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Chi è il Bajkal? Il manfredoniano Vincenzo Totaro al Salone Internazionale del libro di Torino

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
29 Aprile 2023
Manfredonia // Storie e Volti //

Torino – Manfredonia – Quest’anno, al Salone Internazionale Del Libro di Torino (la più importante manifestazione italiana nel campo dell’editoria) che si terrà dal 18 al 22 maggio, ci sarà anche il romanzo di Vincenzo Totaro intitolato Bajkal e pubblicato lo scorso agosto per i tipi di Prospettiva Editrice.

Durante i giorni dell’evento sarà possibile acquistare a prezzo speciale il libro, sia presso lo stand di Prospettiva Editrice che on-line.

Il romanzo sta lentamente conquistando il suo pubblico e qui di seguito vi presentiamo le note critiche al romanzo con la prestigiosa firma di Ennio Bìspuri (che tra le altre cose è stato anche direttore dell’istituto di Cultura Italiana a Mosca, proprio nella Russia dove il romanzo è ambientato).

Chi è il Bajkal? Il manfredoniano Vincenzo Totaro al Salone Internazionale del libro di Torino

BAJKAL (di Vincenzo Totaro)

Il racconto lungo (o romanzo breve) di Vincenzo Totaro, intitolato Bajkal, scritto con proprietà linguistica e chiarezza espositiva oltre che con precisa conoscenza della dimensione antropologica dei luoghi in cui si svolge l’azione, ivi compresa una coerente onomastica, sembra una traduzione in italiano da un testo russo (forse vagamente vicino al romanticismo di Pushkin o al verismo di Gor’kij o al “picarismo” fantastico e ironico di Bulgakov).

Il lago Bajkal, che è il teatro dell’amore irriducibile, totale e allucinato del protagonista Larion, modestissimo e fondamentalmente timido ragazzo, percorso tuttavia da profonde pulsioni di cambiamento per la sua vita e di libertà, alla fine si trasforma in una metafora sull’esistenza e sul destino quando Larion, a un certo punto della narrazione, dopo essersi scampato dal pericolo di venire inghiottito nelle acque gelide mentre tentava di attraversare il lago, arriverà fino al punto di divinizzare il lago affermando “il Bajkal è Dio”.

Ma Bajkal contiene anche, e soprattutto, il tema della sfida, che in qualche modo richiama la lotta irriducibile del capitano Achab contro Moby Dick, la balena bianca, per soddisfare il suo desiderio radicale di vendetta.

In questo quadro di riferimento non è un caso che la barca con cui Serafim Golubev traghetta “i residenti e i non residenti dall’altra parte del lago” si chiami proprio Conrad in omaggio probabilmente al grande scrittore e navigatore polacco/inglese, descrittore di situazioni e di paesaggi che non sono molto lontani da quelli presenti in Bajkal.
Larion ingaggia così con il lago Bajkal la stessa lotta e la stessa sfida di Achab per piegare al meglio il suo destino di perdente anche a costo della vita.

Del resto, Larion, che sembra essere perfino affetto da un debole bovarismo al maschile, è paragonato dall’Autore a Don Chisciotte, che sogna la sua Dulcinea, da lui stesso creata, che percorre la sua strada “dove non c’erano mulini a vento né cavalieri erranti” ma “solo un lago ghiacciato, gigantesco, profondissimo, impenetrabile, che da solo conteneva il venti per cento dell’acqua dolce allo stato liquido di tutto il mondo” (p. 68).

Alla fine, però, man mano che proseguiamo nella lettura, ci rendiamo conto che non è l’amore assoluto di Larion a essere il cuore del racconto fino a fornirle il senso ultimo.
Questo amore assoluto di Larion è inscritto più nella dimensione del mito e del sogno, proprio come avviene nella mente di Don Chisciotte, a essere il nucleo fondamentale del racconto, ossia il contrasto tra la fantasia e la realtà e a ispirare le azioni di Larion lungo i passaggi più significativi dell’asse narrativo, ma è il suo duello ingaggiato con il lago, che diventa, per traslato, anche un duello con Dio e una ulteriore metafora di come l’essere umano, dominato dalla fantasia, non riesca a realizzare quello che non è nella realtà ma solo il frutto della sua immaginazione.

Ben centrate le psicologie dei personaggi, a cominciare da un altro sognatore, che è il padre di Larion, l’inventore (non a caso un “inventore”!) Roman Romanovic Solomatin, che rispecchiano la cultura russa e la sua dimensione fantastica, che trova il suo vertice in Gogol’, ma grande espressione anche in Gončarov e in Bulgakov, senza tralasciare Čechov e lo stesso Dostoevskij: insomma tutto un mondo nel quale ampia attenzione viene rivolta al sogno, all’immaginazione e al fantastico puro.


Così sono ben rispecchiati gli ambienti popolari dai quali i personaggi di Bajkal provengono, persone di umili condizioni, caratterizzate tuttavia da una grande dignità e dal desiderio di realizzare i loro progetti di vita e i propri sogni, anche quelli impossibili.
Particolarmente riuscito è il personaggio della madre di Larion, Adeliya, che mescola e sovrappone una apparente durezza ai suoi più teneri sentimenti nascosti, fino al punto da resistere alla volontà di abbracciare i figli dicendo a se stessa: “Così, quando sarà il momento, non avranno alcuna nostalgia di me”, oppure quando spiega risoluta a Larion (il punto più poetico del racconto) che la finestra dove siede a cucire, la considera una vera e propria opera d’arte, con “le imposte [che] sono la cornice; e il mondo di fuori è il mio quadro, il mio paesaggio…” p. 44).

Insomma, siamo di fronte a un mondo di sognatori, capaci, come molte delle creature create da Fellini, di rendere ciò che crea la fantasia molto più attraente (e nutriente) della realtà. Questa, in sintesi, è, a mio avviso, la chiave di lettura e l’aspetto più interessante del racconto, che tuttavia non è resa evidente da dichiarazioni esplicite dell’Autore, ma deve essere colta in filigrana attraverso singoli passaggi/episodi nei quali i vari personaggi rivelano la loro interiorità profonda.

Il racconto lungo Bajkal è un testo ben scritto e di piacevole lettura, che fa stato di situazioni paradigmatiche universali, come l’amore, la fantasia, la lotta per la sopravvivenza e la sfida quando sulla strada e sul cammino concreto per raggiungere gli scopi si frappongono ostacoli apparentemente insormontabili, che finiscono con l’assorbire tutte le energie vitali messe in atto per rimuoverli. (Ennio Bìspuri)

Chi è il Bajkal? Il manfredoniano Vincenzo Totaro al Salone Internazionale del libro di Torino

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