Le dimissioni di Samuele Ciambriello dalla segreteria provinciale del Partito Democratico sono molto più di un gesto personale. Sono il primo atto politico che certifica come le elezioni provinciali abbiano lasciato ferite ancora aperte dentro il Pd sannita. Ferite che adesso rischiano di trasformarsi in una resa dei conti.
L’assessore comunale di Bucciano lascia con una lunga lettera nella quale non concede attenuanti. Quello consumatosi nella partita per la Rocca dei Rettori, scrive, non è stato un incidente di percorso, ma “la certificazione di una crisi profonda, culturale prima ancora che organizzativa”. Il bersaglio è il comportamento dei consiglieri comunali del Pd di Benevento che hanno scelto di sostenere Cataudo, candidato del centrodestra, in aperta contraddizione – secondo Ciambriello – con il documento approvato dalla Direzione provinciale che impegnava il partito a sostenere il centrosinistra e il campo progressista.
La sua ricostruzione è impietosa. Parla di una scelta che ha mortificato gli organismi dirigenti, compromesso la credibilità del Pd e messo in difficoltà anche il lavoro politico che il segretario regionale Piero De Luca sta portando avanti in Campania. Fino a richiamare la celebre domanda latina: Cui prodest? A chi è servita questa operazione?
Non è soltanto una polemica interna. È la fotografia di un partito che, dopo il voto delle Provinciali, deve ancora spiegare quale sia la propria linea politica.
Perché la contraddizione è tutta qui. Se il documento del Pd indicava il campo progressista come approdo naturale, perché una parte dei suoi amministratori ha finito per sostenere il candidato del centrodestra? È stata una scelta esclusivamente locale o il segnale di un diverso riposizionamento politico?
Ciambriello, nel suo ragionamento, inserisce anche un passaggio che merita attenzione. Scrive che si poteva contestare Clemente Mastella, si poteva persino scegliere di non convergere su un determinato candidato, ma non si sarebbe dovuto oltrepassare il confine del voto al centrodestra. Un’affermazione che, indirettamente, rimette il sindaco di Benevento al centro del quadro politico sannita.
Ed è proprio questo il punto destinato a pesare nelle prossime settimane.
Le Provinciali, anche in virtù delle astensioni del Psi e di Avs, hanno prodotto una geografia politica diversa da quella raccontata fino a pochi mesi fa. Gli schieramenti tradizionali si sono confusi, gli steccati sono saltati e il Pd è finito diviso proprio sulla scelta che avrebbe dovuto definirne l’identità.
Le dimissioni di Ciambriello, unite alla richiesta di azzerare l’intera segreteria provinciale, sono il primo effetto visibile di quella frattura. Ma probabilmente non saranno l’ultimo.
Perché la questione vera non riguarda più soltanto chi ha votato Cataudo o chi ha sostenuto Giuseppe Ruggiero. La domanda politica è un’altra, ed è destinata ad accompagnare il centrosinistra sannita fino alle prossime scadenze elettorali, Regionali comprese.
Il voto delle Provinciali è stato soltanto una rottura interna al Pd oppure ha rappresentato il passaggio che chiude definitivamente la stagione dello scontro con Mastella? In altre parole, dietro quella vicenda si intravede già il tentativo di ricostruire un’intesa con il sindaco di Benevento? Se fosse così, le Provinciali non sarebbero state la fine di una partita, ma l’inizio di una nuova fase politica. E, forse, il primo mattone di un cantiere destinato a incidere anche sugli equilibri per Palazzo Santa Lucia.
A cura di Maurizio Varriano.



