GEMONA DEL FRIULI (UDINE) – Sul cuscino che gli inquirenti ritengono possa essere stato utilizzato per soffocare Alessandro Venier sono state trovate esclusivamente tracce di Dna della vittima e della compagna Mailyn Castro Monsalvo. Nessun profilo genetico, invece, è riconducibile alla madre dell’uomo, Lorena Venier.
È quanto emerge dagli accertamenti eseguiti dai Ris di Parma nell’ambito dell’inchiesta sull’omicidio di Venier, ucciso e successivamente fatto a pezzi nella sua abitazione di Gemona del Friuli.
Per la difesa di Lorena Venier, rappresentata dagli avvocati Alice e Paolo Bevilacqua, il risultato delle analisi rafforzerebbe la versione fornita dalla donna, secondo cui sarebbe stata soltanto la nuora a utilizzare il cuscino durante il presunto soffocamento.
Di diverso avviso i legali di Mailyn Castro Monsalvo, gli avvocati Federica Tosel e Francesco De Carlo. Secondo la difesa, il ritrovamento del Dna della coppia è perfettamente compatibile con il normale utilizzo domestico del cuscino e non rappresenta una prova della dinamica dell’omicidio. Gli avvocati sostengono inoltre che la morte potrebbe essere stata provocata dalle precedenti somministrazioni di insulina effettuate dalla madre al figlio.
«L’esito degli accertamenti è semplice – ha dichiarato l’avvocata Federica Tosel –: il cuscino racconta una normale vita di coppia, non la dinamica omicidiaria descritta dall’altra indagata. Le uniche tracce rinvenute sono quelle fisiologiche di due persone che condividevano il letto; mancano elementi oggettivi in grado di confermare il racconto accusatorio».
Il processo inizierà il 20 luglio davanti alla Corte d’Assise di Udine, dove saranno esaminati gli esiti delle consulenze tecniche e le rispettive ricostruzioni dell’accusa e delle difese.
Fonte: ANSA



