La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Procuratore generale di Bari contro la sentenza che aveva dichiarato prescritto il procedimento nei confronti di Gesualdo Luca nato a Foggia il 24/10/1980, Pedicillo Antonietta nata a San Severo il 13/03/1963, Disciglio Vito Michele nato a San Giovanni Rotondo il 15/05/1982, Zanzarelli Antonio nato a San Giovanni Rotondo il 24/09/1982, tutti coinvolti in un’inchiesta sul traffico di sostanze stupefacenti nel Gargano.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il gruppo avrebbe operato tra il 2006 e il 2007 in diversi comuni dell’area garganica, facendo capo a una struttura organizzata dedita allo spaccio di cocaina, hashish ed eroina. L’attività investigativa era stata condotta dai Carabinieri di Vico del Gargano.
La Corte d’Appello di Bari aveva ritenuto di dover riqualificare il fatto nell’ipotesi attenuata prevista dall’articolo 74, comma 6, del Testo unico sugli stupefacenti, dichiarando quindi l’estinzione del reato per prescrizione.
La Cassazione ha invece evidenziato come la sentenza di secondo grado non abbia adeguatamente confutato le valutazioni formulate dal Tribunale di Foggia. Quest’ultimo aveva infatti sottolineato l’ampiezza dell’organizzazione, la presenza di una cassa comune, l’esistenza di basi logistiche e la disponibilità di quantitativi non modesti di sostanze stupefacenti.
Secondo gli ermellini, quando una sentenza di condanna viene radicalmente riformata in appello, il giudice è tenuto a fornire una motivazione particolarmente rigorosa. Proprio tale approfondimento sarebbe mancato nella decisione impugnata, rendendo necessario un nuovo esame della vicenda.
A cura di Giuseppe de Filippo.



