Macondo

Macondo – la città dei libri


Di:

“Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche. Il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito”. (Gabriel Garcia Marquez)
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∞ Giulietta che cozzava contro il mondo ∞
di Roberta Paraggio


Giulietta viene spinta nel mondo dai fichi bollenti del sole agostano. Giulietta non è bella, non è una figlia brava, non è una ragazza in gamba, non è all’altezza dei suoi sogni.
Giulietta non riesce ad essere quel che sogna ad occhi aperti o chiusi, mentre il vaporetto la sballonzola e le cuffie di gommapiuma le sparano nelle orecchie la musicaccia degli anni 80.
Giulietta vive, combatte, Giulietta decide come morire.

Elena Torresani, al suo primo romanzo, Giulietta prega senza nome, appena edito dalla casa editrice sassarese Voltalacarta, ci regala un esordio denso denso di emozione. Un’educazione sentimentale del nordest, le incomprensioni brucianti come limone sulle ginocchia sbucciate, la storia di una bambina che cozza contro il mondo e si rialza da sola, sempre più spaesata tra donne risolute e pettorute, depresse e cotonate, madri e zie che cantano, ballano, cucinano senza guardarsi l’una negli occhi tristi dell’altra.

Un’adolescente goffa che fa sorridere ma che ci fa anche pensare che no, non torneremmo mai agli anni 80, alle scuole medie, quelle degli amorazzi cretini, dei ciuffi laccati, delle alchemiche teorie di Cioè sul primo bacio e sulla prima volta, quando nessuna tra noi si sentiva bella e combattevamo gli incipienti baffetti con la crema schiarente ed ultratossica, ottenendo un terrificante baffo prussiano biondo setola.

Giulietta diventa una donna affamata di amore, una perfetta sceneggiatrice fantascentifica della propria vita, si nutre di amori unilaterali, di certezze cementizie ed abusive, mentre cerca di ammutolire la coscienza che affiora. In lotta continua per incasellarsi nel bianco o nel nero del suo personalissimo cruciverba, in cui definizioni e soluzioni non coincidono mai. Quando finalmente tutte le parole misteriose sono affiorate alla mente, la pagina si ingarbuglia, l’inchiostro diventa liquido che macchia, che cola e straborda, e il cruciverba non si può fare più.

Elena Torresani sa far male, e, appartiene senza dubbio alla sparuta schiera di scrittrici empatizzanti, parla del dolore senza sconfinare nello strappalacrime e nella fiction. Con Giulietta si viaggia, si sconfina, si ritorna indietro, seguendo percorsi evitabili, traiettorie sconnesse, ricordandosi di vivere al massimo ogni passo. Giulietta sa che è finita, Giulietta ha un sacco di cose da fare e non vuole farle in una vita ultraterrena, ma qui e adesso, Giulietta non ha più un Dio e prega tutto e prega muta e prega ad un sordo di cui non sa comprendere l’accanimento.

Si nutre con flebo di addii ad occhi bassi, la madre, il padre, le folli sorelle, il cane Virgilio, in un’afasia che le ha tolto anche l’ultimo rifugio di felicità in parentesi quadre e tonde.
La malattia qui non è metafora, non è occasione. Giulietta non ha aspirazioni da martire, Giulietta non vuole essere un corpo martoriato dall’amore che desidera la sua presenza, da una legge che la pretende viva.
Con Giulietta si attende l’attimo struggente, che arriva e ci lascia sole, con la voglia di andare immediatamente a liberare quella legione stipata di sogni che nessuno potrà usare al posto nostro.

Elena Torresani,“Giulietta prega senza nome”, Voltalacarta 2012
Giudizio 3, 5 / 5 emozione centrifugata
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∞ Guerriera contro la mala suerte ∞
di Piero Ferrante

Uno: ‘Tu la pagaras!’, 2010. Due: ‘Fuego’, 2011. Tre: ‘Mala Suerte’, 2012. Marilù Oliva chiude il cerchio uno e trino della Guerrera, al secolo Elisa Guerra, investigatrice per vizio, precaria per un ruvido gioco del destino, salsera focosa per necessità. Si, lo chiude. Tre libri in tre anni. Dannata la grammatica che dà un senso a tutte le parole, inchiodando alla croce del libro numero tre la saga di una delle figure più estrose e originali dello sugarpulp contemporaneo italico. E dannate le fini, quelle che aspetti come rivelazioni d’anacoreta, come l’urlo d’un pezzo grunge, come lo sbuffo della ciminiera all’apertura della fabbriche e che, quando arrivano, poi materializzano un magone allo sterno grande quanto un pallone da basket. Perché dalla Guerrera , specie da quella di ‘Mala Suerte’ (ancor più che da quella di Tu la pagaras e di Fuego), è tremendamente difficile staccarsi. Un’eroina sfigata, Elisa Guerra, parte in causa dei casi che affronta da consulente della polizia bolognese. Sfigata e, ora, anche umanissima, intima, ferita. Toccata nel profondo da una vita che le ha messo di fronte prima la morte del padre, poi il suicidio della madre, quindi il calvario dell’adozione, cresciuta da una zia spietata e frigida, infine la tortura del lavoro che non arriva mai, arenato sulle secche della precarietà.

