FOGGIA – Non è stato soltanto un voto tecnico sul futuro del trasporto pubblico locale. La discussione sull’affidamento in house del servizio ad ATAF si è trasformata in uno dei confronti politici più accesi degli ultimi mesi a Palazzo di Città, facendo emergere tensioni, differenze di vedute e critiche trasversali sul modo in cui l’Amministrazione Episcopo ha gestito il dossier della partecipata comunale.
Il Consiglio comunale era chiamato ad esprimersi sul mandato al sindaco per richiedere alla Provincia di Foggia la delega necessaria a procedere con l’affidamento in house del servizio di trasporto pubblico urbano. Un passaggio ritenuto indispensabile per consentire al Comune di mantenere il controllo diretto del servizio attraverso ATAF, società interamente partecipata dall’ente.
Ma il dibattito si è rapidamente spostato dalla procedura amministrativa alla gestione politica dell’azienda e alla mancanza, secondo le opposizioni e parte della stessa maggioranza, di una visione strategica sul futuro della mobilità cittadina.
Ad aprire il fronte delle contestazioni è stato il consigliere Giuseppe Mainiero, che ha accusato l’Amministrazione di essere arrivata all’ultimo momento su una questione nota da anni. Nel suo intervento ha parlato di una scelta compiuta senza aver prima presentato al Consiglio comunale un piano industriale capace di indicare quale debba essere il futuro di ATAF, contestando inoltre le condizioni economiche della società e la mancanza di una programmazione strutturata. Dal suo punto di vista, il problema non riguarda la volontà di mantenere il servizio in house, ma l’assenza di una strategia industriale che renda sostenibile e competitiva l’azienda nel lungo periodo.
Sulla stessa linea il consigliere Nunzio Angiola, che ha descritto una società alle prese con difficoltà organizzative, carenze di personale, vertenze sindacali e problemi nella sostituzione degli autisti andati in pensione. Per Angiola il vero nodo è l’assenza di una bussola gestionale: un piano industriale che definisca obiettivi, investimenti e prospettive. Senza questo strumento, ha sostenuto, ATAF rischia di continuare a vivere una situazione di precarietà gestionale e finanziaria.
Critiche sono arrivate anche dall’ingegnere Giovanni Quarato, esponente del Movimento 5 Stelle e presidente della Commissione Partecipate, che ha lamentato il mancato coinvolgimento preventivo del Consiglio comunale nelle scelte strategiche. Pur dichiarandosi favorevole all’affidamento in house, Quarato ha evidenziato come il percorso sia stato avviato dalla Giunta già nel 2025 senza un confronto preventivo con l’assemblea cittadina. Secondo il consigliere, il trasporto pubblico non può limitarsi alla gestione delle linee urbane, ma deve evolversi verso un sistema integrato che comprenda parcheggi, mobilità sostenibile, sharing e servizi innovativi.
Di segno opposto gli interventi della maggioranza. Mario Cagiano ha difeso la scelta dell’Amministrazione sostenendo che, per la prima volta, una giunta cittadina abbia assunto una posizione politica chiara sul mantenimento della gestione pubblica del trasporto locale. Il consigliere ha ricordato il rinnovo del parco mezzi e gli investimenti realizzati negli ultimi anni, rivendicando la volontà di tutelare occupazione e controllo pubblico del servizio. Al tempo stesso ha riconosciuto la necessità di rendere ATAF più autonoma e più efficiente sotto il profilo economico e gestionale.
Nel corso della seduta ha assunto particolare rilievo l’emendamento sottoscritto da diversi consiglieri di maggioranza, poi approvato dall’Aula. Il testo modifica alcuni passaggi della proposta originaria e stabilisce che, dopo la richiesta della delega alla Provincia, la Giunta dovrà predisporre il Piano Economico Finanziario, individuare eventuali supporti tecnici e legali e successivamente riportare in Consiglio comunale tutti gli atti fondamentali dell’operazione, compresa la relazione prevista dalla normativa e l’atto finale di affidamento.
Proprio questo passaggio è stato interpretato da molti consiglieri come un tentativo di ricucire le tensioni emerse durante il confronto. Da una parte si conferma la volontà politica di procedere verso l’affidamento in house ad ATAF; dall’altra si riconosce al Consiglio comunale un ruolo centrale nelle fasi successive, consentendo all’Aula di esaminare nel dettaglio sostenibilità economica, efficienza del servizio e prospettive industriali dell’azienda.
La sensazione emersa dal dibattito è che il voto abbia chiuso soltanto il primo capitolo della vicenda. La vera partita si giocherà nei prossimi mesi, quando arriveranno in Consiglio il Piano Economico Finanziario e gli atti tecnici richiesti dalla normativa europea e nazionale. Sarà allora che maggioranza e opposizione dovranno confrontarsi non più sull’opportunità politica dell’affidamento in house, ma sulla capacità di ATAF di garantire un servizio efficiente, economicamente sostenibile e all’altezza delle esigenze della città.
Per ora l’unica certezza è che sul futuro della partecipata comunale si è aperto un confronto destinato a proseguire ben oltre il voto di Palazzo di Città.



