Manfredonia

Ricorso ex dipendente Agriser, Comune ricorre in Cassazione


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(Ph: www.ilnostrocondominio.com)

Bari/Manfredonia – RICORSO in Cassazione del Comune di Manfredonia contro la sentenza n. 811/2013 del 14.02.2013 emessa dalla Corte di Appello di Bari, con la quale l’Ente comunale era stato condannato a pagare la somma di € 8.211,69 in favore di un ex dipendente della Soc. Cooperativa Agriser a r. l. dal 04.03.2002 al 12.04.2005, appaltatrice dei lavori di cura del verde pubblico della Città di Manfredonia.

LA VICENDA. Con ricorso depositato in data 26/09/2005 il Sig. A.M. conveniva in giudizio dinanzi alTribunale Ordinario di Foggia – Sezine Lavoro il Comune di Manfredonia e la Società Cooperativa Agriser a r. l., in Liquidazione Volontaria, per chiedere il pagamento della somma di € 14.581,74 poiché aveva lavorato alle dipendenze della Soc. Cooperativa Agriser a r. l. dal 04.03.2002 al 12.04.2005, appaltatrice dei lavori di cura del verde pubblico della Città di Manfredonia. Costituitasi in giudizio con memoria depositata in data 21.01.2008 la Cooperativa Agriser a r. l., in Liquidazione Coatta Amministrativa, contestava le richieste avanzate dal Sig. A.M. e chiedeva il rigetto della domanda per eccezioni pregiudiziali ed improcedibilità per omesso espletamento del Tentativo Obbligatorio di Conciliazione.


Espletato, vanamente, il Tentativo Obbligatorio di Conciliazione, acquisita la documentazionerelativa, il Tribunale Ordinario di Foggia – Sezione Lavoro con sentenza del 30.03.2009,pronunciandosi definitivamente sulla domanda proposta dal Sig. A.M., sul giusto presupposto che il credito vantato dall’appaltatore nei confronti del committente era già entrato a far parte dell’attivo fallimentare, restando assoggettato al regime della concorsualità, e che il credito retributivo vantato dal Sig. A.M. figurava già iscritto nello stato passivo della datrice di lavoro Cooperativa Agriser a r. l., dichiarava cessata la materia del contendere sulla domanda dirette all’accertamento di esistenza di un lavoro subordinato ed al riconoscimento della qualifica superiore e dichiarava, inoltre, l’improponibilità delle restanti domande e compensava le spese processuali tra le parti.


Ma non è finita. Contro la predetta sentenza proponeva appello il Sig. A.M. dinanzi alla Corte di Appello di Bari – Sezione Lavoro, il quale ritenendola “illegittima ed ingiusta” ne chiedeva l’integrale riforma; con sentenza n. 811/2013 del 14.02.2013 la Corte di Appello di Bari – Sezione Lavoro definitivamente pronunciandosi sull’appello principale proposto dal Sig. A.M., con risorso depositato il 19.04.2010 nonché sull’appello incidentale interposto dalla Cooperativa Agriser a r. l. con atto del 09.02.2012, avverso la sentenza resa dal Tribunale Ordinario di Foggia – Sezione Lavoro in data 30.03.2009 tra le suddette parti appellanti ed il Comune di Manfredonia così provvedeva: accoglieva l’appello principale e, in riforma della sentenza impugnata, condannava il Comune di Manfredonia a pagare in favore del Sig. A.M. la somma di € 8.211,69, oltre interessi legali e rivalutazione monetaria come per legge; rigettava l’appello incidentale; confermava nel resto l’impugnata sentenza; condannava il Comune di Manfredonia a corrispondere in favore del Sig. A.M. le spese di entrambi i gradi di giudizio, nella misura di € 775,00, oltre accessori, per il primo grado di giudizio, e nella misura di € 930,00, oltre accessori, per il secondo grado di giudizio; compensava interamente tra le restanti parti le spese del doppio grado di giudizio.

Con atto di precetto del 24.04.2013 l’Avv. Totaro Orazio, in nome e per conto del suo assistito, Sig. A.M. chiedeva al Comune di Manfredonia il pagamento delle somme di cui alla sentenza della Corte di Appello di Bari – Sezione Lavoro sopra richiamata.


Ma l’Ente resisterà presenterà ora ricorsoin Cassazione con assegnazione all’Avv. Teresa Totaro, dell’Avvocatura Comunale, dell’incarico di rappresentare e difendere il Comune.


Redazione Stato@riproduzioneriservata

Ricorso ex dipendente Agriser, Comune ricorre in Cassazione ultima modifica: 2013-05-30T15:19:57+00:00 da Redazione



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Commenti


  • ANONIMO

    che storia vergognosa questa dell’agriser … e ora ai responsabili gli abbiamo anche promossi —


  • Matteo

    Nel GAL di Manfredonia (presenza,ndr) ex agriser…….non ci sono parole…..


  • giiuanumunicip

    La politica è tutto un —-…, ma quello che più turba è che alla fine paga sempre PAPPAGONE, mentre i responsabili —- avanzano e fanno carriera…. prendendo magari altri soldi (dei contribuenti) !!!!!!


  • avv. Gegè Gargiulo

    Da: avv. Eugenio Gargiulo (eucariota@tiscali.it)

    E’ legittimo il licenziamento del lavoratore che non ha più il titolo richiesto dal nuovo ordinamento professionale di settore!

    Deve essere ritenuto legittimo il licenziamento del lavoratore che non possegga più il “titolo” richiesto, per l’esercizio della professione, da una nuova legge, che sia entrata in vigore successivamente alla sua assunzione.

    Lo ha stabilito la Suprema Corte di Cassazione, che ha recentemente confermato il licenziamento di una dipendente dell’Asl non avente più il titolo adatto per lo svolgimento delle mansioni previste nel contratto di assunzione. ( così Cass. sent. n. 13239 del 28 maggio 2013)

    Secondo i giudici, il venir meno del titolo necessario prescritto da una nuova legge per l’esercizio delle mansioni costituisce “impossibilità sopravvenuta” della prestazione lavorativa e legittima il licenziamento. Inoltre, il datore di lavoro non ha nemmeno il cosiddetto “obbligo di repechage”(ossia l’obbligo di ricollocare il dipendente licenziato in azienda) se non vi sono mansioni a cui adibire il lavoratore privo del titolo richiesto dalla legge.

    Il caso sottoposto al vaglio degli ermellini del Palazzaccio riguardava una dipendente licenziata, dopo che era stata assunta come fisioterapista pur avendo il titolo di massokinesiterapista, poiché la legge in vigore al momento dell’assunzione consentiva l’equiparazione tra le due professioni. Il nuovo ordinamento sanitario prevede, invece, che il titolo di massokinesiterapista può essere equiparato a quello di fisioterapista solo se è stato conseguito a seguito di corso triennale; la dipendente aveva, invece, frequentato un corso biennale non più valido dal momento in cui la nuova legge in vigore richiede quello triennale.
    Foggia, 30 maggio 2013 Avv. Eugenio Gargiulo

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