto per mafia…che continua ad avere gli stessi amministratori..e facciamo manifestazioni antimafia? Mah…

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