Classe 1954, nato a Cerignola, è forse una delle figure culturalmente più attive della provincia di Foggia

Giovanni Rinaldi “La politica non è fatta di sola propaganda ma di ascolto”

"La sinistra con il tempo si è allontanata sempre di più dal popolo. Il mio, invece, è il mestiere di coloro che scelgono di ascoltare."


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Manfredonia, 28 giugno 2018. Giovanni Rinaldi, classe 1954, nato a Cerignola, è forse una delle figure culturalmente più attive della provincia di Foggia. Il suo lavoro di ricerca affonda le proprie origini nel substrato culturale dei braccianti e delle classi subalterne, protagonisti dei cambiamenti che segnarono tutto il Paese negli anni Settanta: la sua indagine ha prodotto un grande archivio che oggi è possibile trovare nella Biblioteca Nazionale di Bari, ma soprattutto offre una visione a 360° gradi della provincia di Foggia nel Novecento.

Nel suo libro, “La memoria che resta”, lei parla di come questo lavoro di ricerca sia stato ispirato dai valori, dai desideri, dai modi di sentire e pensare che si identificavano con la sinistra di Berlinguer. Foto dal profilo di Giovanni Rinaldi (facebook)

Era una ricerca culturale ma non solo, era quello che una volta si chiamava “fare politica”: capire quello che pensa la gente, far parlare la gente che solitamente non veniva mai ascoltata, era per noi militanza politica vera e propria e in molti non lo capivano. In tanti credevano che la politica fosse solo quella fatta all’interno dei partiti, ma noi non siamo mai stati militanti, eravamo di sinistra senza aver mai preso la tessera del partito. Per noi era il modo giusto di fare politica perché eravamo liberi, non censuravamo nessuno e raccontavamo delle storie. Storie che nessuno chiamava cultura bracciantile, perché il bracciante di solito era chi non sapeva leggere e scrivere. Era difficile far capire all’epoca che la storia di qualsiasi popolo è cultura.

E cosa è rimasto oggi di quella vocazione?

Foto dal profilo di Giovanni Rinaldi (facebook)

Foto dal profilo di Giovanni Rinaldi (facebook)

Oggi è rimasto soprattutto il dispiacere nel vedere certe situazioni odierne e mi viene naturale notare un certo parallelismo tra ieri e oggi. Ieri i braccianti, oggi gli immigrati. Un rammarico per coloro che discendono da una tradizione di braccianti e oggi insultano l’immigrato che viene apparentemente a toglierci il lavoro, anche se non è assolutamente vero, perché l’immigrato è l’ultimo tassello di una lunga catena che ha inizio ai piani alti. Eppure scarichiamo su di lui tutte le responsabilità di questa situazione. Cosa è rimasto oggi di quella vocazione di sinistra? Oggi la sinistra è scomparsa. Non va dove dovrebbe andare, non rappresenta chi dovrebbe rappresentare. QQQuesto discorso non è contestualizzabili solo al presente: noi che abbiamo fatto questo tipo di ricerche sulla cultura popolare (che all’epoca chiamavamo “sulle classi subalterne”, perché era il popolo sfruttato dalla borghesia)  abbiamo assistito a questi fenomeni sin dagli anni Settanta. L’accusa che noi facevamo al PCI (di cui noi abbiamo mai fatto parte, ma era la nostra area di riferimento in quanto quasi tutti i braccianti che andavamo a intervistare erano comunisti) era: se non si fa inchiesta, come fai a conoscere il popolo? La politica non può essere fatta solo di propaganda. La sinistra con il tempo si è allontanata sempre di più dal popolo. Il mio, invece, è il mestiere di coloro che scelgono di ascoltare.

 Quindi la sua ricerca è sempre stata condotta autonomamente, mai senza alcun partito dietro.

Sì, certo, sempre autonomamente. Sono stati recuperati i miei lavori in seguito dalle amministrazioni, ma sono sempre stati condotti solo da me.

Lei ha detto che all’epoca la classe politica non riconosceva nel mestiere della ricerca uno strumento per conoscere meglio i bisogni del suo popolo. E oggi?

