Economia

Industria: crisi non va in vacanza. A luglio 131 tavoli


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Tavolo con Ministro Clini Ilva e Questione Taranto (fonte image: lettera43.it; tutti i diritti riservati@)

Roma – ANCHE quest’anno la crisi non va in vacanza. Agosto è alle porte e come ogni anno, tra qualche giorno, le attività ministeriali si fermeranno per riprendere a settembre. Una pausa estiva che, nell’attuale situazione di crisi economica e sociale, per centinaia di migliaia di lavoratori i cui destini occupazionali sono appesi ad un filo non fa altro che prolungare l’attesa estenuante di una soluzione.

A luglio 2012 sale a 131 il numero delle vertenze che vengono discusse con maggiore frequenza al Ministero dello Sviluppo Economico (erano 109 a gennaio 2011) per un totale di 163.152 lavoratori coinvolti (135.839 a gennaio 2011), secondo i dati dello stesso MISE. Cifre che crescono vertiginosamente, è indispensabile ricordarlo, se si considerano gli innumerevoli altri casi di crisi aziendali non ancora giunte al Ministero, ma già avviate a livello territoriale che contribuiscono a mettere in ginocchio il tessuto industriale ed occupazionale di intere Regioni. Per questo occorre risolvere, al più presto i singoli casi di crisi presenti a partire dai Tavoli aperti al Ministero dello sviluppo economico, che avverte la CGIL “non possono concludersi con il solo intervento degli ammortizzatori sociali”.

Sono tante, troppe, le crisi industriali che in lungo e in largo attraversano tutto lo stivale, dal 2009 ad oggi oltre 30mila imprese hanno chiuso i cancelli lasciando a casa intere famiglie. Siamo ormai al quarto anno di Cassa integrazione, un ammortizzatore sociale del quale ad oggi usufruiscono circa 500mila lavoratori che, in media, hanno visto diminuire il proprio reddito di circa 4mila euro. Dunque, un quadro decisamente preoccupante quello che si è delineato in Italia sotto tutti i punti di vista e che rende necessario e urgente, come ribadito sempre più spesso in questi mesi dalla CGIL “un disegno di politica industriale con al centro gli investimenti e l’innovazione” senza il quale “c’è solo il perdurare della recessione”. Il Governo deve cambiare rotta e indirizzarla verso lo sviluppo e la crescita, ossia verso la creazione di lavoro, che rimane la vera emergenza del paese. Al contrario tutti i provvedimenti varati fin’ora dall’esecutivo basati su tagli lineari non hanno fatto altro che colpire lavoratori, giovani e pensionati, ossia quelle persone già messe a dura prova dalla crisi economica. Per la CGIL infatti “il decreto sviluppo non è all’altezza della gravità della crisi, serve un deciso cambio di rotta, in netto contrasto con le politiche rigoriste e recessive fin qui adottate”.

L’Italia della crisi. A tanti di noi capiterà di recarsi in vacanza proprio nei luoghi delle maggiori vertenze simbolo di questa crisi, luoghi che sono stati e sono tutt’ora scenario di accese proteste portate avanti da lavoratori e sindacati. Basti pensare alla Sicilia con la FIAT di Termini Imerese, o alla Sardegna e in particolare alla zona del Sulcis fortemente martoriata dalla crisi con gli stabilimenti Alcoa ed Eurallumina di Portovesme, alle province di Matera, Bari e Taranto con la profonda crisi che sta investendo il distretto del mobile imbottito e ancora la Campania con la difficile vicenda Fincantieri di Castellammare di Stabia e protagonista a Napoli il 2 luglio scorso di una importante manifestazione unitaria che ha voluto porre l’attenzione sulla drammatica situazione in cui versa la regione. Ma la crisi industriale non risparmia nessuno e morde anche al Centro e al Nord della penisola colpendo le imprese di elettrodomestici in Umbria, nelle Marche e in Friuli, o il distretto della ceramica e le industrie tessili della Toscana passando per la Vinyls di Porto Marghera.

