Importante pronuncia della Corte di Cassazione in materia di redditi agricoli e accertamenti fiscali. Con atto di recente pubblicazione, i giudici hanno accolto diversi motivi del ricorso presentato da un imprenditore viestano contro gli atti dell’Agenzia delle Entrate relativi agli anni d’imposta 2014 e 2015. L’amministrazione finanziaria aveva contestato al contribuente la gestione di attività agricole e alberghiere formalmente riferibili a società terze, ricostruendo in via induttiva i ricavi e recuperando a tassazione maggiori imponibili ai fini Irpef, Iva e Irap.
La Suprema Corte ha ritenuto carente la motivazione della Commissione tributaria regionale sulla natura del reddito accertato. In particolare, secondo la Cassazione, i giudici tributari non hanno verificato adeguatamente se i proventi contestati dovessero essere qualificati come redditi agrari oppure come redditi d’impresa.
La sentenza richiama in modo dettagliato la disciplina dell’imprenditore agricolo e delle attività agricole connesse, sottolineando la necessità di accertare concretamente la provenienza dei prodotti commercializzati e il rispetto dei requisiti previsti dalla normativa fiscale.
Accolta anche la censura relativa all’aliquota Irap applicata. La Cassazione ha ricordato che il contribuente può correggere errori dichiarativi anche nel corso del giudizio quando tali errori comportano una tassazione superiore a quella prevista dalla legge.
Con questa decisione il procedimento torna al giudice di merito, chiamato a riesaminare la controversia alla luce dei principi indicati dalla Suprema Corte.
A cura di Michele Solatia.



