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A cura dell’arch. Michele Di Lauro, docente di Storia dell’Arte del Liceo”Roncalli” di Manfredonia

Siponto – Il rito Etrusco-Romano di fondazione (III parte)


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Analizziamo ora l’operato degli agrimensori romani che erano al seguito dei triumviri della prima deduzione di Siponto. Il termine agrimensore lo troviamo riportato per la prima volta in Plauto, (Poenulus, Prol. 48) “Eius nunc regiones, limites, confinia determinabo: ei rei ego finitor factus sum.” (Determinerò le sue aree, i limiti, i confini, giacché mi hanno designato come agrimensore.) Questi tecnici professionisti erano iscritti in corporazioni (collegia) ed erano spesso al servizio dei magistrati straordinari preposti alla fondazione di colonie, ovvero al servizio del comandante della legione, per la realizzazione degli accampamenti (castra). Secondo quanto riportato da Cicerone, nel De lege agraria, II,13,32, erano di stato sociale elevato, ex equestri loco (cavalieri). Non sappiamo se gli agrimensori si mettessero all’opera mentre erano ancora in corso le varie fasi del rito o al termine dello stesso. È probabile che iniziassero il loro lavoro quando, dopo la realizzazione del mundus, i coloni avevano preso possesso dell’area urbana, mescolando la terra del luogo con quella che avevano portato dalla madre patria (J. Rykwert, L’idea di città, Adelphi editore, p. 58). Il loro compito consisteva nel tracciare la maglia viaria della città a partire dall’incrocio tra il cardo massimo e il decumano massimo, già individuati ritualmente dagli auguri etruschi e che era chiamato locus gromae (Fig. 1).

Qui era collocata la groma secondo gli auspici (posita auspicaliter groma) (Igino Gromatico, Dei limiti, 170, 3). Lo strumento era composto da una croce di metallo, detta stella, con alle quattro estremità dei fili di piombo appesi. Essa era posta su un asta di legno rivestita di ferro e con una croce incisa (decussis). Gli assi della groma erano fatti coincidere con il cardine e il decumano massimi, e riportati sul terreno attraverso la perpendicolare dei fili a piombo che consentiva di tracciare le linee ortogonali necessarie a suddividere la città, linee che erano segnalate da paletti infissi sul terreno (mete). La prima operazione era stabilire il modello cosmico: l’asse meridiano ed equinoziale che erano individuati per via analitica. Tale metodo è riportato da Vitruvio nel suo primo libro del De architectura (Fig. 2). Si posiziona lo gnomone nel punto che sarà il decussis della nuova città. Lo gnomone dovrà essere infisso qualche ora prima del mezzodì, corrispondente alla levata massima del sole: l’attrezzo crea un ombra sul suolo che sarà il raggio della circonferenza da tracciare intorno allo strumento. Segnato il punto in cui l’ombra tocca la circonferenza (vedi fig.2, punto 1), si attende che passi il mezzodì in modo che l’ombra, dopo essersi accorciata, si allunghi di nuovo e a un certo punto ritocchi la circonferenza: si segna, così, il secondo punto (vedi fig. 2, punto 2). La corda che unisce i due punti costituisce l’asse est-ovest equinoziale; la retta perpendicolare che unisce il punto mediano della corda (vedi fig.2, punto 3) con la base dello gnomone indicherà l’asse della rotazione cosmica, l’Axis Mundi, cioè l’asse del cardo (nord–sud). A questo punto il gromatico, avendo individuato l’asse del cardine, tramite la groma tracciava le linee perpendicolari lungo le quali impostare i vari isolati della città. Talvolta, nella fondazione di una nuova città, l’umbilicus e il coincidente locus gromae erano posti in una posizione decentrata rispetto all’area della città da lottizzare, individuata dal sulcus primigenius, come nel caso di Siponto. È il classico modello dei castra (accampamenti) romani, utilizzato ad esempio per la costruzione delle colonie di Augusta Taurinorum (Torino) e di Augusta Praetoria (Aosta). Nel punto individuato per il locus gromae veniva posizionata una lapide su cui stazionava la groma (figere ferramentum ad lapidem) e sulla faccia superiore della lapide veniva infissa una croce di ferro detta stella auguralis, simbolo del centro cittadino ed origine della maglia viaria dell’insediamento.

