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SAN MARCO IN LAMIS L’abbraccio degli opposti. A San Marco in Lamis va in scena il funerale della politica

Fa impressione osservare come, nel giro di pochi anni, tutto ciò che appariva invalicabile sia diventato improvvisamente negoziabile

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
30 Giugno 2026
Manfredonia // Politica //

Chi legge StatoQuotidiano sa bene che l’intelligenza artificiale non è molto gradita per analizzare a fondo condizioni che amareggiano la politica, il dialogo, la forza della coerenza. Oggi, a malincuore avremmo voluto usarne un pizzico per non trovare la vergogna nello scrivere quanto sta accadendo in quel di San Marco in Lamis, ormai piangente paese a ridosso di San Giovanni Rotondo, baciato dal Santo più venerato al mondo, San Pio, che davvero ultimamente non riesce a trovar pace per tutti gli anomali accadimenti che sta subendo la terra sacra.

C’è un’immagine che resterà impressa nella memoria di chi ama ancora la politica come luogo delle idee e non come semplice esercizio del potere.

Non è il volto di un consigliere comunale. Non è un voto. Non è un’aula. È un abbraccio. Non un abbraccio fisico, ma politico. L’abbraccio tra mondi che per decenni hanno giurato di essere inconciliabili. L’abbraccio tra chi ha costruito la propria identità dicendo di rappresentare l’alternativa all’altro e che oggi, improvvisamente, scopre di poter camminare fianco a fianco.

Se davvero quanto emerso nell’ultimo Consiglio comunale rappresenta il preludio di una futura convergenza tra il Partito Democratico cittadino e la Lega, allora non siamo davanti a una semplice operazione amministrativa.

Siamo davanti al certificato di morte della politica.

Perché la politica vive di identità. Vive di valori. Vive di coerenza. Quando questi tre pilastri vengono sacrificati sull’altare della convenienza elettorale, resta soltanto un contenitore vuoto. Una macchina del consenso. Una gestione del potere. Nient’altro.

Fa impressione osservare come, nel giro di pochi anni, tutto ciò che appariva invalicabile sia diventato improvvisamente negoziabile.

Le parole di ieri vengono smentite dai comportamenti di oggi. Le battaglie ideologiche diventano fotografie ingiallite. Gli avversari di una vita diventano interlocutori privilegiati. E i cittadini? I cittadini assistono increduli.

Per anni si sono sentiti ripetere che esistevano differenze profonde.

Che esistevano visioni incompatibili della società. Che scegliere significava prendere posizione. Oggi scoprono che quelle differenze, evidentemente, erano meno profonde di quanto fosse stato raccontato. Forse erano slogan. Forse erano soltanto strumenti di propaganda. Perché se alla fine tutto può stare insieme, allora significa che niente aveva davvero un valore irrinunciabile. È questa la vera tragedia. Non l’eventuale alleanza. Ma la facilità con cui vengono archiviati principi, simboli, appartenenze e parole spese per anni davanti agli elettori.

La politica dovrebbe avere memoria. Invece sembra soffrire di un’amnesia selettiva.

Ciò che ieri era definito inaccettabile, oggi diventa responsabilità. Ciò che ieri era incompatibile, oggi diventa dialogo. Ciò che ieri era un avversario, oggi diventa un alleato. E tutto senza una spiegazione.

Senza una riflessione. Senza nemmeno il pudore di chiedere scusa agli elettori per aver raccontato una storia diversa. L’ultima seduta del Consiglio comunale ha offerto anche un’altra immagine che merita attenzione. Tre voci diverse. Una sola direzione. Un unico bersaglio politico. Può accadere. Fa parte della dialettica democratica.

Ma quando la convergenza appare più forte delle differenze che per anni hanno separato quelle stesse forze politiche, il dubbio diventa inevitabile.

Che cosa sta davvero nascendo a San Marco in Lamis? Un progetto per la città? Oppure un progetto per conservare gli equilibri del potere? Sono due cose profondamente diverse. Perché una comunità non ha bisogno di coalizioni costruite contro qualcuno. Ha bisogno di amministratori che siano uniti per qualcosa. Per una visione. Per un’idea. Per un futuro.

Fuori dal Palazzo, intanto, la città continua a confrontarsi con problemi che nessuna alleanza può cancellare.

Le famiglie chiedono servizi. I commercianti chiedono economia. I giovani chiedono occasioni. Gli anziani chiedono attenzione. Le periferie chiedono dignità. Le strade chiedono manutenzione. Nessuno chiede guerre personali. Nessuno chiede processi politici. Nessuno chiede regolamenti di conti.

Eppure è proprio questo lo spettacolo che troppo spesso viene consegnato ai cittadini.

È una politica che sembra aver smarrito il senso della propria missione. Perché amministrare significa costruire. Non demolire. Convincere. Non intimidire. Argomentare. Non isolare.

Esiste poi un dato che pesa come un macigno.

Molti degli attuali protagonisti dello scontro hanno condiviso lo stesso percorso amministrativo. Hanno governato insieme. Si sono sostenuti reciprocamente. Si sono presentati come squadra. Oggi sembrano appartenere a mondi opposti. È legittimo che una maggioranza si rompa. È normale che la politica cambi.

Ma è doveroso spiegare ai cittadini perché.

Perché il trasformismo senza spiegazioni genera soltanto sfiducia. E la sfiducia è il veleno più pericoloso per una democrazia. Alla fine resta una domanda. Che cosa rimarrà di questa stagione politica? Forse un nuovo equilibrio. Forse una nuova maggioranza. Forse nuove candidature.

Ma se, nel frattempo, saranno stati sacrificati la coerenza, l’identità e la credibilità, la vittoria di qualcuno coinciderà con la sconfitta di tutti.

Perché una politica che non riconosce più sé stessa non può pretendere che siano i cittadini a riconoscersi in lei. E forse il vero dramma non è nemmeno vedere la Lega e il Partito Democratico sedere allo stesso tavolo. Il vero dramma è assistere al silenzio delle idee. Perché quando destra e sinistra cessano di essere culture politiche e diventano semplici etichette da indossare o togliere secondo convenienza, la politica smette di essere passione civile. Diventa mestiere. Diventa calcolo. Diventa sopravvivenza.

E quando la sopravvivenza prende il posto della coerenza, non nasce una nuova stagione politica. Si celebra soltanto il funerale dell’identità.

A cura di Maurizio Varriano.

1 commento su "L’abbraccio degli opposti. A San Marco in Lamis va in scena il funerale della politica"

  1. Analogamente, non ci vuole l’intelligenza artificiale per capire che ormai non ci potranno essere candidati affidabili per le prossime elezioni visto che saranno sempre gli stessi, o chi per loro, indipendentemente dalla lista di appartenenza, per cui non vale la pena nemmeno discutere o dialogare, tantomeno il prossimo anno…

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