Non ci sarebbero elementi nuovi tali da giustificare una revisione del processo sul delitto di Garlasco. È questa la posizione espressa dalla criminologa e psicologa forense Roberta Bruzzone, intervenuta in un’intervista rilasciata alla direttrice Tiziana Ciavardini per Speciale TG Nera, in onda su Canale 122.
Nel corso dell’intervista, Bruzzone ha ripercorso alcuni dei più noti casi di cronaca nera italiana nei quali ha operato come consulente tecnico di parte, dalle vicende di Avetrana alla strage di Erba, fino all’omicidio di Pierina Paganelli, soffermandosi poi sul caso di Garlasco.
Rispondendo a una domanda sulla possibilità di riaprire il processo, la criminologa ha escluso che vi siano i presupposti per mettere in discussione la condanna definitiva di Alberto Stasi.
«L’elemento che condanna Stasi è l’assenza, a parte una serie di menzogne che racconta negli interrogatori, che lui rende sia inizialmente a sommarie informazioni che poi successivamente… Ma soprattutto la totale assenza del suo passaggio sulla scena al momento in cui lui sostiene di aver ritrovato il corpo della povera Chiara.
Quindi lo Stasi scopritore, secondo la sentenza che poi lo condannerà in via definitiva, non esiste. Il RIS di Cagliari peraltro ha fatto un lavoro molto certosino, molto preciso, ma non è riuscito a trovare nessun elemento che potesse collocare Alberto Stasi sulla scena al momento della scoperta del corpo.
Fatalità cosa altro evidenzia però, sia quella consulenza ma anche quelle precedenti? Che il percorso che Stasi racconta di aver fatto nell’abitazione al momento della scoperta del corpo, fatalità coincide perfettamente col percorso dell’impronta a pallini, quindi quelle dell’assassino. Quindi obiettivamente, o è straordinariamente sfortunato, o quel giorno volava e il resto dei giorni ha smesso di farlo. Quindi obiettivamente io ad oggi non vedo nulla in grado di cambiare questo tipo di finale.»
La criminologa ha commentato anche i recenti accertamenti relativi ad Andrea Sempio, sostenendo che gli scritti e le conversazioni emerse delineerebbero un profilo psicologico segnato da forte disagio e preoccupazione per le accuse ricevute, ma che non avrebbero alcun valore confessori o rilevanza penale tali da modificare quanto stabilito dalle sentenze definitive.