Una volta individuato il centro cittadino l’agrimensore tracciava il decumano massimo e il cardo massimo. Dopo aver tracciato i due assi viari principali (cardo e decumano massimi), si passava a tracciare i decumani minori e i cardini minori, che correvano paralleli a quelli principali. La cerimonia iniziava all’alba del giorno indicato dall’augure, spesso coincidente con qualche festività religiosa o con i solstizi o gli equinozi, e dopo aver offerto alle divinità si sceglieva, all’interno dell’area prescelta, il punto per lo sviluppo della nuova città. Il punto (umbilicus) era il centro degli assi di riferimento, cardini e decumani, per la suddivisione del sedime cittadino. Tralasciando l’aspetto sacrale del rito di fondazione, che comunque aveva una sua grande importanza, si è tenuto conto della situazione orografica del sito su cui insediare la nuova città di Siponto, in modo che l’impianto viario fosse compatibile con l’area esistente. Si doveva tener conto del deflusso delle acque meteoriche, della presenza del mare e della laguna, così che le strade utilizzassero nel miglior modo possibile il rialzo tufaceo scelto quale area insediativa per l’edificazione della colonia di diritto romano (colonia civium romanorum) di Siponto. Si nota infatti, se si vede la fig 1, che il cardo massimo è perpendicolare alla linea costiera per un miglior deflusso delle acque meteoriche. Nel contempo il decumano massimo è parallelo alla costa per un miglior sfruttamento e adattamento della maglia viaria al sito insediativo. Nello scegliere questo punto, al termine dell’area lagunare, prevalse l’aspetto militare e logistico piuttosto che quello della salubrità del luogo, che non sempre veniva adottato. Certo, Vitruvio ci tramanda, nel suo De architectura, una visione ideale della progettazione delle nuove città, facendo prevalere il criterio di salubrità per la scelta del sito. Gli antichi insediamenti italici erano in genere ubicati in luoghi elevati, su colline o rilievi, per permettere una miglior difesa dell’abitato, oltre che per una miglior salubrità dello stesso.

Le valli e le aree marittime erano in molti casi soggette a inondazioni o paludose e comunque non erano atte a una buona difesa. Tuttavia la politica pianificatrice di Roma, tesa ad una espansione sempre maggiore del suo territorio, progettò città anche in aree malsane, purché strategicamente importanti. È in questa ottica che fu scelto il sito d’insediamento della colonia militare di Siponto. Un luogo strategicamente situato in un’area in cui in precedenza non vi erano stati insediamenti perché poco salubre e siccitosa. La prevalenza, nella scelta, del criterio della salubrità del sito era presente quasi sempre solo nei trattati: vedi, ad esempio, il già citato De architectura di Vitruvio; nell’attuazione pratica era un criterio che non sempre veniva applicato. L’esempio classico è la fondazione di Florentia lungo la nuova strada che portava da Aretium a Bonomia, in un’area afosa e soggetta a frequenti inondazioni, nei pressi dell’Arno, mentre l’antico insediamento etrusco era a Fiesole, sulle colline a nord di Firenze. I Romani, come erano soliti fare, cercarono di rendere più salubre l’area insediativa della Firenze romana, attraverso opere di bonifica e di canalizzazione del territorio circostante la colonia. Tale modalità operativa di miglioramento idraulico del territorio fu probabilmente utilizzata anche per l’area circostante l’erigenda colonia di Siponto, per renderla più adatta alle esigenze abitative dei suoi coloni. Allo stato attuale, non è possibile individuare la posizione dei cardini e decumani minori e, quindi, la maglia viaria della città. Si auspica che vengano eseguiti nuovi scavi per permettere la lettura degli isolati urbani e della relativa struttura viaria. (Fine terza parte)

(A cura dell’arch. Michele Di Lauro, docente di Storia dell’Arte del Liceo”Roncalli” di Manfredonia)

(Il materiale  contenuto in questo articolo può essere riprodotto, in tutto o in parte, per scopi non commerciali, purché siano citati autore e la fonte.)

 

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Fig. 1 Locus Gromae. Il locus gromae, coincidente con l’umbilicus della città, era il punto individuato dagli auguri su cui si posizionava la groma, lo strumento utilizzato dagli agrimensori romani per la realizzazione della maglia viaria della città. Si noti l’andamento dell’asse est ovest equinoziale e dell’asse cosmico (axis mundi) nord sud.

Fig. 1 Locus Gromae. Il locus gromae, coincidente con l’umbilicus della città, era il punto individuato dagli auguri su cui si posizionava la groma, lo strumento utilizzato dagli agrimensori romani per la realizzazione della maglia viaria della città. Si noti l’andamento dell’asse est ovest equinoziale e dell’asse cosmico (axis mundi) nord sud.

Fig. 2 Metodo per l’individuazione dell’Axis Mundi (nord-sud) e della linea equinoziale (est-ovest) descritto nel Libro I del De architectura di Vitruvio.

Fig. 2 Metodo per l’individuazione dell’Axis Mundi (nord-sud) e della linea equinoziale (est-ovest) descritto nel Libro I del De architectura di Vitruvio.

Siponto – Il rito Etrusco-Romano di fondazione (III parte) ultima modifica: 2019-04-29T12:48:20+00:00 da Redazione



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