Fare pace con la propria terra significa, talvolta, tornare ad ascoltarla. È da questa esigenza che nasce «Raccontami, ’O Mare», il cortometraggio documentario di Samuel Pio Santoro, dedicato a Manfredonia e all’elemento che più profondamente ne segna l’identità: il mare.
Alla base del progetto c’è un percorso personale. Dopo un lungo rapporto di rifiuto e distanza dalla città d’origine, Santoro sceglie il cinema per avvicinarsi nuovamente ai luoghi da cui proviene. Il mare diventa così il punto di partenza di una riconciliazione: uno spazio attraverso cui interrogare il proprio legame con Manfredonia e incontrare le esperienze di chi la abita.
L’intento del regista va oltre il racconto individuale. «Raccontami, ’O Mare» si propone come un mosaico di testimonianze, un dipinto di memorie che prende forma attraverso voci diverse. Alla dimensione documentaria si affianca una ricerca di carattere antropologico, volta a esplorare il mare come archetipo collettivo: una presenza capace di raccogliere significati personali e, al tempo stesso, di costruire un immaginario condiviso.
A dare consistenza a questa ricerca è anche l’incontro tra generazioni. Le persone coinvolte nel corto hanno un’età compresa tra i 15 e i 76 anni: un arco che permette di accostare sguardi, sensibilità e vissuti differenti. Il mosaico culturale diventa così anche generazionale, aprendo un dialogo sul significato che il mare assume nelle diverse fasi della vita.
Il progetto ha potuto contare sul contributo di Bianca Bisceglia, che ha affiancato il regista nelle riprese e nell’organizzazione. Santoro rivolge un ringraziamento particolare alle persone coinvolte in prima persona: Anna Sofia Bisceglia, Pietro Pacillo, Raffaela La Tosa, Elisa Bisceglia e Orazio Santoro. Un ringraziamento speciale è dedicato anche a Francesco Carulli e Maurizio Santoro.
Attraverso queste presenze, il desiderio personale di ritrovare un legame con Manfredonia si apre a una narrazione corale. Il mare diventa il luogo d’incontro tra la memoria del regista e quella degli altri: da qui prende forma un racconto sull’appartenenza, sulla distanza e sulla possibilità di riconoscersi nuovamente nella propria terra.