Di seguito alcune delle maggiori crisi industriali che aspettano ormai da troppo tempo una soluzione e che coinvolgono un grandissimo numero di lavoratori.

Elettrodomestici:
A.Merloni – La vertenza è ancora aperta dopo la cessione dei tre stabilimenti del ‘bianco’ (Umbria e Marche) all’imprenditore Giovanni Porcarelli della Qs Group che si è reso disponibile a riassumere solo 700 lavoratori alla J&P. Rimane da risolvere il nodo dei restanti lavoratori mettendo in pratica quando deciso con l’accordo di programma per garantire un futuro occupazionale a chi non è rientrato in azienda.

Per gli oltre 600 lavoratori del sito di Nocera Umbra si è fatto ricorso alla Cassa integrazione per cessazione delle attività con una durata di un anno prorogabile per altri 6 mesi.

Electrolux – Il piano sociale dell’Elettrolux che prevedeva 30mln di euro per esodi incentivati, agevolazioni di part time, autoimprenditorialirà, riqualificazione, ricollocazione e reindustrializzazione per evitare circa 800 licenziamenti negli stabilimenti di Porcia (PN) e Susegana (TV), è rimasto sulla carta. Ad oggi, infatti, l’unico strumento utilizzato è stato quello dell’esodo incentivato. In totale sono 230 le persone uscite dalle due fabbriche, mentre i restanti 500 lavoratori in esubero e da ricollocare sono in CIGS a rotazione. I sindacati temono che il rallentamento dell’utilizzo degli strumenti per la gestione degli esuberi provochi una situazione drammatica alla fine del periodo coperto dagli ammortizzatori sociali.


Indesit
– Annunciata la chiusura del sito di None (Piemonte) per trasferire la produzione di lavastoviglie in Polonia. Si tratta della terza chiusura in pochi mesi, dopo Brembate e Refrontolo. In bilico ci sono 360 lavoratori per i quali la Cassa integrazione è in scadenza. I sindacati chiedono al Governo di aprire un tavolo sulla vicenda. Operai in stato di agitazione.

Omim – La Drahtzug Stein Omim, produttrice di elementi per elettrodomestici di grandi marche, dà lavoro a 200 persone. Per quanto riguarda lo stabilimento di San Donà, la proprietà vuole trasferire un reparto nell’altra sede italiana di Casale Monferrato mettendo a rischio 36 dipendenti. La vertenza è in discussione al Ministero.

Chimica.
Eni – E’ stato raggiunto l’accordo tra Eni e sindacati sull’annunciata fermata degli impianti di Gela (Sicilia). Due delle tre linee di produzione della raffineria sono ferme dal 10 maggio, per 10 mesi e 400 lavoratori (non più 500) sono in Cassa integrazione a rotazione, dove possibile. Lo stop riguarda la linea 1 (Topping 1 – Coking 1) e la 3 (Vacuum – Fcc). I sindacati hanno istituito una Commissione per vigilare sul futuro dell’occupazione e sugli investimenti annunciati da Eni. Infatti, nell’accordo sono stati confermati gli investimenti per 480 milioni di euro nel quadriennio 2012-2015.


Evotape
– La Evotape, azienda di Santi Cosma e Damiano in Piemonte ha licenziato 130 persone e dichiarato il fallimento. Ora il curatore si è detto favorevole ad un prolungamento della Cassa in deroga ma si attende la convocazione da parte della regione.

Nuova Pansac – Si cercano acquirenti per salvare l’azienda, 735 lavoratori in CIG straordinaria per tutta la durata dell’amministrazione straordinaria, con la mobilità accessibile solo su base volontaria. Intanto si attende un bando di vendita per trovare acquirenti seri che rilancino l’azienda acquisendo tutto o buona parte del Gruppo.

