
Il punto sul fenomeno migratorio lo possiamo fare grazie al tradizionale Dossier Caritas/Migrantes, giunto alla sua diciannovesima edizione e presentato lo scorso 28 ottobre. Un voluminoso e prezioso Rapporto dal quale si evince, come si scriveva sopra, che “anche nello scenario di crisi economica e occupazionale, delineatosi alla fine del 2008 e rafforzatosi nel corso del 2009, l´immigrazione non ha arrestato la sua crescita”. Forse anche perché – sottolineano i curatori del Rapporto – nonostante si ripeta “lo slogan di ‘aiutare gli immigrati a casa loro´, con l´intento di far passare per sagge politiche restrittive alle quali corrisponde il disimpegno sul piano degli aiuti”, le promesse dei paesi avanzati non sono state mantenute. E molti paesi ricchi “in particolare l´Italia, sono ben lontani dal devolvere per lo sviluppo lo 0,7% del Prodotto interno lordo, stabilito come obiettivo minimo a livello internazionale”.
Dal rapporto: “i cittadini stranieri residenti erano 2.670.514 nel 2005 e sono risultati 3.891.295 alla fine del 2008, ma si arriva a circa 4.330.000 includendo anche le presenze regolari non ancora registrate in anagrafe. Incidono, quindi, tra il 6,5% (residenti) e il 7,2% (totale presenze regolari) sull´intera popolazione; ma il dato arriva al 10% se si fa riferimento alla sola classe dei più giovani (minori e giovani fino ai 39 anni)”.
Una progressione che mette l´Italia nella “scia della Spagna (oltre 5 milioni)” e non tanto distante dalla Germania (dove gli stranieri sono circa 7 milioni).
Il Rapporto avverte anche che “risulta fortemente attenuato il policentrismo delle provenienze, che per molti anni è stato una spiccata caratteristica dell´immigrazione italiana”. Il che significa: meno gruppi nazionali, e più consistenti. “Le prime 5 collettività – si legge infatti nel Rapporto Caritas/Migrantes – superano la metà dell´intera presenza (800 mila romeni, 440 mila albanesi, 400 mila marocchini, 170 mila cinesi e 150 mila ucraini)”.
A livello territoriale il Centro (25,1%) e il Meridione (12,8%) sono molto distanziati dal Nord quanto a numero di residenti stranieri (62,1%), così come il Lazio (11,6%) lo è dalla Lombardia (23,3%), tra l´altro preceduto, seppure di poco, dal Veneto (11,7%).
Nel 2008 gli occupati stranieri sono stati 200 mila in più, e un milione di loro è iscritto ai sindacati (vedi l´approfondimento su immigrati e lavoro)
La domanda di occupazione e l´evoluzione demografica spiegano la crescita degli stranieri, mentre il Rapporto sottolinea come gli sbarchi sulle nostre coste abbiano influito “in misura veramente minima”, pari a meno dell´1% della presenza regolare. “Nel 2008 sono state 36.951 le persone sbarcate sulle coste italiane, 17.880 i rimpatri forzati, 10.539 gli stranieri transitati nei centri di identificazione ed espulsione e 6.358 quelli respinti alle frontiere. Non si tratta neppure di un cinquantesimo rispetto alla presenza di immigrati regolari in Italia – sottolineano i curatori del Rapporto -, eppure il contrasto dei flussi irregolari ha monopolizzato l´attenzione dell´opinione pubblica e le decisioni politiche; tanto più che il rapporto tra allontanati e intercettati è di 34 ogni 100 (il più basso dal 2004) e si registra una crescente confusione tra immigrati ‘clandestini´, irregolari, richiedenti asilo e persone aventi diritto alla protezione umanitaria”.
Più di un quinto della popolazione straniera è costituito da minori (862.453), 5 punti percentuali in più rispetto a quanto avviene tra gli italiani (22% contro 16,7%). L´età media degli stranieri è di 31 anni, contro i 43 degli italiani. Tra i cittadini stranieri gli ultrasessantacinquenni sono solo il 2%. “L´immigrazione – sottolinea il Rapporto – è dunque anche una ricchezza demografica per la popolazione italiana, che va incontro al futuro con un tasso di invecchiamento accentuato; e lo è specialmente per i Comuni con meno di 5.000 abitanti, molti dei quali senza questo supporto sarebbero in prospettiva a rischio di spopolamento”.
Gli alunni figli di genitori stranieri, nell´anno scolastico 2008/2009, sono saliti a 628.937 su un totale di 8.943.796 iscritti, per un´incidenza del 7%. L´incidenza più elevata si registra nelle scuole elementari (8,3%) e, a livello regionale, in Emilia Romagna e in Umbria, dove viene superato il 12%, mentre si scende al 2% al Sud e nelle Isole.
Molto diversa, invece, la situazione nelle università italiane: negli atenei dello Stivale è straniero solo uno studente su 35. (fonte: rassegna.it)


