Manfredonia. Il 29 maggio 1985, allo Stadio Heysel di Bruxelles, si disputò quella tragica finale di Coppa dei Campioni tra la Juventus e gli inglesi del Liverpool. Doveva essere un giorno di festa per il calcio, ma si trasformò in un dramma: 39 tifosi juventini persero la vita, calpestati dalla furia degli hooligans inglesi.
Una finale maledetta, che a mio parere non si sarebbe mai dovuta giocare. Tant’è che i calciatori della Juventus non volevano più scendere in campo, ma i dirigenti della UEFA, per motivi di sicurezza e per placare gli animi dei tifosi juventini – evitando così ulteriori vittime – imposero a Giampiero Boniperti, presidente della Juventus, di disputare quella nefasta partita.
Quel giorno, un gruppo di tifosi juventini di Manfredonia era presente allo stadio, fortunatamente tutti illesi, nonostante le condizioni disastrose e pericolose dell’impianto.
Tra i circa sessanta tifosi sipontini, che alloggiavano nello stesso albergo a Bruxelles, voglio ricordare: Michele Santoro, detto “Micole Rivera”, Tonino Catalano, detto “Tonine Catalògne”, Raffaele Trotta, Michele Pappalardo, Michele De Nittis, Dino Salice, Girolamo “Mumine” e Paolo Campo, Filippo Angelillis, Vincenzo Scuro, Nicola Iacoviello, il geom. Lino Fabiano, Piero Triennese, detto “Skardine”, Gianni Mondelli, detto “Jammaddje”, e Franco Guicciardini, detto “Franghine i cozze”.
Quest’ultimo, dal fisico possente e dalla forza straordinaria, va ricordato come un eroe: salvò non solo i tifosi manfredoniani che erano con lui a quella finale, ma anche altri tifosi juventini. Molti di loro – in particolare Michele Santoro e Raffaele Trotta – si trovavano nella Curva Z, proprio accanto alla massa di tifosi del Liverpool, molti dei quali in evidente stato di ubriachezza. Le tifoserie erano divise solo da una semplice rete di plastica, e non c’era neanche un poliziotto.



Gli inglesi bevevano e lanciavano bottiglie e pietre contro i tifosi italiani. Quando la situazione divenne insostenibile, Michele Santoro e Giannino Mondelli si avvicinarono alla recinzione del terreno di gioco e riuscirono ad aprire un piccolo varco.
Fu allora che intervenne Franco Guicciardini, che si posizionò di spalle al pubblico, tenendo sollevata al massimo la rete metallica. Attraverso le sue gambe divaricate, fece passare non solo i tifosi manfredoniani, ma anche altri juventini, che riuscirono così a mettersi in salvo entrando sul terreno di gioco. Solo quando anche la sua stessa incolumità fu in pericolo, Guicciardini si infilò nel varco e si mise in salvo a sua volta.
Alcune testimonianze per la pubblicazione di questo articolo mi sono state fornite da Michele Santoro, Raffaele Trotta e altri tifosi juventini di Manfredonia che erano presenti in quello stadio maledetto.
Per la cronaca calcistica, la Juventus vinse per 1 a 0 con un rigore realizzato da Michel Platini. Ma fu una coppa bagnata nel sangue. E, da tifoso juventino, ribadisco: quella finale non si doveva giocare.
(A cura di Franco Rinaldi, cultore di storia e tradizioni popolari di Manfredonia) – 31.05.2017
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