Vinyls – I 150 lavoratori del sito di Porto Marghera attendono ancora la cessione di ramo d’azienda e la riconversione industriale ad opera dell’Oleificio Medio Piave per la produzione di olii vegetali, farine e biodiesel. Tale operazione consentirebbe ai lavoratori ai quali il 9 giugno scorso è terminata la Cassa integrazione e per i quali è stata chiesta una proroga al Ministero del Lavoro, di ricominciare a percepire uno stipendio. I sindacati chiedono la convocazione di un tavolo ministeriale per concludere definitivamente la compravendita.


Basell
– Prosegue la trattativa per l’acquisto e il rilancio dell’area di proprietà della Basell a Terni da parte di TerniResearch. Intanto, il 30 giugno sono usciti dallo stabilimento gli ultimi lavoratori per i quali dal 1° luglio è scattata la mobilità. In totale sono 70 i lavoratori rimasti senza occupazione.


Farmaceutica

Corden Pharma – La Corden Pharma di Sermoneta (Lazio) ha confermato i 179 esuberi che dovranno lasciare il posto di lavoro entro l’agosto del 2013, passando così da 700 a 500 lavoratori a regime. I sindacati stanno lavorando per trovare un accordo che comprenda ammortizzatori sociali e percorsi di accompagnamento alla pensione o di buona uscita.

Pfizer – Dopo l’annuncio dell’apertura delle procedure di mobilità per 83 lavoratori nello stabilimento di Ascoli Piceno, su un totale di 576 addetti, il colosso farmaceutico Pfizer ha richiesto al Ministero l’attivazione della CIGS per 78 dipendenti della fabbrica marchigiana per 2 anni, scongiurando per il momento l’ipotesi di mobilità annunciata nei giorni scorsi. Tuttavia la Pfizer intende investire nella fabbrica marchigiana altri 13 milioni di euro nel 2012. I sindacati chiedono chiarezza nelle strategie del gruppo.

Sigma Tau – La vertenza è ancora in cerca di una soluzione poiché l’azienda non ha ancora presentato il nuovo piano industriale, ma solamente quello di ridimensionamento. Intanto nello stabilimento di Pomezia (Lazio) è stata raggiunta a febbraio una intesa sulla Cassa integrazione che coinvolge circa 400 lavoratori.

Metallurgico/siderurgico:
Eurallumina – Si attende una svolta nella vicenda dello stabilimento sardo di Portovesme per quanto riguarda la realizzazione degli investimenti utili alla riduzione dei costi dell’energia, condizione necessaria per permettere ai 530 lavoratori tra diretti e indiretti di passare dalla Cassa integrazione in deroga a quella straordinaria per ristrutturazione, aprendo così una prospettiva occupazionale per gli operai. I maggiori nodi da sciogliere sono quelli riguardanti la produzione di vapore, il piano per la riattivazione degli impianti e gli investimenti.

Alcoa – Dopo il ritiro delle annunciate procedure di mobilità con l’accordo raggiunto il 27 marzo scorso, si è aperto un percorso per la possibile cessione ad altre società dello stabilimento Alcoa di Portovesme. Nella vicenda che riguarda circa mille lavoratori tra diretti e dell’indotto, tra i nodi da sciogliere affinchè possa avvenire la cessione dell’attività ci sono anche i costi delle bonifiche ambientali e quelli dell’energia, oltre alle garanzie occupazionali.

Lucchini – Attualmente alle acciaierie Lucchini della Severstal per i 1.943 lavoratori si è fatto ricorso ai contratti di solidarietà per 12 mesi. I dipendenti lavorano in media 28 ore settimanali, in alcuni casi limite si arriva a 24. L’80% delle 12 ore non lavorate viene integrato dall’Inps e anticipato in busta paga dall’azienda. Per quanto riguarda l’altoforno di Piombino l’azienda ha annunciato la fermata per tutto il mese di agosto e una più breve a dicembre, che con molta probabilità significherà l’apertura della CIG. Anche in questo caso le criticità sono relative agli effetti finanziari e industriali.

Industria: crisi non va in vacanza. A luglio 131 tavoli ultima modifica: 2012-07-30T13:37:58+00:00 da Redazione



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