Manfredonia

Grotta Occhiopinto, terminata 3 giorni di pulizia. “Poca riservatezza per la sepoltura rinvenuta”


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Zona Scaloria, Grotta Occhiopinto. Alcuni dei rappresentanti del "Gruppo Archeo Speleologico Città di Manfredonia": L.Coppolecchia e V.Cainazzo (STATO)

Manfredonia – CONCLUSASI la tre giorni di lavori del Gruppo Archeo Speleologico “Città di Manfredonia” per la pulizia degli ipogei carsici Grotta Occhiopinto e Grotta Scaloria, entrambe situate nel comune di Manfredonia e facenti parte di un unico complesso carsico. Il Gruppo, atteso che su entrambe le grotte grava il vincolo archeologico e dopo aver ricevuto la preventiva autorizzazione, è stato impegnato – come detto – per tre intere giornate in questo mese: martedì 27, mercoledì 28 e giovedì 29 dicembre 2011.

“In questi 3 giorni abbiamo cercato di ripulire l’Ipogeo da quanto depositato – dice il presidente dell’associazione Luigi Coppolecchia – Abbiamo raccolto diverso materiale e riteniamo di aver fatto un ottimo lavoro”. “Abbiamo trovato diversi tipi di materiale, compreso i rifiuti ospedalieri – dice il consigliere del Gruppo Archeo Speleologico avv. Vito Cainazzo – Abbiamo registrato una certa partecipazione della cittadinanza. Il nostro scopo era quello di sensibilizzare. E ci siamo riusciti”. “La nota dolente è che prima di cominciare i lavori abbiamo trovato uno scavo nell’entrata della grotta che ha portato alla luce la sepoltura di resti umani. Abbiamo subito avvertito la Soptrindenza – dice l’avv. Cainazzo – ma nonostante il nostro riserbo ci siamo sorpresi di aver letto la notizia sui giornali. La dottoressa Tunzi era intenzionata ad indire una conferenza stampa. Siamo dispiaciuti per quanto avvenuto”. “Nel futuro altre opere di sensibilizzazione, messa in sicurezza del sito con la renzione e corsi di speleologia e archeologia teorica”, termina il presidente L.Coppolecchia.


I rifiuti.
Si ricorda come, oltre alle carogne di animali che nel tempo si sono consumate, con l’invenzione della plastica il boom di scarico abusivo nell’area è accresciuto causa bottiglie, pezzi di auto, lavatrici, materassi, materiali di risulta, copertoni, sacchi di immondizia. In aggiunta a questi rifiuti, all’entrata, sono stati rinvenuti nelle parti più profonde materiali di ogni genere; colpisce in particolare la presenza di batterie d’auto e filtri per lubrificanti ormai disfatti, abbandonati da persone, speleologi improvvisati. “Per questo motivo si ritiene che l’acqua che vi percola e che raggiunge i laghetti sia inquinata e, di conseguenza, lo sono anche le falde acquifere. L’obiettivo principale della tre giorni di pulizia è stato quello è di evitare l’inquinamento delle falde acquifere, causa i rifiuti, e una maggiore praticabilità della grotta per le future esplorazioni”.


L’associazione.
Coloro i quali fossero interessati ad avvicinarsi alla speleologia, possono contattare il referente del Gruppo che sarà disponibile per l’organizzazione delle tre giornate, oltre che per qualsiasi chiarimento riguardante le cavità sopra citate: Luigi Coppolecchia, Presidente del Gruppo Archeo Speleologico Città di Manfredonia. Tel: 334-1155410, mail: coppolecchialuigi@gmail.com oppure: archeospeleomanfredonia@gmail.com”; altro referente è l’avvocato Vito Cainazzo: 338-8895656.

L’associazione ha sede in Via Tito Minniti 18, a Manfredonia, e promuove la speleologia in ogni sua manifestazione, ai fini dell’esplorazione, della conoscenza dello studio e della salvaguardia delle grotte e delle aree carsiche. Ulteriore finalità è quella dell’individuazione e della ricognizione di superficie, con metodi non intrusivi, di aree riconducibili alle culture umane del passato, dello studio dei paesaggi antichi, della raccolta e catalogazione informatizzata dei dati, della fruizione e valorizzazione degli stessi”.

