CulturaMacondo
Puntata numero 178. Recensione di "L'antiesorcista" (Paolo Grugni, Novecento editore 2015) e "Il buio ha paura dei bambini" (Emilio Marrese, Piemme 2015)

Macondo – la città dei libri


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Logo macondo“Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche. Il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito”. (Gabriel Garcia Marquez)
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Vatican outsider
di Piero Ferrante
NOVECENTO_-_Calibro9_-_011_LantiesorcistaIl male è terribilmente vicino. Molto più di quello che sembra. Si camuffa nelle trame del nodo di una cravatta regimental, nella seta di una camicia scura, nei toni suadenti di una voce morbida. E’ nei modi e nei nomi composti, proprio laddove non lo cercheresti mai, che invece lo trovi. Josh Maine, per esempio, è un funzionario dell’ambasciata americana a Roma. Un uomo di quelli ricchi, potenti e importanti. Insomma, un segreto di carne e ossa. Maine si muove come un serpente: silenzioso come un serpente, agile come un serpente, paziente come un serpente, letale come un serpente. Colpisce una volta sola e colpisce a morte. Un messaggero di morte in doppio petto.

Il sangue è per Maine la risposta a tutte le domande irrisolte del suo passato. Quel passato così diverso, in cui preghiere e salmi erano la quotidianità. Fino a quando una tempesta dell’anima ha portato venti di nichilismo, tifoni di cinismo, uragani di violenza. E allora il suo cielo ha cominciato a dispensare grandine di sangue. Angelo sterminatore o serial killer alla ricerca di esorcisti? Lucido vendicatore o assassino psicopatico? Fatto sta che, una dopo l’altra, sotto la lama gelida del suo coltello, si aprono le gole calde di chi ha usato la voce per diffondere superstizioni e minacciare dannazioni eterne. Una guerra senza trincee e confini, in cui il male si impasta con altro male, fino a dare un composto pasticciato che avvolge tutto e tutti. Le barriere del giusto e dell’ingiusto crollano come le mura di Gerico, una Roma livida e segreta si tramuta in un palcoscenico orrido di vecchi rancori e nuovi odi. Una Roma così paradossale e grottesca da diventare iper-reale, fino a rendere possibile la sfida del singolo uomo contro il Vaticano, del piccolo predatore affamato che dà la caccia alla preda mastodontica.

E’ un Paolo Grugni spietato, quello de L’antiesorcista (nella collana Calibro 9, edito dai tipi di Novecento), che scrive un romanzo brutto-sporco-e-cattivo, le cui pagine maciullano ogni buonismo ed emanano un odore di zolfo che sale fin nell’alto dei cieli. Un noir livido, ansiogeno, martellante, pieno di azione e di emotività contraddittoria, che ti prende alla gola e ti strozza fino a togliere il respiro. Una storia violenta come una bestia che è nascosta dietro la copertina e non aspetta che d’uscire. A voi scegliere se aprirla e sfidare la fiera…

Paolo Grugni, “L’antiesorcista”, Novecento 2015
Giudizio: 3.5 / 5 – letale
Da leggere ascoltando: Metallica e S&M, Devil’s Dance
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Il buio ha paura dei bambini
di Nicola Arcangeli
566-3820-2_d5cf9cf22399eb4477cf55529d3720f4L’essenza dell’ultimo libro di Emilio Marrese la si ritrova appieno nel titolo, che sembra un gioco di parole ma che gioco di parole non è. Incasellare questo romanzo in un dato genere è un’impresa piuttosto ardua ed anche un po’ leziosa: romanzo di formazione? giallo? noir? Ci importa veramente mettere un marchio su ogni cosa? A me personalmente no, anche perché – capitolo dopo capitolo – la sensazione di trovarsi di fronte ad un certo tipo di romanzo viene prontamente fugata ad ogni sfogliar di pagina, per cui non rimane che rinunciare e limitarsi a fornire solo qualche elemento partendo dalla trama.

Anni ’70. Angelo è un bambino, figlio della Napoli popolare e appena rimasto orfano: una fuga di gas, un’esplosione e un intero palazzo che si disintegra con i suoi genitori dentro. Da lì inizia un percorso fatto di crescita, silenzi e vuoto che lo porta da Napoli a Piombino e infine a Bologna. Dalla nonna agli zii, fino ad una pre-adozione. Un distacco dalle proprie origini che si fa via via più profondo, ma che lo porta in una città del nord, in una bella casa sui colli bolognesi, in una famiglia che non aspetta altro che un figlio da abbracciare per definirsi perfetta.

Attraverso gli occhi di Angelo, Marrese ci riporta alla mente l’Italia – e soprattutto la Bologna – di un tempo: quella che non c’è più, ci verrebbe da dire, quella del leone dei giardini Margherita, delle prostitute di via delle Oche, quella delle partite a calcio in cortile, quella delle contestazioni studentesche, quella del Bologna dei vari Mancini, Roversi e Massimelli, quella delle radioline a transistor gracchianti nelle domeniche di primavera e sintonizzate sempre su Tutto il calcio minuto per minuto. Mischiando la cronaca alla pura e romantica rievocazione, l’amarcord assume viva via toni sempre più foschi a contorno di un’infanzia fatta di sentimenti non manifestati e di cinismo, di tutto e di niente al tempo stesso, in cui l’età della spensieratezza diventa quella della di privazione. Non la semplice privazione di un giocattolo o di una leccornia, ma quella più incolmabile che ti lascia dentro quel nero che non riesci a far uscire. Allora tutto cambia e gli occhi di Angelo ti portano sempre più lontano da dove ci si aspettava, sempre più verso il buio.

La recensione è tratta da Libroguerriero il blog di Marilù Oliva
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Macondo – la città dei libri ultima modifica: 2015-05-29T18:31:10+00:00 da Piero Ferrante



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