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LUTTO È morto Umberto Pizzi, il fotografo della «Dolce Vita»: aveva 89 anni

Da Zagarolo ai reportage internazionali, dai grandi divi del cinema ai protagonisti della politica e della mondanità romana: per oltre sessant'anni ha raccontato l'Italia attraverso il suo obiettivo.

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
29 Settembre 2026
Cronaca // Hot motori //

È morto all’età di 89 anni Umberto Pizzi, uno dei più celebri fotoreporter italiani, capace di attraversare con la sua macchina fotografica oltre mezzo secolo di storia nazionale. Nato a Zagarolo nel 1937, alle porte di Roma, Pizzi ha raccontato con i suoi scatti il mondo dello spettacolo, della politica, dell’imprenditoria e della mondanità, diventando nel tempo una delle figure più riconoscibili del giornalismo fotografico italiano.

Una carriera iniziata molto lontano dai salotti romani e dai red carpet. Prima di diventare uno dei fotografi più presenti nella vita pubblica della Capitale, Pizzi è stato infatti fotoreporter e autore di reportage internazionali, collaborando anche con la Fao e viaggiando in Paesi come Iran, Iraq, Turchia, Siria e Giordania. Esperienze che contribuirono a formare il suo sguardo e il suo modo diretto di raccontare la realtà.

Dalla fotografia internazionale alla Roma della «Dolce Vita»

La svolta professionale arrivò negli anni Sessanta, quando Roma era ancora il cuore pulsante della «Dolce Vita». Via Veneto, gli alberghi di lusso, Cinecittà e i locali frequentati dalle star internazionali rappresentavano il palcoscenico ideale per una nuova generazione di fotografi.

Pizzi si trovò così a documentare un’epoca irripetibile, entrando in contatto con alcuni dei più celebri protagonisti del cinema italiano e internazionale: da Sophia Loren a Marcello Mastroianni, da Liz Taylor a Richard Burton, fino ad Aristotele Onassis e a numerosi altri personaggi che animavano la Roma dello spettacolo.

«Quando uscivo vedevo la vita, vedevo i fotografi, Walter Chiari e Ava Gardner, Sophia Loren e Marcello Mastroianni», ricordava parlando degli inizi della sua carriera.

Ma Pizzi non sarebbe rimasto confinato al mondo del cinema. Con il passare degli anni, il suo obiettivo avrebbe iniziato a concentrarsi sempre più sul mondo del potere.

Dalla Prima alla Seconda Repubblica

La macchina fotografica di Pizzi ha accompagnato alcuni dei passaggi più significativi della storia politica italiana. Nel suo vastissimo archivio compaiono esponenti della Prima Repubblica e, successivamente, i protagonisti della Seconda Repubblica.

Da Enrico Berlinguer a Giulio Andreotti, da Bettino Craxi a Silvio Berlusconi, Pizzi ha immortalato politici, ministri, parlamentari, imprenditori, banchieri e personaggi dello spettacolo.

Il suo tratto distintivo era la capacità di andare oltre la fotografia istituzionale. Non soltanto comizi, conferenze stampa e cerimonie ufficiali, ma soprattutto cene, feste, ricevimenti e incontri privati, dove i personaggi pubblici potevano essere osservati in un contesto più informale.

«Ho fotografato la storia», amava ripetere. Una definizione che sintetizza bene il percorso di un professionista che ha trasformato migliaia di immagini in una sorta di archivio visivo dell’Italia contemporanea.

Il «Cafonal» e la Roma dei potenti

Un altro capitolo fondamentale della sua carriera è stato quello legato alla collaborazione con Dagospia e con Roberto D’Agostino.

Le fotografie di Pizzi sono diventate infatti il volto del celebre «Cafonal», la rappresentazione ironica e spesso dissacrante della mondanità romana. Feste, inaugurazioni, vernissage, cene e ricevimenti diventavano così piccoli teatri nei quali politici, imprenditori, artisti e personaggi dello spettacolo venivano immortalati nella loro quotidianità mondana.

Il suo obiettivo raccontava una Roma diversa da quella delle istituzioni: quella delle tavolate, dei brindisi, delle strette di mano e degli incontri nei luoghi frequentati dall’élite economica, politica e culturale della Capitale.

Con il tempo, Pizzi è diventato parte integrante di quello stesso mondo che documentava. La sua presenza agli eventi era quasi una certezza e, in molti casi, erano proprio i protagonisti delle serate a riconoscerlo e a cercarlo.

Un archivio lungo oltre sessant’anni

La morte di Umberto Pizzi chiude una carriera durata più di sei decenni, durante i quali la sua macchina fotografica ha attraversato epoche profondamente diverse: dal cinema della «Dolce Vita» alla politica della Prima Repubblica, fino alla trasformazione della società italiana e alla nuova mondanità della Seconda Repubblica.

Negli ultimi anni aveva continuato a lavorare e a raccontare l’attualità attraverso la fotografia, collaborando anche con Il Fatto Quotidiano.

Il suo lascito è soprattutto nelle immagini: fotografie capaci di restituire non soltanto il volto pubblico dei protagonisti, ma anche momenti più spontanei, spesso lontani dai riflettori ufficiali.

Un archivio umano e fotografico che, per oltre sessant’anni, ha accompagnato e raccontato la storia, la politica, lo spettacolo e la mondanità dell’Italia.

Lo riporta Leggo.it

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“Felicità non è fare sempre ciò che si vuole, ma volere sempre ciò che si fa.” – Valerio Albisetti

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