Brevi cenni storici e conformazione delle grotte. La cavità Grotta Scaloria, importante sito archeologico ai piedi del Gargano, costituisce con la vicina Occhiopinto un unico complesso. Scoperta casualmente nel 1932 in occasione della costruzione dell’Acquedotto Pugliese, fu esplorata, all’epoca, nella sola parte alta da Quintino Quagliati. Nel 1964 Luigi Coppolecchia, unitamente ad altri ragazzi speleologi in erba di Manfredonia, scoprì e rese percorribile un camminamento che permise di accedere alla parte più profonda della grotta ove vennero ritrovati un centinaio di vasi neolitici, dei laghetti ricoperti di calcite, tracce di fuochi ed uno scheletro di un primitivo con i femori spezzati, forse testimonianza di una tragedia speleologica di 6000 anni fa.

Nel 1967 il professor Santo Tinè venne a sapere della scoperta e, dopo una discesa in grotta accompagnato dagli stessi ragazzi scopritori, decise di avvalersi della collaborazione del CAI di Trieste – Commissione Grotte Eugenio Boegan – per rilevare e documentare la parte più profonda della grotta dove Tinè attestò un rituale religioso collegato al “culto delle acque” praticato in un particolare momento del Neolitico intorno alla metà del IV millennio a.C. Tale rituale prevedeva la deposizione di vasi in prossimità di grandi stalattiti spezzate artificialmente o sui tronconi di esse con funzione di raccolta delle acque di stillicidio.

Nel 1968 sempre gli stessi speleologi di Manfredonia, nel frattempo diventati giovanotti, costituirono il primo gruppo speleologico di Manfredonia denominato “Gruppo Speleologico Sipontino” e, proseguendo le esplorazioni, trovarono un passaggio che metteva in comunicazione le due grotte: Scaloria e Occhiopinto. Furono rilevati lungo tale tragitto ulteriori dodici vasi posti anch’essi sotto lo stillicidio. Gli scavi del 1978-79 condotti dall’Università di Genova, dalla University of Southern Mississippi e dalla University of California, nell’ambito del programma di ricerche sul Neolitico del Sud Est dell’Italia coordinato da Santo Tiné e Marija Gimbutas, rivelarono una lunga frequentazione della parte alta della grotta dal Paleolitico Superiore fino alla fine del Neolitico.

Le aperture delle grotte non sono armate perché situate in un campo coltivato a grano per cui la progressione avviene pressoché in piano e quindi di facile accesso. Entrambe, dopo pochi metri, si aprono in un salone dove si sta comodamente in piedi e da lì è possibile accedere, con pochi salti, alla parte più bassa fino alla profondità di circa 43 metri laddove sono visibili alcuni suggestivi laghetti al piano della falda acquifera. Anche queste grotte, come molte altre, sono state fatte oggetto di discariche, meno nella Scaloria ma in maniera più massiccia nell’Occhiopinto.

VIDEO – FINE LAVORI 29.12.2011 – RINVENIMENTO SEPOLTURA


L’INTERVENTO DEL 27.12.2011



Manfredonia, “Grotta Occhiopinto è stata liberata” – 20.11.2011


g.defilippo@statoquotidiano.it

Grotta Occhiopinto, terminata 3 giorni di pulizia. “Poca riservatezza per la sepoltura rinvenuta” ultima modifica: 2011-12-29T18:10:43+00:00 da Giuseppe de Filippo



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Commenti


  • Anonimo


  • voce di popolo

    Voci di popolo dicono che ci sono delle altre grotte di fronte al distributore Api in via scaloria , zona B8, qualcuno sà qualcosa? la voce potrebbe essere fondata visto la vicinanza di grotta scaloria


  • altra voce di popolo

    si ci sono altre grotte di cui si è persa la memoria e sulle quali hanno costruito scuole e palazzi; in particolare nella zona cui si fa riferimento (distributore Agip) la grotta è stata ostruita. Ritornata alla luce recentemente è stata “opportunamente” occultata.


  • Anonimo

    Perchè l’associazione non interviene??


  • curioso

    non ho capito bene dove si troverebbero le altre grotte, di fronte l’agip Gambardella o nell’area dell’ex IMES? comunque sia entrambe le zone sono di interesse urbanistico, che prevarrà su quello archeologico, così come è prevalso per quella enorme villa costruita proprio sull’entrata della grotta occhiopinto


  • Anonimo

    siamo una vergogna di paese…invece di preservare le cose belle stiriche ed importanti…ci mettiamo a costruire sopra strade e palazzi inutili che potrebbero essere costruiti in qualsiasi altri luoghi…che schifo…

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