Fortuna che c’è Catalina, l’amica di sempre. Fortuna – e neppure troppo – che c’è l’ispettore Gabriele Basilica, foggiano trapiantato a Bologna, padre padrone dei pensieri romantici della Guerrera. Fortuna che ci sono la capoeira, la salsa, la rumba, il raeggeton, la pista. Fortuna che ci sono le sigarette, le patatine, il rum, il caffè, disordini alimentari prole del disordine esistenziale. In questo contorcimento di caos, la Guerrera sguazza scapigliata. Zatteroni e maglie attillate, divora la vita a colpi di grinta. Impenetrabile anche di fronte all’omicidio di una vecchietta, uccisa con il cloroformio apparentemente da una gang di chicos latinos, un rito di iniziazione forse spintosi troppo in là. Il delitto, come un passepartout per il regno del noir, schiude il portone cesellato di un mondo barocco e ballerino, quello della Bologna sudamericana, dove ritmi honduregni, cubani, venezuelani, brasiliani rullano sulla pista incitando alla trasgressione, alla sessualità, erotismo che striscia e rimbalza da una nota all’altra, attraversa le linee degli spartiti, s’insinua sotto le gonne e penetra il tessuto dei pantaloni di lino chiaro. Un mondo che non s’arresta neppure quando anche una delle più belle attrazioni della pista, Alissya, viene rinvenuta morta, pure lei uccisa dal cloroformio.

Cupo e impietoso come solo un condor andino sabe y puede sér, ‘Mala Suerte’ si muove seguendo le correnti causate da questi venti americani. Fluttua sul mistero delle due morti, plana su storie d’amore consunte e forse mai sbocciate, infine si adagia sulla risoluzione delle une (le morti) e degli altri (gli amori), lasciando ovunque tracce dell’agguato. Un romanzo che affascina e sconvolge, che coinvolge e incatena. Di ‘Mala suerte’ non ci si può che sentirsene parte. Penetra le pagine e restituisce l’odore zuccherino dei mojito, l’acre sapore della scivolosità sudaticcia e oleosa di corpi ballerini in tiro, la fresca e schiaffeggiante umidità dei colli bolognesi, grazie ad una scrittura profonda come un pozzo di notte e intima come un tatuaggio sul cuore.

Fate largo, signori. L’Olimpo del noir italiano ha la sua regina.

Marilù Oliva, “Mala suerte”, Elliot 2012
Giudizio: 4 / 5 – Epilogo
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SCELTO DA MAMMEONLINE
di Donatella Caione

”DUE DONNE” (di Welma Wallis, Corbaccio)
Due donne di Velma Wallis è un piccolo delizioso libretto, poco più che un racconto, che ho divorato ieri. Una legge non scritta impone alle tribù nomadi dell’Alaska, impegnate nelle migrazioni invernali, di abbandonare gli anziani più deboli lungo il cammino, in modo da destinare le scarse risorse a chi è in grado di sopravvivere.
Nella tribù protagonista della storia due donne anziane vengono lasciate da sole in mezzo ai ghiacci, sacrificate dell’interesse della piccola comunità; ma esse non accettano di piegarsi al destino che il capo tribù ha loro imposto e nonostante ormai avessero da tempo smesso di svolgere attività di supporto al gruppo, decidono di provare a farcela, recuperando le vecchie ma non dimenticate abilità. E quindi si ingegnano a catturare piccoli animali, costruiscono trappole e rifugi, essiccano la carne, non dopo aver camminato a lungo nella neve per raggiungere un luogo in cui accamparsi per il durissimo inverno.
Grazie alla forza della loro amicizia, cementata dalla parola e dai ricordi, riescono non solo a sopravvivere, ma persino ad aiutare la propria tribù, decimata dal freddo e dagli stenti, al ritorno della migrazione. Una storia emozionante, che racconta la storia di queste due meravigliose donne anziane, della loro forza, volontà, caparbietà e di quel che riscono a fare, nonostante siano anziane… e donne. E racconta la storia di un piccolo popolo che lotta ogni giorno per vivere nelle più difficii condizioni.
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CONSIGLIATI DA STATO E DALLA LIBRERIA STILELIBERO
MACONDO CONSIGLIA XXII PUNTATA


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LA CLASSIFICA DEI LIBRI PIU’ VENDUTI DELLA SETTIMANA (Libreria STILE LIBERO FOGGIA, pagina fb: qui)
1. Tonino Benacquista, “Gli uomini del giovedì”, E/O 2012
2. Marilù Oliva, “Mala Suerte”, Elliot 2012
3. Miriam Toews, “In fuga con la zia”, Marcos y Marcos 2010

LA CLASSIFICA DEI LIBRI PIU’ VENDUTI IN ITALIA (fonte: ibs.it)
1. E.L. James, “Cinquanta sfumature di grigio”, Mondadori 2012
2. E. L. James,“Cinquanta sfumature di rosso”, Mondadori 2012
3. E. L. James,“Cinquanta sfumature di nero”, Mondadori 2012
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AL MARE CON ROBERTO BOLANO


PER SAPERNE DI PIU’
Roberto Bolano, “I detective selvaggi”, Sellerio 1995
Roberto Bolano, “2666”, Adelphi 2007
Roberto Bolano, “L’ultima conversazione” Sur 2012
Roberto Bolano, ” Il gaucho insostenibile” , Sellerio 2012

Macondo – la città dei libri ultima modifica: 2012-07-29T01:10:29+00:00 da Redazione



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