L’ospedale Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo, fondato da Padre Pio nel 1956, si trova al centro di una crisi finanziaria che potrebbe aprire alla cessione a soggetti privati, con il gruppo San Donato tra i principali interessati.
Secondo quanto riportato da la Repubblica a firma di Davide Carlucci, si starebbe valutando un possibile ingresso del gruppo sanitario privato nella gestione della struttura, oggi gravata da una forte esposizione debitoria. Papa Leone XIV avrebbe già incontrato il vicepresidente del gruppo, l’imprenditore Kamel Ghribi, che avrebbe posto come condizione preliminare la bonifica dei conti dalle passività. Parallelamente sarebbero in corso contatti con istituti bancari e fondi di investimento, oltre a ipotesi di donazioni anonime.
Nel frattempo, nei reparti emergono criticità operative, con personale sanitario che segnala la carenza progressiva di farmaci e materiali di laboratorio. Nonostante ciò, la struttura resta considerata altamente attrattiva nel panorama sanitario, anche grazie al posizionamento ai vertici della classifica World’s Best Hospitals di Newsweek per il Sud Italia.
Sul piano gestionale, il direttore generale Gino Gumirato ha precisato che non si tratterebbe di un commissariamento, ma di una fase di vigilanza.
Gino Gumirato: “La Commissione garantirà la continuità di un presidio d’eccellenza in campo medico, chirurgico e della ricerca scientifica”
Il direttore ha inoltre spiegato che la misura rientrerebbe in una forma di controllo e indirizzo e ha sottolineato come l’esposizione debitoria sarebbe inferiore alle cifre circolate, con una parte significativa ritenuta gestibile attraverso il sistema finanziario. L’obiettivo dichiarato è il pareggio di bilancio e la stabilità economica della fondazione, con approvazione del bilancio entro giugno e rinnovo degli organi amministrativi.
La crisi attuale affonderebbe le radici nel 2022, quando il Vaticano intervenne per riportare ordine nei conti. Secondo la ricostruzione riportata, dal 2004 si sarebbe accumulato un debito superiore ai 421 milioni di euro. Tra le cause principali viene indicata la perdita di centralità della struttura rispetto ad altri presidi sanitari del territorio e uno squilibrio tra costi e finanziamenti regionali. Restano inoltre contenziosi aperti sui rimborsi tra la fondazione e la ASL di Foggia.
Sul fronte sindacale, la situazione è oggetto di forti critiche. Le organizzazioni dei lavoratori contestano sia la gestione economica sia il livello delle retribuzioni dei vertici, ritenute elevate rispetto al settore pubblico, oltre a numerosi contenziosi legali avviati dai dipendenti. I sindacati segnalano inoltre il rischio di un progressivo cambiamento dei contratti di lavoro e la perdita di attrattività della struttura per il personale sanitario.
La crisi dell’ospedale si riflette anche sul territorio di San Giovanni Rotondo, dove si registra un calo dei flussi turistici e delle presenze, con ripercussioni sull’economia locale legata ai pellegrinaggi e all’indotto sanitario. Molte attività commerciali risultano chiuse o ridimensionate e diverse infrastrutture restano inutilizzate.
Una situazione complessa che intreccia finanza, sanità e impatto sociale, mentre il futuro di una delle strutture simbolo del Mezzogiorno resta ancora incerto.
Lo riporta open.online.