Oggi  sociologici e storici fanno il loro mestiere scindendo il discorso politico. Molti di loro credono che, un po’ come nel giornalismo, non bisogna avere un’impostazione politica per fare un’analisi della società. Questo perché l’ascolto deve essere disincantato e le domande non devono veicolare troppo i loro discorsi. C’è da dire però che noi, per la nostra impostazione più politica, facevamo domande più mirate (ad esempio chiedevamo di intonarci canti di rivolta) e grazie al nostro  approccio i braccianti capivano di avere di fronte dei “compagni”, e così ci dicevano cose che ad altri non avrebbero mai detto. Oggi il mestiere da allora è un po’ cambiato ma continuo a chiedermi come mai i politici non passano almeno due terzi del loro tempo ad ascoltare la gente.

Lei oggi compie un lavoro difficile sul recupero della memoria di Giuseppe Di Vittorio a Cerignola. Oggi il suo mito resiste nel paese?

Oggi il mito di Di Vittorio non fa più presa. Se oggi chiedi ai ragazzini chi è Giuseppe Di Vittorio non lo sanno più, perché le nuove generazioni non passano molto tempo ad ascoltare le storie dei nonni. Negli anni ’50, invece, i bambini venivano educati con il suo mito. Negli anni ’70 invece questa trasmissione già cominciò a perdersi e per almeno vent’anni c’è stato il buio totale. Solo oggi stiamo capendo finalmente che devono farsi politiche sulla memoria (oggi a Cerignola curiamo dei percorsi “turistici” sulla sua figura).

Sempre a proposito di Di Vittorio, lei ha offerto consulenza per la fiction  Rai di qualche anno fa a lui dedicata. Soddisfatto del risultato?

Il mio aiuto è stato nel presentare alcune location adatte alle riprese. Quella fiction era ovviamente romanzata, ma non fu un problema perché in quell’anno si risvegliò un interesse generale per la figura di Giuseppe Di Vittorio: il sito a lui dedicato, che giornalmente registrava dalle 20 alle 30 presenze, vide l’impennarsi delle oltre mille visualizzazione al giorno.

Foto dal profilo di Giovanni Rinaldi (facebook)

Foto dal profilo di Giovanni Rinaldi (facebook)

Lei ha avuto anche esperienze nel cinema come consulente storico, in particolare con Alessandro Piva, il cui lavoro fu presentato per l’occasione a Venezia.

Un’esperienza nata casualmente: Piva doveva realizzare un video per la Rai sulla rivolta dei braccianti in provincia di Foggia, così mi contattò e lo aiutai su un lavoro a San Severo. Lì venne fuori un progetto di ricerca orale  sull’accoglienza dei figli dei braccianti comunisti, incarcerati dopo le rivolte, ospitate da famiglie del Nord. Da questo progetto nacque per me il reportage narrativo de “I treni della felicità”, per lui il documentario Pasta Nera (premiato con una Menzione speciale a Venezia e finalista ai David di Donatello nel 2012). Lui vide fin da subito il potenziale narrativo di queste storie e pensò a farne un film. Con i tempi che corrono, con noi che i poveri li gettiamo in mare, sentire queste storie di accoglienza ci lasciò senza parole.

Quale fenomeno sociale attuale le piacerebbe indagare?

Quello della musica popolare. Chiederei agli immigrati che giungono nel nostro paese delle musiche, canzoni, filastrocche e altro che ascoltavano nel loro paese. La musica popolare ci aiutò molto nel nostro lavoro con i braccianti, a capirli meglio e a permettere loro di aprirsi di più con noi. Studiare la loro musica popolare ci aiuterebbe a comprendere meglio la loro cultura e a facilitare la loro integrazione.

Su Manfredonia ha fatto delle particolari ricerche?

Non molte purtroppo.  Avrei potuto farne molte se il progetto dell’Archivio di base fosse andato in porto. Un progetto troppo pioneristico per l’epoca, forse … il nostro sogno era creare un archivio della cultura popolare della provincia di Foggia che tutti potessero consultare nelle biblioteche. Il progetto durò tre anni, ma poi la cosa è finita nel nulla per le solite cose conosciamo (politica, burocrazia, amministrazione …) Tutte le registrazioni, soprattutto quelle musicali, ottenute in quei tre anni, per fortuna sono state recuperate e attualmente conservate nella biblioteca nazionale di Bari sotto il nome di Archivio Sonoro della Puglia.

 (fotogallery archivio Giovanni Rinaldi, @copyright)

A cura di Carmen Palma,
Manfredonia 30 giugno 2018

Giovanni Rinaldi “La politica non è fatta di sola propaganda ma di ascolto” ultima modifica: 2018-06-30T13:48:15+00:00 da Redazione



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