ManfredoniaRicordi di storia
Un simpatico personaggio popolare sipontino dimenticato del 1900

Donato Del Vecchio detto “Nacille”

A cura di Franco Rinaldi, cultore di storia e tradizioni popolari di Manfredonia


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Tra i personaggi singolari popolari di Manfredonia del ‘900 va senza dubbio annoverato un certo Donato Del Vecchio  da tutti conosciuto come  “Nacille”. Nella sua vita aveva fatto numerosi mestieri per portare avanti la sua famiglia: il pescatore di sciabica “u ssciabbecajule”, il terrazzano “u terrazzéne” e quello di catturare le sanguisughe, quest’ultima attività detta in loco “megnattére o  sanguettére”. Ma il suo lavoro principale era “u scjungajùle” raccoglitore di  “sciònghe” giunchi marini e di “pennacchie”  le  infiorescenze delle canne  di palude del nostro agro. Lo stesso Del Vecchio con il materiale raccolto e curato realizzava artigianalmente “i scope felìjene” (scope utilizzate per togliere la  fuliggine nelle case)   mentre con i giunchi marini confezionava, sempre a mano  “scope de scionghe, scuuètte e i scupettine” (scope e piccole scopette). I piccoli scopini  “i scuuètte” venivano acquistati per lo più  dai nostri pescatori ma anche  dai “jatechère” i commercianti di pesce, che li utilizzavano rispettivamente  per la pulizia delle  barche e dei telai di legno nei quali veniva conservato il pesce. Mi riferivano alcuni anziani pescatori che quando Del Vecchio  si recava al vecchio mercato ittico, per vendere i suoi scopini di giunchi,  prima dell’inizio dell’asta del pesce,   era solito  gridare ai pescatori: “Uè chi ciuà ‘ccattè  i scuuètte e i scupelille javezasse a mene!” (chi deve comprare le scopette  alzasse la mano). Molti  manfredoniani di una certa età certamente se lo ricordano, quando “Nacille” andava in giro per la Città con la sua inseparabile bicicletta vendendo scope,  scopette e verdure spontanee  commestibili, quest’ultime  raccolte nel nostro agro dallo stesso Del Vecchio.  Per la vendita in Città delle sue mercanzie, “Nacille” partiva  solitamente dal viale della stazione  zona “palazze rosse”, portando sempre con se in tasca  “u rianétte” l’armonica a bocca. Lo seguiva spesso un cane lupo che lui chiamava “Pazziarille”. Quando  Del Vecchio  girava per le strade per vendere la sua merce, al grido: “Uè ca tenghe i scupelille!…uè ca tenghe i cemammarelle!”,  veniva spesso invitato dai suoi acquirenti  a suonare motivi popolari e canzoni varie.  Comunista sfegatato, tra le canzonette del suo “repertorio” spesso eseguiva  l’inno del partito comunista   “Bandiera rossa”. Verso la fine degli anni ‘50 partecipò ad un  programma televisivo RAI condotto da Renato Tagliani, con collegamento da Manfredonia.

Nel 1975 si esibì al Cine-teatro Pesante nella manifestazione: “Una corrida manfredoniana”, gara artistica provinciale di dilettanti allo sbaraglio, organizzata dal locale gruppo Sperimentale della Società di Cultura “Michele Bellucci” diretto dal compianto attore-regista Giuseppe(Giuppi) Brigida. In quella serata di arte varia Del Vecchio per acclamazione del numeroso pubblico presente  in sala,  si classificò brillantemente al primo posto suonando alcuni motivi popolari con la sua armonica a bocca.

Tra le mie prime interviste  che effettuai agli inizi degli anni ’70 per le mie ricerche sulle tradizioni popolari di Manfredonia, fu quella che  feci a Donato Del Vecchio nei pressi del palazzo rosso  “u palazze rosse” sito in viale sipontino, ora via Aldo Moro. Questi, in quella occasione suonò con la sua armonica a bocca alcuni motivi popolari che registrai e che successivamente  utilizzai  nei miei spettacoli teatrali di tradizioni e canti popolari. In quella intervista  uno dei motivi suonati e cantati da “Nacille” fu l’antica cantilena popolare: “Uh Madònne uh Madònne…chi succisse a Manfredonje…”.

Del Vecchio nacque a Manfredonia   il 6.10.1899 ed è deceduto in loco il 31.12.1977.

 

**Mi  riferiva Salvatore Del Vecchio, figlio di Donato Del Vecchio, che andava con il padre sin da piccola età a catturare le sanguisuga negli acquitrini  in zona Daunia Risi e in altre zone paludose dell’agro sipontino che per pescare “i sanguette” battevano con un bastone 10-15 volte nell’acqua melmosa, poi con il piede muovevano il fondo del mare, così facendo le sanguette si avvicinavano e le catturavano con le dita  (pollice e indice) a mò di forbice. Dopo la cattura le sanguisuga venivano messe  in un sacchetto di tela e poi conservate in casa  in un contenitore di vetro. Le sanguette venivano vendute in loco su ordinazione  a persone che avevano ferite  infette, oppure portate  “ai spezzjarìje” alle  farmacie locali che ne facevano richiesta per la vendita al pubblico. Mi diceva sempre Salvatore, che venivano a Manfredonia a comprare le sanguette da suo padre anche persone da S.Severo. Per curare la ferita o più ferite infette  del paziente, veniva praticato l’antico trattamento con l’applicazione delle  sanguisughe che venivano  poste  sulla parti   malate del paziente  e  quando le mignatte  si erano gonfiate  succhiando il sangue infetto, si staccavano  da sole dalla ferita. Sulla parte malata dove veniva attaccata la mignatta  si metteva un piccolo bicchiere di vetro capovolto per non farla muovere. In loco, la terapia con l’utilizzo delle  sanguette sulle persone  è stata eseguita fino alla fine degli anni ’50 inizi ani ’60.

**Il soprannome “Nacille”  a Donato Del Vecchio, mi ricordava il figlio Salvatore, gli fu attribuito perché da tenera  età lo vestirono  con un piccolo saio da “munecacille”  monachetto  per via di un voto che sua nonna Anna Gramazio soprannominata  in loco  “Janne a scialbechelle” aveva fatto a S.Antonio.

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A cura di Franco Rinaldi, cultore di storia e tradizioni popolari di Manfredonia

Donato Del Vecchio detto “Nacille” ultima modifica: 2018-09-29T09:18:16+00:00 da Franco Rinaldi



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