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San Severo, sequestro 10 tonnellate rame, Fabbrocini: record


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Foggia/San Severo – RICOSTITUITA la ‘task force’ contro i predoni del rame, nell’ambito del progetto ITA.RO, protagonista, oggi del sequestro record di oltre 10 tonnellate di rame, e dell’arresto per riciclaggio di tre persone. Syriana il nome dell’operazione, che ha visto la quotidiana e fattiva sinergia tra personale della Squadra mobile di Foggia, guidata dal Dirigente Alfredo Fabbrocini, la polizia rumena, la polizia provinciale e la sezione della Polizia stradale.

“Esprimo profonda soddisfazione nel rivederci, dopo poco tempo per un nuovo sequestro”. Così il dirigente Fabbrocini in apertura della conferenza tenutasi stamani in Questura a Foggia. “Come anticipato, era stato costituito un gruppo apposito per fronteggiare questo nuovo fenomeno, negli anni passati completamente sconosciuto, oggi diventato un grande problema. Fino a poco tempo fa questo tipo di reato era lontano dal nostro solito schema investigativo, per il quale non c’era una struttura organizzata per fronteggiarlo. Stiamo parlando di un tipo di illecito, che avviene soprattutto in campagna, basato su manovalanza straniera, che poi si appoggia a ricettatori italiani titolari a loro volta di attività lecite come il recupero di materiale ferroso. Per reati legati allo spaccio, alle rapine, ma anche agli omicidi – evidenzia il Dirigente della Squadra Mobile – avevamo comunque una certa quantità di elementi da cui partire.”
Due anni fa, su questa nuova emergenza criminale siamo partiti senza avere contezza di come iniziare. Eppure siamo uno dei pochi uffici, che ha contestato ‘l’associazione a delinquere’ per quanto ha riguardato la recente indagine scaturita dal blitz Cuprum.” Operazione investigativo – giudiziaria, che portò ad oltre 30 arresti, tra il 2011 e il 2012 e a un sensibile calo nell’ambito di questo tipo di reati. “Per certi versi – continua Fabbrocini – pensavamo di aver risolto ed estirpato un crimine così diffuso, e che crea tanti danni. Questo non si è verificato. Dopo 6-8 mesi di calma assoluta la situazione è peggiorata, e aumentata. Così è stato necessario ricostituire un nuovo nucleo investigativo, chiedere delle competenze specifiche da inserire, come quelle appunto della Polizia provinciale, e chiedere l’apporto operativo alla polizia stradale per la fase esecutiva. In questo periodo ci affianca quotidianamente personale della Polizia rumena perchè presenti cittadini rumeni nella parte relativa al furto.”
Ecco spiegata da Fabbrocini l’intera filiera: dal furto di rame alla sua reimmissione. “La zona più colpita d’Italia è il circondario della Provincia di Foggia, che va da San Severo, Torremaggiore, Lucera, e gran parte dell’Alto Tavoliere. E’ lì che si registra il maggior numero di furti. Non a caso in questi giorni abbiamo concentrato la nostra attenzione con servizi tipici di polizia come appostamenti, e osservazioni nella predetta zona. Siamo riusciti ad individuare questo sito, noto agli inquirenti, e già oggetto di controlli, e perquisizioni, appartenente a Costantino Serlenga, classe 57, pregiudicato, Si trattava in realtà di un’attività di deposito e ricettazione del rame, con tutta la filiea al completo.”
L’atto dell’intervento. Alle 5.00 del mattino, orario in cui il Serlenga riceveva solitamente i clienti, dopo un lungo appostamento durato tutta la nottata, appena giunta la macchina si presumeva già essere piena di rame. Lo abbiamo dedotto – spiega il Dirignte – dall’orario, dalla speditezza con cui è entrata la macchina, una stescion vegon ultimo modello, e dalla parte posteriore ribbassata a causa del peso. Questi elementi hanno fatto scattare l’intervento. Nell’immediato sono stati rinvenuti all’interno dell’auto due cittadini stranieri, 500 chili di rame, dopo di che si è estesa la perquisizione all’intero sito, e a tutte le pertinenze dell’attività del Serlenga.”
Il sequestro record di rame, quando “La Capitanata fa da sola”. Complessivamente sono state ritrovate oltre 10 tonnellate di rame. Ovvero l’intero quantitativo, che viene rubato nell’intera Capitanata nell’arco di 10 giorni. Contrariamente ai casi precedenti in cui il rame era destinato fuori provincia, di centrale importanza è stato constatare, all’interno della struttura, del rame già sminuzzato. Serlenga, infatti, aveva all’interno della sua struttura macchinari, che servivano sia a sguainare il rame, che a sminuzzarlo. Questo voleva dire, che dall’atto della consegna il rame diventava non identificabile, né durante le operazioni di controllo, né nel caso venisse venduto al mercato lecito. Con un sistema così ben collaudato erano in grado di rubare il rame in metà Capitanata, e rivenderlo in poche ore. Non avremmo potuto contestare nulla se avessimo trovato il rame già lavorato, allo stesso modo non avremmo potuto contestare nulla all’acquirente, che in buona fede acquistava il medesimo prodotto.”
Guadagni dal furto di rame migliori dello spaccio, anche a rischio della vita. “Assumendo manovalanza estera, gestivano l’attività illecita in piena autonomia, con un guadagno netto di 50 mila euro. Serlenga non avendo intermediari, guadagnava giusto il doppio consegnando direttamente in fonderia il rame venduto al prezzo di costo, tra i 5 e i 6 euro. A fronte di tali ricavi, molti decidono di non spacciare più droga, perchè si guadagnano le stesse cifre, rischiando molto meno, con un sistema collaudato, non facile da scoprire. Nonostante, Serlenga, abbia ricevuto in passato numerose perquisizioni, se non si interveniva, come ieri, al momento giusto non avremmo potuto attribuirgli il reato di ‘riciclaggio’. Diverso il furto classico di rame. Difatti questo prevede tre passaggi: chi ruba il rame, chi lo raccoglie, e chi lo ricetta. Nel corso dell’Operazione Syriana, al contrario, è stato necessario reperire manovalanza che facesse il lavoro sporco la notte. Durante la fase degli arresti si era di fronte a persone ‘nervolute’, e robuste, tanto che è stato difficile anche ammanettare.”
Alfredo Fabbrocini ha posto infine l’accento “sugli ingenti danni ambientali provocati dal furto non tanto dei cavi di rame, quanto dall’asportazione di interi generatori, con conseguente rilascio di olio altamente inquinante. Si aggiungono quindi ingenti danni economici derivanti dalla bonifica dei siti inquinati, per un ammontare complessivo, che si aggirerebbe tra i 6, e i 7 mila euro. Tutto questo a fronte di un guadagno di soli 200 euro, stimato su 80 chilogrammi di rame ottenuto da ogni singolo generatore”
(a cura di Ines Macchiarola – inesmacchiarola1977@gmail.com)

San Severo, sequestro 10 tonnellate rame, Fabbrocini: record ultima modifica: 2013-05-30T15:53:05+00:00 da Ines Macchiarola



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